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NON È RAZZISMO

Dalla parte di Nordio: esistono culture che odiano le donne

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Femminicidi, Carlo Nordio ritiene che la radice del problema sia nell'educazione e che "ci sono etnie" che hanno una "diversa sensibilità" sulle donne. Per questo è accusato di razzismo. Ma ha ragione.

Politica 05_04_2025
Carlo Nordio (La Presse)

Il Ministero dell’Interno ha appena pubblicato un rapporto sul numero di omicidi volontari commessi nel primo trimestre del 2025. I dati rivelano una consistente diminuzione di casi: sia in assoluto – il numero totale di omicidi – sia per quanto riguarda i cosiddetti femminicidi, ovvero le donne uccise in ambito famigliare o comunque da partner ed ex partner.

«Analizzando – si legge nel documento – gli omicidi del periodo sopra indicato, rispetto a quelli commessi nell’analogo periodo dell’anno precedente, emerge che il numero degli eventi è in diminuzione, da 80 a 57 (-29%), come pure è in calo il numero delle vittime di genere femminile, che da 26 scendono a 17 (-35%). I delitti commessi in ambito familiare/affettivo, fanno rilevare un decremento sia nel numero di eventi da 38 a 25 (-34%), che nel numero delle vittime di genere femminile che da 23 passano a 14 (-39%)».

Ci si aspettava che la buona notizia fosse accolta e commentata con soddisfazione e seppur cauto ottimismo. Qualcuno avrebbe potuto cogliere l’occasione anche per rimarcare il fatto, sempre praticamente inosservato, che in ambito familiare/affettivo vengono uccisi anche degli uomini, non solo delle donne, e non pochi. Nel primo trimestre del 2025 sono stati 11.  

Invece alcune osservazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio hanno fatto dimenticare dati e tendenze. Solo di questo si parla da quando sono state divulgate. Ai giornalisti che gli domandavano se il ministero avesse allo studio nuovi provvedimenti contro i femminicidi, Nordio ha risposto: «in questo momento no, perché abbiamo veramente fatto l'impossibile, sia come attività preventiva per incentivare il Codice rosso e accelerare i termini, sia nell’aspetto repressivo. Abbiamo addirittura introdotto il reato di femminicidio, cosa che ci è costata anche qualche critica. Purtroppo è una questione di educazione. C’è bisogno di un’attività a 360 gradi proprio educativa soprattutto nell’ambito delle famiglie dove si forma il software del bambino, che può essere un inizio per cambiare rotta».

Per spiegarsi meglio, ha aggiunto: «È illusorio che l'intervento penale, che già esiste e deve essere mantenuto per affermare l’autorità dello Stato, possa risolvere la situazione. Purtroppo il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti, che si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica, ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne (corsivo nostro, ndr)».

Si è trattato di un commento a margine, molto probabilmente dettato dalla crescente preoccupazione per le discriminazioni, per le violazioni delle libertà personali, per le violenze di cui tante donne immigrate sono vittime in Italia, che si verificano in diverse comunità di immigrati, specie da paesi asiatici e africani. Si teme inoltre, di questo il ministro è ben consapevole, che i comportamenti violenti e lesivi dei diritti delle donne denunciati siano solo la punta di un iceberg. Si ipotizza infatti che siano molti di più, difficili da individuare perché si verificano quasi sempre entro le pareti domestiche, tra persone che vivono in contesti in cui quei comportamenti sono giustificati, approvati da molti, se non da tutti, e in cui si rivendica il diritto di praticarli in quanto istituzioni nelle quali gli estranei non hanno diritto di interferire e, per chi è musulmano, in quanto prescrizioni religiose.  

Ma le parole di Nordio stanno suscitando critiche e accuse inaspettate di razzismo e persino di odio etnico. Eccone alcune. «Non si fermano col razzismo i femminicidi – hanno dichiarato i parlamentari PD della commissione bicamerale sui femminicidi – non si fermano agitando odio etnico, come ci pare faccia irresponsabilmente il ministro Nordio. Celando la questione del maschile tossico dietro a quella etnica. Le donne italiane vengono uccise nella stragrande maggioranza da uomini italiani che non accettano di essere lasciati. Una frase irricevibile e triste, quella del titolare del dicastero della Giustizia, per la quale chiediamo una netta, chiara presa di distanza da parte del governo e un impegno urgente sul piano della prevenzione». «Le parole di Nordio, secondo il quale alcune etnie hanno sensibilità diverse sulle donne, sono inaccettabili – ha commentato il capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga – quello di Nordio è un razzismo strisciante che emerge in tutto il suo fulgore, fuori luogo e fuori tempo: a quando il manifesto della razza?». «Sarebbe gravissimo – ha aggiunto – se la premier Meloni non prendesse le distanze da tali affermazioni». «Si diceva garantista invece era solo razzista – ha detto Riccardo Magi, segretario di +Europa – nel 2024 su 99 donne uccise, 83 è stato per mano di un uomo italiano e solo in 16 casi si è trattato di cittadini stranieri. Un ministro di un Paese normale si sarebbe già dimesso. Ma Nordio non è un ministro e l’Italia, che ha un ministro come Nordio, non è un Paese normale».

Eppure devono per forza avere “sensibilità” diverse dalla nostra nei confronti delle donne le persone, le comunità, le società che le sottomettono a istituzioni come il matrimonio combinato e forzato, il matrimonio infantile, il pagamento del “prezzo della sposa”, l’omicidio d’onore, le mutilazioni genitali femminili, il velo islamico, la parziale o totale segregazione chiamata harem.

Di questa diversa “sensibilità”, oltre tutto, non fa mistero chi la condivide e piuttosto ne va fiero. Tanto è affermata e rivendicata da aver indotto ad accettare con riserva la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che al suo primo articolo afferma: «tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti». Lo ha fatto, in parte proprio in relazione alla questione femminile, rispecchiando “diverse sensibilità”, chi appartiene a società che per tradizione non riconoscono l’esistenza di diritti universali e fanno invece derivare i diritti dallo status attribuito a ciascuno. Forse non tutti sanno, molto probabilmente non lo sanno i politici insorti contro Nordio, ma, conseguentemente, nel 1981, in alternativa alla Dichiarazione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948, l’Organizzazione dell’Unità Africana ha adottato la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, emendata solo nel 2003 con il Protocollo di Maputo che, nelle intenzioni, sancisce anche i diritti delle donne africane.

Quanto all’islam, nel 1990 l’Organizzazione della Conferenza Islamica ha approvato la Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’islam, che ammette la religione come unica fonte di legittimazione dei diritti elencati; e nel 1994 il Consiglio della Lega degli Stati Arabi ha a sua volta adottato la Carta araba dei diritti dell’uomo, così come sono concepiti dalla religione islamica.