a cura di Anna Bono
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Emigreranno in Israele gli ultimi Falasha

In Etiopia, nella regione Amara, vive una comunità di religione ebraica, i Falasha, discendenti di ebrei convertiti al Cristianesimo dai missionari europei alla fine del XIX secolo e poi tornati all’Ebraismo. Che siano a pieno titolo ebrei è da sempre oggetto di discussione in Israele anche tra gli stessi israeliani di origine etiope. La questione è importante perché, quando nel 1948 è nato lo stato di Israele, si è stabilito che tutti gli ebrei del mondo avessero diritto all’aliyah, cioè a emigrare in Israele. Il pronunciamento di alcuni rabbini negli anni 70 del secolo scorso che hanno riconosciuto come ebrei i Falasha, benché discendenti di antenati convertiti per un certo periodo al Cristianesimo, ha consentito il rimpatrio di gran parte della comunità. Dall’inizio degli anni 80 del XX secolo, nell’arco di circa 10 anni, il Mossad ha organizzato delle missioni militari segrete grazie alle quali migliaia di Falasha sono stati trasportati in Sudan e da lì in aereo in patria. Le operazioni si sono concluse nel 1991 con voli direttamente dall’Etiopia. Restavano da trasferire circa 8.000 ebrei etiopi, ma il dibattito sul loro diritto all’aliyah è ripreso, forse anche perché la loro integrazione è stata tutt’altro che facile. Anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni, tuttora tra i Falasha si registrano tassi di disoccupazione e povertà elevatissimi. Finalmente il 12 ottobre scorso il governo ha approvato un piano per trasferire in Israele un primo gruppo di 2.000 etiopi ebrei. Pnina Tamano-Shata, il ministro dell’immigrazione di origine etiope di recente nomina, si è congratulata per la decisione e si è impegnata a portare in Israele il resto della comunità entro la fine del 2021.