• IL PUNTO IN EUROPA

Dalla Svizzera al Regno Unito, ancora battaglia per le Messe

In diversi Paesi europei proseguono le iniziative dei fedeli per chiedere che venga rispettata la libertà di culto in tempi di Covid. Differente l’atteggiamento dei vari governi. Negli ultimi giorni, grazie anche a denunce e ricorsi, sono arrivati buoni segnali da Spagna, Francia e Regno Unito. Rimane molto dura la situazione in Belgio, Irlanda del Nord e Svizzera.

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Buone notizie nella battaglia per la libertà della Messa, ma non per tutti. Non per tutti i governi europei è lecito il bisogno dei cittadini di poter varcare con la propria comunità le porte delle chiese per partecipare all’evento che cambia il mondo, la celebrazione eucaristica. La scusa è sempre quella delle restrizioni sanitarie causate dal Covid-19, argomenti sempre più ridicoli viste le diffuse aperture e liberalizzazioni in Europa per tutti gli esercizi commerciali e le attività ludiche. In realtà ci si vuole tutti e solo uomini consumatori, prede di interessi economici e sradicati da quell’unico “Tu” che ci costituisce. Buoni segnali in Spagna, Francia e Regno Unito, battaglia dura in Belgio, Svizzera e Irlanda del Nord. La Madonna e san Giuseppe ci proteggano.

La Spagna in questi giorni ha deciso le nuove normative per le festività natalizie e una delle novità del regolamento natalizio rispetto al recente passato è l’estensione del coprifuoco della vigilia di Natale all’1:30, che permetterà ai credenti di partecipare alle Messe di mezzanotte per celebrare la nascita di Gesù. La notizia è stata accolta con sollievo dalla Conferenza episcopale, che temeva che il limite delle ore 00:00 avrebbe provocato maggiori tensioni nei rapporti con il governo sulla Messa della vigilia di Natale, una delle più importanti del calendario cattolico. Quello che i cattolici non possono o non dovrebbero fare nelle “cerimonie religiose in spazi chiusi” è cantare gli inni di Natale, o baciare immagini o statue del Bambinello. La lettera del Dipartimento della Salute sottolinea che i riti religiosi “seguiranno le regole di seduta stabilite in ogni comunità e città autonoma”, che sono quelle che segnano le restrizioni in ogni territorio.

Linea rispettosa della libertà di culto dei cristiani anche in Norvegia, dove il primo ministro Erna Solberg ha mantenuto le restrizioni che limitano le famiglie a non ospitare più di cinque ospiti esterni negli incontri e banchetti natalizi, ma ha concesso di raddoppiarne il numero (sino a 10 ospiti) nei giorni di Natale. Chiese aperte e distanziamento obbligatorio. Un segnale positivo proprio per i cristiani che vivono una fede radicata nella comunità e nelle relazioni sociali, non certo nel cantuccio privatistico, come pretenderebbero i nuovi padroni del mondo.

In Svizzera, dove la Chiesa Cattolica lamenta un impressionante calo dei fedeli, a riprova che non è la resa alla mentalità mondana che evangelizza, la Corte di Ginevra nei giorni scorsi ha dato ragione alle chiese cristiane che chiedevano la riapertura al pubblico delle celebrazioni. La Corte Costituzionale del Cantone di Ginevra ha sospeso il divieto totale di celebrare funzioni ed eventi religiosi a Ginevra, ma è ovvio che l’impatto positivo si estenderà a tutto il territorio confederato. Il tribunale non ha ancora deciso se il divieto sia una violazione del diritto alla libertà di religione, dopo che un gruppo di cittadini preoccupati ha presentato un’impugnazione legale contro di esso. La sospensione dei divieti non è una decisione definitiva, ma indica che il divieto non è proporzionato e significa che le funzioni e le riunioni religiose sono ora consentite fino a quando non sarà emessa una sentenza definitiva.

Il divieto delle celebrazioni religiose è comunque riconosciuto come una grave violazione dei diritti fondamentali che la Svizzera si impegna a tutelare in diversi accordi internazionali in materia di diritti umani. Favorire gli esercizi commerciali rispetto alle funzioni religiose non solo è discriminatorio, ma ignora la solida protezione che esiste nel diritto nazionale e internazionale per la libertà religiosa. Il divieto totale di Ginevra era valido per tutti gli incontri religiosi, tranne i piccoli funerali e i matrimoni. Nei prossimi giorni dovrebbe essere emessa la sentenza definitiva.

Male, molto male invece il governo dell’Irlanda del Nord, dove da fine novembre le chiese possono celebrare solo matrimoni e funerali con un massimo di 25 persone presenti. Decisione presa senza alcun dato scientifico che provi quanto e come le celebrazioni nelle chiese diffondano il virus. Ovviamente, il dio Bacco si può continuare ad onorare, e infatti le enoteche possono rimanere aperte fino alle otto di sera circa. Quindi l’alcol è essenziale, ma l’incontro con Dio no. Le settimane di chiusura totale delle chiese per le celebrazioni religiose terminano il 12 dicembre; le chiese per ora sono aperte solo per la preghiera individuale e le funzioni da “drive-in”, ma in questi giorni il clima è diventato incandescente e il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) sta preparando un’azione penale per la presunta violazione delle restrizioni da Covid-19 da parte di una chiesa battista della contea di Armagh. Il caso riguarda la chiesa battista di Tandragee, dove circa 80 persone potrebbero aver partecipato alla funzione religiosa. Il pastore David Patterson non è per nulla intimorito da polizia e giudici, e ha ribadito sui giornali che il “culto pubblico di Dio non deve essere messo da parte da nessun potere terreno, né trascurato dal vero popolo di Dio”.

Nel resto del Regno Unito, dopo che un enorme numero di leader religiosi di tutte le confessioni cristiane e non cristiane avevano sporto denuncia contro il governo nelle scorse settimane, il 10 dicembre l’esecutivo ha emesso nuove linee guida che consentono, nel rispetto delle norme sanitarie di base (mascherine, igienizzazione etc.), la ripresa delle celebrazioni religiose purché ci sia una distanza tra i fedeli di 2 metri quadrati e comunque in modo che ci si possa accomodare in sicurezza. Sono consentiti gli inni e i canti religiosi. Una vittoria per la Messa e per la libertà religiosa che la Chiesa di Inghilterra ha voluto ‘celebrare’, dando la piena disponibilità al governo e al servizio sanitario pubblico nel collaborare, anche attraverso l’uso delle proprie strutture, alla vaccinazione dei cittadini.

In Francia, al momento, le nuove regolamentazioni sembrano soddisfare fedeli e governo, in attesa delle nuove decisioni condivise che verranno prese in vista delle celebrazioni natalizie.

In Belgio, dopo la chiusura totale decisa dall’esecutivo sino al prossimo 15 gennaio, un gruppo di fedeli cattolici ha denunciato il governo per le restrizioni verso la libertà di culto. A seguito di un decreto ministeriale del 29 novembre, i circa 6,5 milioni di cattolici del Paese saranno obbligati a celebrare il Natale in casa. Oltre ad un gruppo di laici, anche singole parrocchie (insieme al parroco e ad uno o più parrocchiani) intenteranno la causa, con la prospettiva di accrescere il numero di cause e indurre tribunali e governo a riconoscere il diritto di culto cristiano e cattolico, ma allo stesso tempo di tutti i credenti di qualunque religione.

Le denunce presentate in Belgio durante questa settimana potrebbero essere decise prima di Natale, nella speranza di liberare la Messa e la celebrazione della Nascita di Gesù. Una lettera aperta al primo ministro belga, scritta dopo il decreto del 29 novembre e pubblicata sul sito web “Per la Messa”, è stata già firmata da più di 10.000 persone. Nel testo si ricorda che mentre i fedeli sono privati di ciò che “hanno di più caro”, Gesù Cristo, ogni persona può continuare liberamente a frequentare centri commerciali, piscine e musei. Cosa c’è di più essenziale per l’uomo? Le compere natalizie, che aiutano l’economia ma ci riducono a uomo consumista, o la libertà di culto e la Messa che ci riporta alla nostra vera e unica essenza di persona umana e al senso religioso del nostro “io”, anzi all’incontro reale con quel “Tu” che ci fa esser “io”?

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