Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Ranieri a cura di Ermes Dovico
IL PUNTO SULLA GUERRA

Donbass, avanzano i russi. Si attende l'offensiva ucraina

Ascolta la versione audio dell'articolo

Bakhmut è quasi interamente in mano russa. Non ci sono prove della mancanza di munizioni denunciata dal comandante della Wagner, Prigozhin. Oggi le celebrazioni per la vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale. Intanto i russi attendono la controffensiva ucraina, su cui pure permangono dubbi.

Esteri 09_05_2023
Soldati ucraini a Bakhmut

Le truppe ucraine che difendono gli ultimi due rioni della città sotto il loro controllo alla periferia ovest a Bakhmut sono sotto “costante” bombardamento dei russi e non c’è alcuna prova della mancanza di munizioni denunciata dal capo della Wagner, Yevgeny Prigozhin. Lo ha rivelato il tenente colonnello Ihor Shepetin, comandante di un battaglione ucraino impegnato nella difesa della città dell’est del Paese: “Il nemico sta cercando di portare a termine questi attacchi 24 ore su 24, 7 giorni su 7... Non abbiamo notato che hanno una carenza di munizioni, come sostengono. Penso che sia il contrario. L’intensità dei bombardamenti sta aumentando”. Dello stesso parere anche il colonnello Serhii Cherevatyi, portavoce del raggruppamento orientale delle forze armate ucraine, che in una intervista alla Tv ucraina ha dichiarato che “ai russi non mancano le munizioni, questo non è assolutamente vero”. Secondo Cherevatyi, le posizioni ucraine sono state bombardate oltre 400 volte nelle ultime 24 ore e le truppe nemiche usano “oltre 25 mila colpi al giorno” in media intorno a Bakhmut, Lyman e Kupyansk, le aree più calde del fronte del Donbass tra le regioni di Lugansk e Donetsk.

Evgheny Prigozhin, fondatore e capo della compagnia militare privata Wagner e protagonista di infuocati proclami contro i vertici militari russi, aveva minacciato di ritirare i suoi uomini da Bakhmut il 10 maggio se non avesse ricevuto i rifornimenti di munizioni per artiglieria chiesti allo stato maggiore russo ma forniti da inizio maggio solo per il 10% delle necessità e la cui carenza avrebbe determinato un numero maggiore di perdite. Nonostante i duri toni utilizzati ancora una volta contro i vertici militari di Mosca (toni che restano impuniti nonostante chiunque critichi la cosiddetta Operazione Militare Speciale o la sua gestione venga invece condannato al carcere dalla legge russa per aver “infangato le forze armate”), quella di Prigozhin era verosimilmente l’ennesima “sceneggiata” tesa ad acquisire visibilità per sé stesso e per la Wagner alla vigilia della fatidica data del 9 maggio in cui le celebrazioni dell’anniversario della vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale avranno inevitabili riflessi sul conflitto in corso.

Del resto, le carenze di munizioni non si sono avvertite negli ultimi giorni che hanno visto gli uomini della Wagner cacciare gli ucraini da diverse aree occidentali di Bakhmut lasciando alle forze di Kiev meno di 2,5 chilometri quadrati di area urbana. La polemica sollevata da Prigozhin ha offerto margini di visibilità anche al leader ceceno Ramzan Kadyrov che aveva garantito l’invio dei suoi reparti “Akhmat” per rimpiazzare i contractors della Wagner. Il 7 maggio però Prigozhin è tornato sui suoi passi annunciando che la Wagner resterà a Bakhmut dopo aver ricevuto, dallo stato maggiore russo, garanzie sulla fornitura delle munizioni richieste. In ogni caso la situazione per le truppe di Kiev a Bakhmut (Artemovsk per i russi) è disperata, con ormai quasi tutta la città in mano ai russi. Gli ultimi dati forniti evidenziano solo due aree urbane (subissate da un fuoco infernale di artiglieria come mostrano le immagini raccolte dai droni) ancora in mano agli ucraini pari a meno del 3% dell’area urbana. Le forze di Kiev versano in condizioni analoghe anche a Marynka e Andiivka, altri capisaldi della seconda linea di difesa del Donbass che sembra in procinto di crollare.

Forse, anche alla luce di queste valutazioni, Kiev ha annunciato ieri pomeriggio che circa 100.000 soldati russi sono morti nella battaglia di Bakhmut, nell’Ucraina orientale, come ha affermato lo stesso portavoce Cherevatyi precisando che si tratta di “calcoli approssimativi” addirittura per difetto. Un numero inverosimile anche per gli standard solitamente sopra le righe della propaganda ucraina: basti pensare che lo stato maggiore di Kiev ha reso noto ieri che dal 24 febbraio 2022 le perdite russe sarebbero pari a 194.970 militari uccisi. Un numero non credibile, ma ancora meno lo è attribuire oltre la metà delle perdite totali alla sola battaglia di Bakhmut.

Gli eccessi propagandistici potrebbero puntare a rendere meno amara la sconfitta nella regione di Donetsk che appare ormai imminente, a meno che il più volte annunciato contrattacco ucraino non rovesci la situazione. Una controffensiva ostacolata finora anche dalle condizioni ambientali (pioggia e fango) ma pure dalla carenza di truppe addestrate e di munizioni, specie dopo i devastanti attacchi condotti dai russi con missili e bombe guidate sui grandi depositi di munizioni delle retrovie di Donetsk, a Kramatorsk e nelle due stazioni ferroviarie di Pavlohrad dove sarebbero andate distrutte (secondo fonti russe) centinaia di tonnellate di missili, razzi, mine e carburante e spazzando via un intero battaglione di truppe ucraine. Dettagli anche in questo caso difficili da appurare, ma gli ultimi due giorni hanno visto attacchi senza precedenti di droni e missili russi sui depositi e magazzini di armi e munizioni ucraini nelle retrovie per indebolire le capacità del nemico di contrattaccare ma anche di difendersi con efficacia.

In attesa di misurare la portata dell’annunciata controffensiva restano le incertezze sul settore in cui potrebbe venire scatenata. Fonti russe hanno infatti segnalato concentramenti di forze nemiche nell’area di Siversk, a nord di Bakhmut, mentre altre forze si preparerebbero ad attaccare il fronte russo nella regione di Zaporizhia con l’obiettivo di raggiungere Melitopol, Mariupol e il Mare d’Azov spezzando in due il territorio ucraino in mano ai russi e minacciando la Crimea. Un obiettivo più volte preannunciato da Kiev che ha visto nei giorni scorsi forse un primo attacco o più probabilmente una ricognizione in forze ucraina a sud di Orekhov.

Benché l’attacco ucraino sia stato respinto dopo aspri combattimenti, i russi sembrano convinti che stia per scatenarsi una pesante offensiva nemica in questo settore dove da settimane costruiscono fortificazioni e linee difensive e da dove hanno iniziato a evacuare i civili dalle cittadine più vicine alla prima linea. Altre valutazioni riprese anche da un recente articolo del Washington Post (che non nasconde dubbi e perplessità circa la controffensiva ucraina) ipotizzano un attacco duplice da Zaporizhia e da Kherson, con un complicato attraversamento ucraino in forze del Dnepr, per puntare da due direzioni sulla Crimea. Oppure un attacco a nord, nel settore di Kupyansk, teso a riconquistare la regione di Lugansk.