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Castità prematrimoniale, c’è chi la riscopre

Lo studioso Lyman Stone analizza i dati americani della General Social Survey: dal 2008 al 2021, tra le persone non sposate under 35 che frequentano le funzioni religiose più di una volta al mese, la quota di chi non ha rapporti sessuali è aumentata dal 20 al 60%. Un fatto che ha almeno un paio di spiegazioni.

E se i giovani, specie quelli religiosamente impegnati, stessero riscoprendo il valore della castità prematrimoniale? Solo ad avanzare un simile dubbio, ormai pure in ambito cattolico, ci si attira dei risolini e delle occhiate di incredulità, quando non di disapprovazione; come se un impegno simile - che la Chiesa tuttora chiede ai giovani, a partire dai fidanzati - fosse inattuabile e da archiviare come esperienza superata. Eppure, vi sono indizi che suggeriscono una sorta di rivincita sociale, manco a dirlo, proprio della castità.

A farlo presente, in un interessante articolo uscito su Christianity Today, è lo studioso Lyman Stone, ricercatore presso l’Institute for Family Studies, il quale esaminando in prospettiva temporale i dati americani della General Social Survey (Gss), si è imbattuto in un fenomeno curioso. In breve, egli ha notato che, dal 2008, tra le persone non sposate di età inferiore ai 35 anni che frequentano le funzioni religiose più di una volta al mese, la quota di quanti non hanno rapporti sessuali è aumentata dal 20 al 60%, percentuale registrata nel 2021. Analogamente, sempre dal 2008 in poi, la medesima percentuale è aumentata dal 10 al 20% tra le persone non sposate di età inferiore ai 35 anni che, però, sono meno religiose.

Ora, come si possono spiegare simili dati e, più in generale, questo fenomeno, abbastanza paradossale in un’epoca che ha fatto del crollo di ogni tabù la propria bandiera? Per provare a spiegare questa realtà, occorre anzitutto una premessa a proposito del calo del numero dei rapporti sessuali, cosa già da tempo osservata. In effetti, già un lavoro uscito nel 2016 sulla rivista Archives of Sexual Behavior, condotto su un campione di oltre 26.000 adulti statunitensi di età compresa fra 18 e 96 anni, aveva messo in luce come i giovani d’oggi abbiano una vita sessuale meno attiva rispetto a quella dei loro genitori quando avevano la stessa età. Questo è dunque un fenomeno generale - proprio non solo degli Usa, ma dell’intero Occidente - in larga parte spiegabile col fatto che ci si sposa sempre più tardi, rinvio che ha il suo peso dato che la vita coniugale, checché se ne dica, è quella sessualmente più intensa.

Il fatto però che Lyman Stone abbia osservato un aumento decisamente più forte dell’astinenza di rapporti sessuali tra i giovani religiosi - che sono quelli che si sposano prima e hanno pure più figli -, fa pensare che tale crescita sia dovuta, in prevalenza, ai giovani devoti non ancora sposati. Tanto è vero che lo stesso studioso americano, sondate varie ipotesi, arriva poi a concludere che quella che meglio spiega il dato da lui rilevato è che, probabilmente, «il comportamento delle stesse persone religiose sta cambiando. Forse i giovani adulti religiosi stanno semplicemente rispettando le norme delle loro comunità in modo più determinato rispetto alle generazioni precedenti».

Sta cioè accadendo, per usare ancora le parole dello studioso americano, che «sempre più giovani religiosi adulti “mettono in pratica ciò che predicano”, adottando un insieme distintivo di comportamenti sessuali». Ora, per quanto i dati del Gss riguardino i giovani americani - e, beninteso, non solo i giovani cattolici -, ciò che se ne ricava è quindi una vera e propria riscoperta di un valore controcorrente come quello della castità prematrimoniale.

Una riscoperta che ha almeno un paio di spiegazioni: il fatto che essere credenti oggi, in un tempo cioè in cui esser religiosi non è certo cosa ben vista, poggia più sulla fede vera e propria (e meno sul costume, per così dire) di qualche decennio fa, e una probabile delusione dalla cultura dominante che, per la felicità individuale, ai giovani offre mille opzioni ma, in realtà, nessuna vera risposta. Non è finita. Se infatti leggiamo il dato della riscoperta della castità in parallelo ad altri (per esempio il declino dei sacerdoti con tendenze omosessuali, osservato dal sociologo Mark Regnerus), il quadro che va a definirsi è ancora più stimolante. È quello di una conferma che la «fede forte» - cioè ben ancorata alla dottrina, la stessa che, secondo alcuni sociologi e perfino teologi, avrebbe dovuto esser oggi in via di estinzione - non solo resiste, ma avanza.

Ecco che allora, mentre nelle istituzioni occidentali si è ormai radicata la convinzione che si possa vivere benissimo senza Dio, a livello sociale, perfino tra i giovani, proprio quel credere coerente e controcorrente che più di tutti veniva dato per spacciato, di fatto, resiste. E si candida ad avere un ruolo sempre più significativo nei prossimi decenni.

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