• RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

C'è del buono in Danimarca che mette ordine all'immigrazione

Una nuova legge della Danimarca blocca l'arrivo nel Paese degli emigranti illegali che si dichiarano profughi e chiedono asilo. La verifica sul loro status e sulla legittimità della richiesta di protezione va fatta fuori dai confini danesi e di quelli comuni dell'Ue. Protesta da parte dell'Onu. Eppure la Danimarca rispetta la convenzione per i rifugiati

Oresund

La prima risposta al “Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo” dell’Unione Europea, di cui si è incominciato a discutere lo scorso 25 maggio, arriva dalla Danimarca dove il 3 giugno il parlamento ha approvato con 70 voti favorevoli e 24 contrari una legge che blocca l’arrivo nel Paese di emigranti illegali che, per non essere respinti e rimpatriati, si dichiarano profughi e chiedono asilo. La nuova legge prevede che le richieste di protezione internazionale siano presentate in centri situati al di fuori del territorio danese e dell’Unione Europea dove verranno esaminate. Il Paese in cui sorgeranno quei centri provvederà all’espulsione degli emigranti le cui richieste saranno respinte e a ospitare quelli che otterranno protezione internazionale.

Immediata è stata la reazione di condanna dell’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi: “l’Unhcr si oppone fermamente agli sforzi che mirano ad esternalizzare o a fare gestire ad altri Paesi gli obblighi relativi all’asilo e protezione internazionale – ha detto – tali sforzi per eludere le responsabilità sono contrari alla lettera e allo spirito della Convenzione sui Rifugiati del 1951 e al Global Compact sui Rifugiati, nell’ambito del quale gli Stati hanno accettato di condividere più equamente la responsabilità della protezione dei rifugiati”. Anche il capo dell’ufficio Unhcr nei paesi europei nordici e baltici ha criticato la nuova legge: “avviando una modifica così drastica e restrittiva nella legislazione danese sui rifugiati, la Danimarca rischia di avviare un effetto domino in cui altri Paesi in Europa e nelle regioni vicine esploreranno la possibilità di limitare la protezione dei rifugiati sul proprio suolo”.

Ma la legge danese non va affatto contro la lettera e lo spirito della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, al contrario. La Convenzione infatti all’articolo 31 specifica che gli Stati membri “si impegnano a non prendere sanzioni penali a motivo della loro entrata o del loro soggiorno illegali” contro “i rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate nel senso dell’articolo 1 (quello che spiega a chi si applica il termine ‘rifugiato’), per quanto si presentino senza indugio alle autorità e giustifichino con motivi validi la loro entrata o il loro soggiorno irregolari”. Salvo che arrivi in aereo, è impossibile che la Danimarca sia il primo Paese in cui  mette piede un profugo partito da qualsiasi paese africano, asiatico o americano per sottrarsi a minacce alla vita o alla libertà.

Grandi ha anche detto: “già oggi quasi il 90% dei rifugiati del mondo vive in Paesi in via di sviluppo o meno sviluppati che – nonostante le risorse limitate – sono disponibili e rispettano i loro obblighi e responsabilità legali internazionali”.

L’Alto commissario questo lo dice di continuo, mettendo a confronto la generosità di popolazioni che spartiscono il poco che hanno con la reticenza ad accogliere e ospitare dei paesi occidentali. Lo fa volutamente dimenticando, dal momento che nella sua carica non lo può ignorare, che proprio nel rispetto dell’articolo 31 della Convenzione di Ginevra, la quasi totalità delle persone che si mettono in salvo oltrepassando i confini nazionali chiedono asilo in un Paese confinante. Siccome la maggior parte dei conflitti e delle situazioni di grave pericolo attualmente si verificano in Africa e in Asia, si dà il caso che gli Stati confinanti siano Paesi con un indice di sviluppo medio e basso, secondo la classificazione delle Nazioni Unite. Non si tratta da parte loro di “disponibilità”, ma appunto di rispettare gli obblighi che la Convenzione di Ginevra impone agli Stati membri.

In questo li soccorre il fatto che i rifugiati (secondo l’ultimo rapporto Unhcr 20,4 milioni), così come i profughi interni, sono sotto mandato dell’Unhcr, l’agenzia Onu di cui Grandi è responsabile, che provvede per quanto possibile a garantire loro protezione e sicurezza e ad assisterli direttamente e tramite i governi ospiti ai quali fornisce le risorse materiali e finanziarie necessarie. Non si contano gli scandali che coinvolgono quei governi, il personale delle organizzazioni non governative locali e quello delle agenzie Onu: il numero dei rifugiati assistiti gonfiato per ottenere più contributi, quantità di denaro e risorse destinati ai rifugiati che vengono stornati, venduti, frequenti casi di addetti ai campi profughi e ai servizi destinati ai rifugiati che ricattano gli assistiti, chiedendo denaro e prestazioni sessuali in cambio di cibo, una migliore sistemazione, l’espletamento delle pratiche di riallocazione…

A presentare la proposta di legge che il parlamento danese ha appena approvato è stato il governo socialdemocratico del primo ministro Mette Freteriksen con l’appoggio dell’opposizione di centrodestra. Le decisioni della Danimarca in materia di immigrati illegali hanno già fatto discutere in passato. Quello danese è stato il primo governo europeo a dichiarare sicura l’area attorno alla capitale della Siria facendo venir meno l’obbligo di asilo (che decade quando cessa la situazione di pericolo che ha indotto una persona a fuggire dal proprio paese). Nel 2016, suscitando proteste in Unione Europea,  ha varato una legge che prevede il sequestro di parte dei beni dei richiedenti asilo per pagare le spese del loro soggiorno.  

Dona Ora