• PECHINO E SANTA SEDE

Cina-Vaticano arresti e bufale per spingere l'accordo

Accordo imminente fra Cina e Vaticano. Si potrebbe firmare già entro Pasqua. Invece no, arriva la smentita dalla Sala Stampa Vaticana. Non c'è alcun accordo imminente, è solo una voce diffusa dalla stampa del regime cinese,  che vuol veder riconosciuti i propri vescovi. Intanto un vescovo "sotterraneo" (fedele al Papa) è stato arrestato.

Cina, cattolici in preghiera

Una giornata di voci, anticipazioni e smentite su un possibile accordo “imminente” fra il Vaticano e la Cina sulla nomina dei vescovi. A dir l’ultima parola è il portavoce della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke: “Posso affermare che non vi è alcuna firma ‘imminente’ di un accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”. Nel frattempo, mentre continuano le trattative, continuano anche le persecuzioni. Anzi, queste ultime si infittiscono, come sempre prima di una festività cristiana importante come la Pasqua.

La notizia dell’accordo imminente era stata data dalla stampa cinese ufficiale. Può dunque essere interpretata come una mossa politica. L’articolo è del Global Times (Huánqiú Shíbào), il tabloid prodotto dal quotidiano del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo. “I negoziati sono giunti alla loro fase finale – si leggeva nell’articolo – lo afferma il vescovo Guo Jincai della Conferenza dei Vescovi della Chiesa Cattolica in Cina (un vescovo ufficiale, ndr). Si prevede che l’accordo risolva la difficile questione della nomina dei vescovi, ‘così come problematiche di interesse comune di Pechino e della Santa Sede, quale la promozione della pace nel mondo’, ha detto il vescovo”. Il vescovo ufficiale, dichiarava al quotidiano comunista: “Se tutto procede come previsto, l’accordo dovrebbe essere firmato anche entro la fine di questo mese”, dunque entro oggi o domani al massimo. “La tempistica dipende da dettagli dell’accordo o questioni tecniche”. A onor del vero, il Global Times riportava anche un parere contrario, quello del ricercatore Wang Meixiu, dell’Accademia delle Scienze Sociali di Pechino: “Un accordo sui principi generali della nomina dei vescovi non sarà raggiunto, almeno finché le due parti non concordino un documento scritto, o un altro accordo a latere, sul riconoscimento di sette vescovi appoggiati dal governo cinese”. Sette vescovi, inclusi quelli scomunicati dalla Santa Sede.

La notizia che è passata, comunque, è quella dell’accordo imminente. Forse troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, è stata rilanciata da agenzie internazionali come la Agence France Presse, poi nella grande stampa francese e in quella anglofona. Alla fine è arrivata la secca smentita di Greg Burke: “Posso affermare che non vi è alcuna firma ‘imminente’ di un accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”, ha dichiarato. “Vorrei anche sottolineare che il Santo Padre Francesco rimane in costante contatto con i Suoi collaboratori sulle questioni cinesi e accompagna i passi del dialogo in corso”.

L’interesse di Pechino è quello di concludere in fretta l’accordo e soprattutto alle proprie condizioni. Come atto di affermazione del proprio potere, l’ultimo di una lunga serie, il regime ha fatto arrestare un altro vescovo “sotterraneo”, cioè fedele al Vaticano. La vittima è monsignor Vincenzo Guo Xijin, vescovo di Mindong (Fujian). E’ stato prelevato dalla polizia lunedì 26 marzo, assieme al cancelliere della diocesi, padre Xu. Secondo fonti dell’agenzia missionaria Asia News, il vescovo sarebbe stato sequestrato dopo essersi rifiutato di concelebrare durante queste feste pasquali con il vescovo illecito Zhan Silu. Che è, appunto, uno dei sette vescovi illeciti e scomunicati che attendono la riconciliazione con il Papa. Riconciliazione che non è ancora avvenuta, o comunque non è stata ufficializzata. Fra l’altro, proprio Vincenzo Guo Xijin l’anno scorso ha subito già un altro mese di detenzione, iniziato con la settimana santa del 2017. In quella scorsa occasione, il governo aveva cercato di fargli firmare una dichiarazione con cui accettava volontariamente di essere retrocesso a vescovo coadiutore. La firma era la condizione per ottenere per lui il riconoscimento del governo. Secondo fonti locali, non confermate, al vescovo sotterraneo di Mindong sarebbe stato chiesto di ridursi ad essere il vescovo ausiliare di mons. Zhan, non solo dalle autorità del regime cinese, ma anche da parte della delegazione del Vaticano che ha visitato la Cina lo scorso dicembre.