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i venerdì della bussola

«Un Giubileo con la Sindone grazie all'ostensione diffusa»

Un sito per favorire la diffusione dell'immagine della Sindone e vivere il Giubileo con il Sacro lino. E' l'iniziativa a cui partecipa la sindonologa Emanuela Marinelli, ospite de I Venerdì della Bussola: «In 50 anni di studi ho visto numerose conversioni davanti a quel lenzuolo, ma i media hanno volutamente taciuto le nostre smentite della fake news del falso medioevale». 
Il VIDEO

Ecclesia 05_04_2025

«Come pellegrini siamo stati privati della visione diretta della Sindone, allora proponiamo l’ostensione diffusa, cioè un’esposizione di una copia del Sacro lino in tutte le chiese che lo chiederanno. C’è anche un sito apposito che è www.ostensionediffusa.it».

La nota sindonologa Emanuela Marinelli annuncia l’iniziativa di adorazione della Sindone legandola al Giubileo al termine della diretta dei Venerdì della Bussola dedicata proprio al Sacro lino conservato a Torino, condotta da Stefano Chiappalone e alla presenza anche di don Domenico Repice, anch’egli sindonologo e che con la Marinelli ha dato alle stampe “Contemplare la sindone papi vescovi e intellettuali davanti al sacro lino” (Ares).

«Siamo diventati una squadra di ostensori della Sindone – ha proseguito la studiosa, anch’essa firma della Bussola -, del resto il Giubileo non è neanche a metà strada e noi devoti della Sindone ci sentiamo un po’ come apostoli della sua diffusione».

Ai nostri microfoni, ha spiegato che «noi esponiamo copie davanti alle quali le comunità cristiane possono pregare, fare via crucis e si tratta di un risveglio di apostolato attraverso il santo volto che suscita la fede. Nei miei 50 anni di sindonologa ho assistito a conversioni grazie alla Sindone, il Signore si serve di questo semplice telo, di un supporto più che fragile per attirarci a sé».

Nel corso della diretta, Marinelli e Repice hanno raccontato dell’importanza di parlare ancora della Sindone, a maggior ragione nel corso della Quaresima e in vista della Pasqua, ribadendo come già fatto in altre occasioni, che tante leggende nere sorte su di essa devono essere smontate.

Come l’ormai arcinota questione della datazione al Carbonio 14 secondo la quale negli anni ’80 si affermò che la Sindone in realtà fosse un falso di epoca medioevale.

«Un falso scoop – ha detto la studiosa -. Il metodo del carbonio 14 misura in un reperto di origine organica animale o vegetale quanto carbonio radioattivo rimane di quello che l’animale o la pianta hanno assorbito durante la sua vita, perché dopo la morte diminuisce sempre più. In pratica: più un reperto è antico, meno carbonio radioattivo contiene. Quindi, il problema di questo metodo di ricerca, che pure resta valido, è legato al lino, che è un vegetale a contatto con l’ambiente e che, nel corso dei secoli, dopo tante traversie è stato alterato dalla presenza di rammendi di ritessitura, funghi e batteri che hanno creato una patina che ha falsato il tutto».

Per farsi comprendere, Marinelli ha fatto un esempio: «Se facessi un’analisi del sangue dopo aver mangiato un cannolo alla crema per cercare la glicemia, è chiaro che il campione analizzato sarebbe alterato, anche se il metodo utilizzato è valido».

Marinelli ha partecipato anche all’importante studio che smonta i risultati del C14 pubblicato dalla rivista scientifica Archeometry della Oxford University che «ha accettato la tesi della nostra smentita e ci ha insignito pure dell’attestato di merito perché il nostro è stato uno degli articoli più scaricati di quell’anno».

Dunque, la datazione al Carbonio 14 non è valida, ma questa notizia non ha circolato come doveva e soprattutto come invece aveva circolato la notizia del “falso medioevale”: «Quella notizia fece il giro del mondo, mentre questa notizia della smentita è rimasta nel segreto. E questo fatto ci pone davanti ad un’altra domanda: perché i mass media hanno bloccato questa notizia, perché non ci è stata detta la verità sulla smentita del C14? Mettiamo in pensione una volta per tutte il falsario medievale che non esiste!».

Anche Repice ha smontato molte fake news circolanti sulla Sindone. E ha ricordato che il primo riscontro sulla sua veridicità si trova proprio nei passi evangelici e nei loro commentatori: «Già dal medioevo abbiamo la diffusa attestazione del corredo funerario del Cristo, nei Canonici e nella letteratura apocrifa oltre che nei padri dove si commenta la presenza del corredo del lenzuolo, che ha avvolto il corpo come una prova dell’avvenuta Resurrezione: è assurdo pensare che i fantomatici ladri siano andati nel sepolcro e abbiano rubato il corpo di Gesù, ma prima si siano preoccupati di togliergli il lenzuolo».

Così è anche nella storia dell’arte dove la diffusione e la conoscenza della Sindone fin dal VI secolo soppianta quella che fino ad allora era l’iconografia codificata del Cristo in Gloria: «Nelle miniature antiche spesso c’è l’angelo che ha in mano il lenzuolo che fa vedere alle donne, oppure nel “Salterio di Utrecht” dove, commentando il sentiero della vita rappresenta la scene delle “mirrofore” che vanno al sepolcro e l’angelo mostra il sepolcro vuoto con l’involucro, cioè lenzuolo, svuotato del contenuto».  

Ed è un fatto che il tipo iconografico dell’“imago pietatis”, vale a dire del Cristo morto in Croce, cominci a diffondersi dopo che a Costantinopoli viene esposto il “Mandylon”, ossia la Sindone, che si è così diffusa influenzando tutta l’iconografia successiva dell’immagine del Cristo».

Anche dal IV secolo avviene un fenomeno simile, «infatti – ha aggiunto Marinelli – nei tre secoli precedenti non c’è perché la Sindone è nascosta a causa delle persecuzioni e perchè un lenzuolo funebre in ambito ebraico non si doveva esporre, perché era considerato impuro. E dopo che Costantino rende libero il culto, la Sindone diventa il modello per la raffigurazione di Cristo».

Infine, la luce e la creazione dell’immagine: «Una volta un bambino mi ha detto che è come se Gesù si fosse fatto un selfie – ha detto Marinelli -. Dal punto di vista chimico il lino si è ingiallito, non con una sostanza di apporto, è un ingiallimento profondo un quinto di millesimo di millimetro, è avvenuta una disidratazione della cellulosa che si può creare solo con una forte esposizione alla luce. Come un vecchio libro ingiallito che ha preso luce. Gli studi fatti dai fisici dell’Enea di Frascati, ci confermano la presenza di un fascio di luce pari a un laser a eccimeri in una posizione ortogonale. Un fatto unico, straordinario e inspiegabile che per noi credenti non crea problemi e che ci conferma l’impossibilità che un falsario medioevale fosse dotato di strumenti del genere».