Inghilterra, condanna di una pro-life aumenta tensioni con gli USA
Ascolta la versione audio dell'articolo
Ancora una condanna per violazione di una zona cuscinetto intorno a una clinica per aborti. È toccato all'italo-britannica Livia Tossici Bolt, ma dopo le recenti accuse del vice-presidente USA Vance a difesa della libertà di espressione, ci potrebbero essere ritorsioni da parte americana.

«La mia condanna ha gravi implicazioni per l'intero mondo occidentale». Queste le prime parole di Livia Tossici-Bolt, all’uscita il 4 aprile dal tribunale di Poole dopo essere stata dichiarata colpevole di aver violato una ‘zona cuscinetto’ intorno a una clinica per aborti. Ancora una volta teatro della vicenda è la cittadina di Bournemouth, nel sud-est dell’Inghilterra, dove già era stato arrestato Adam Smith-Connor: allora per una preghiera silenziosa, stavolta per l’esposizione di due fogli scritti a mano con su scritto “Qui per parlare se volete”. Ma dopo il recente discorso a Monaco del vice-presidente americano J.D. Vance che aveva sollevato proprio il caso di Adam Smith-Connor per accusare il governo britannico di repressione della libertà, la vicenda di Livia potrebbe avere ripercussioni nei rapporti fra i due Paesi.
Livia Tossici-Bolt, 64 anni, cittadina britannica e italiana, madre di tre figli, attivista cattolica pro-life e medico scienziato in pensione, è l'ultima vittima della legge sulla “zona cuscinetto” in Inghilterra. Il giudice Orla Austin, che ha presieduto il processo della durata di due giorni, ha ritenuto la dottoressa Tossici-Bolt colpevole di due capi d'accusa: violazione di un PSPO (Ordine di Protezione di un Luogo Pubblico) e «partecipazione a un atto di approvazione o disapprovazione, in relazione a questioni relative ai servizi di aborto». La dottoressa Tossici-Bolt è stata condannata a due anni di libertà vigilata e al pagamento di oltre 9.000 sterline delle 64.000 di spese processuali richieste dall'accusa.
Nel pronunciare la sentenza, il giudice ha detto della dottoressa Tossici-Bolt: «Non si rende conto che la sua presenza potrebbe avere un effetto dannoso sulle donne che frequentano la clinica, sui loro familiari, sul personale e sul pubblico». «Accetto – ha proseguito – che le sue convinzioni siano davvero sincere. Ma sebbene sia accettato che l'imputata abbia opinioni pro-vita, è importante notare che questo caso non riguarda i pro e i contro dell'aborto, ma se l'imputata abbia violato il PSPO».
Nel marzo 2023, Livia Tossici-Bolt è stata fermata dagli agenti municipali fuori dalla clinica BPAS a Bournemouth, nel Dorset. Gli agenti le hanno spiegato che trovarsi entro il limite legale di 150 metri dalla clinica previsto dal PSPO e tenere in mano un cartello che invitava a conversazioni consensuali costituiva una forma di protesta e quindi un atto criminale. Le è stato detto di rispettare le norme sulla "zona cuscinetto" e di allontanarsi dall'area.
L’attivista pro-life ha respinto l’accusa di aver infranto la legge e ha mantenuto la sua posizione. È stata perciò sanzionata con una multa di 100 sterline, ed essendosi rifiutata di pagarla, è stata perseguita penalmente. In tribunale si è dichiarata innocente dall'accusa ed è stata assistita dall'Alliance Defending Freedom International (ADF), un'organizzazione americana di giuristi cristiani che si batte per la libertà religiosa e il diritto di protesta.
«Questo è un giorno buio per la Gran Bretagna – ha detto la Tossici-Bolt leggendo una dichiarazione all’uscita del tribunale davanti a una folla di giornalisti -. Non stavo protestando né ho molestato o ostacolato nessuno. Tutto quello che ho fatto è stato offrire una conversazione consensuale in un luogo pubblico, come è mio diritto fondamentale, eppure questo tribunale mi ha dichiarato colpevole».
«Nel Regno Unito – ha proseguito - la libertà di espressione è in crisi. Che cosa è successo a questo Paese? Il Dipartimento di Stato americano ha fatto bene a interessarsi del mio caso, poiché ha gravi implicazioni per l'intero mondo occidentale. Continuerò a lottare per la libertà di parola, non solo per il mio bene, ma per il bene di tutti i miei concittadini. Se permettiamo che questo atto di censura diventi un precedente, nessuno potrà più sentirsi sicuro di potersi esprimere liberamente».
Adam Smith-Connor, il veterano dell'esercito citato dal vicepresidente Vance come esempio di vittima di abusi dei diritti fondamentali nel Regno Unito (qui la sua testimonianza alla Giornata della Bussola 2023), ha dichiarato alla Bussola che lui e molti altri davano per scontato che Livia sarebbe stata condannata: «Lo stesso giudice, nell'ottobre del 2024, mi ha condannato per aver pregato in silenzio. Ero in piedi dietro un albero, nascosto alla vista delle persone che utilizzavano la clinica, e mi sono stati dati due anni di libertà vigilata, oltre a essere stato obbligato a pagare più di 9.000 sterline di spese processuali, solo per aver detto qualche preghiera in silenzio», ha detto. Smith-Connor, che affronterà in luglio il processo di appello, fa anche notare che la condanna a pagare le costose spese processuali è un modo per aggirare il limite massimo di 1000 sterline previsto dalla legge come sanzione per la violazione di un PSPO, e creare così una ulteriore forma di deterrenza.
Isabel Vaughan-Spruce, la prima attivista pro-life a essere arrestata in Gran Bretagna per una preghiera silenziosa (qui il suo intervento alla Giornata della Bussola 2024) ha dichiarato alla Bussola di essere «profondamente rattristata dal fatto che una conversazione consensuale in strada sia stata criminalizzata da un tribunale britannico. È particolarmente frustrante che i nostri amici negli Stati Uniti abbiano cercato di aiutarci a capire i problemi legati alla censura mentre le nostre autorità sembrano determinate a distruggere le libertà della nostra nazione in nome della loro ideologia».
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ufficio del Primo Ministro britannico Keir Starmer. Il portavoce di Downing Street ha detto che è fondamentale che le donne che ricorrono all'aborto possano farlo «senza essere soggette a molestie o disagio», e che il diritto di protestare «non dia alle persone il diritto di molestare gli altri». Alla domanda se ci sia un problema con la libertà di parola nel Regno Unito, il portavoce del numero 10 ha risposto che il Regno Unito ha «una tradizione di libertà di espressione di cui va molto fiera da molti secoli, e ne siamo ancora orgogliosi oggi».
Quest’ultima è una chiara risposta in polemica con l’amministrazione degli Stati Uniti che, oltre al duro discorso di Vance già citato, si è interessata direttamente al caso di Livia Tossici-Bolt. Prima con una dichiarazione su X, lo scorso fine settimana, da parte dell’ufficio del Dipartimento di Stato americano che si occupa di Democrazia, Diritti Umani e Lavoro (DRL) in cui si afferma: «Stiamo monitorando il suo caso. È importante che il Regno Unito rispetti e protegga la libertà di espressione». E successivamente con la visita in Inghilterra di un alto funzionario dello stesso ufficio, Sam Samson, che ha incontrato la Tossici-Bolt e i rappresentanti dell’ADF per valutare la situazione.
Per alcuni esperti c’è ora il fondato timore che la rigidità del governo britannico nella tutela delle cliniche per l’aborto e il procedimento giudiziario contro Livia Tossici-Bolt possano peggiorare le già tese relazioni tra Regno Unito e Stati Uniti e, cosa ancora più importante per Londra, possano avere un impatto negativo sui negoziati commerciali con gli Stati Uniti. Un articolo del Telegraph riporta infatti che «una fonte statunitense ha persino suggerito che la disputa potrebbe far deragliare i negoziati con la Gran Bretagna sulle tariffe, sostenendo che non può esserci ‘libero scambio senza libertà di parola’».
Aborto e divieto di preghiera in Inghilterra, si gioca tutto in tribunale
Tre giorni di udienze e i migliori avvocati del Regno per riscuotere una multa da cento sterline: così il processo ad Adam Smith-Connor intentato dal Comune di Bournemouth diventa lo spartiacque nella lotta abortista contro la libertà religiosa e di pensiero.
Preghiera contro l’aborto, la polizia britannica paga per l’arresto ingiusto
Isabel Vaughan Spruce riceve 13mila sterline e le scuse in un accordo extragiudiziale per i due arresti subiti. Vittoria importante per i pro-life ma il nuovo governo laburista promette una nuova stretta.
- Inghilterra e scontri etnici; basta un commento per finire in galera, di Stefano Magni