Beirut, l'odore di morte tra i palazzi bombardati da Israele
Reportage dalla capitale, tra le macerie provocate dal più massiccio bombardamento israeliano in Libano dall'inizio della guerra: cento obiettivi in dieci minuti in tutto il Paese, oltre 250 le vittime. Per Netanyahu e Trump la guerra a Hezbollah non rientra nell'accordo del cessate-il-fuoco.
- Trump e Netanyahu hanno un problema morale, di Riccardo Cascioli
da BEIRUT. Il piccolo Khalid, dieci anni e molta parlantina, si intrufola tra i curiosi e i cavalletti delle telecamere che riprendono la scena. Suo padre è un vigile del fuoco, ci dice, ed è «là dentro» a cercare eventuali sopravvissuti o, più probabilmente, corpi rimasti intrappolati tra le macerie. Per Khalid la guerra è un gioco, oppure ci si è così abituato che non gli fa più impressione: guarda con curiosità la benna dell'escavatrice che affonda tra i rottami e le squadre dei soccorritori che si avvicinano quando c'è il sospetto di un corpo sotto un cumulo di materiale inerte.
Siamo davanti a quel che resta di un palazzo di Corniche al Maazra, zona musulmana di Beirut, a due chilometri dal Parlamento e pochi metri dall'autostazione di Cola, importante capolinea di autobus e taxi. Tradizionalmente l'area è sunnita – c'è una frequentatissima moschea a pochi passi, e decine di ritratti di Hariri padre e figlio - ma ora, con i rimescolamenti dell'ultimo mese di guerra, chissà.
Un odore di morte e fumo riempie l'aria, odore difficile da immaginare attraverso gli schermi di cellulari e tv; gonne e veli si impigliano nelle lamiere, mentre donne in nero attendono nell'angoscia di conoscere la sorte dei loro cari. Un fattorino di Tooters, l'equivalente libanese di Glovo, scivola con lo scooter sulla schiuma utilizzata dai pompieri per spegnere l'incendio e cade. I negozi nei dintorni hanno le serrande abbassate. Ci sono vetri rotti dappertutto: sulla strada, sulle auto parcheggiate, sulle tettoie e persino sugli alberi che punteggiano il viale.
Un'ora prima, verso le 14 ora di Beirut, l'esercito israeliano (IDF) ha sferrato in contemporanea decine di attacchi su tutto il Libano, uccidendo, secondo la Protezione Civile libanese, 254 persone e ferendone 1165.
Lo stesso esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato Oscurità eterna, «il più grande attacco sincronizzato sul Libano dall'inizio della guerra», dichiarando di aver colpito «più di cento obiettivi in dieci minuti» e precisando che il cessate-il-fuoco con l'Iran non si applica al fronte libanese. Solo a Beirut, oltre al palazzo di Corniche al Mazraa, sono stati centrati edifici residenziali a Barbour, Ain el Mreisse, Basta, Al Rihab, Tallet El Khayat, Burj Abi Haidar e Jnah: dalla periferia sud alle zone centrali della città al lussuoso lungomare, attuale ricovero di centinaia di rifugiati provenienti dal sud del Paese.
Nel resto del Libano sono state attaccate da IDF decine di località, dal Monte Libano al sud alla valle della Bekaa (vedi mappa a sin.): Tiro, Saida, Bchamoun, Aramoun, Zahle, Baalbek, Kayfoun... Il Capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano ha così commentato l'operazione: «Continueremo ad approfittare di ogni occasione per colpire i terroristi di Hezbollah. Non transigeremo sulla sicurezza degli abitanti del nord» di Israele. «Gli attacchi proseguiranno senza interruzione» ha concluso.
Donald Trump, commentando la tregua con l'Iran, ha dichiarato che il conflitto tra Hezbollah e Israele in Libano «non è coperto dalla tregua temporanea tra Iran e Stati Uniti», definendo «schermaglie» ciò che sta accadendo alla popolazione civile del Paese dei Cedri.
A quanto si apprende da fonti americane e israeliane, una telefonata tra Trump e Netanyahu ha stabilito che i combattimenti contro Hezbollah possono continuare; è lecito pensare che l'attuale accanimento di Israele sul Libano sia motivato dal timore che il volubile Presidente degli Stati Uniti possa cambiare idea a breve, a causa delle pressioni internazionali o per calcoli politici in vista della tregua con l'Iran.
La carneficina odierna in Libano ha suscitato reazioni di raccapriccio a livello mondiale, e potrebbe darsi che Donald Trump ne tenga conto. È notizia dell'ultim'ora la dichiarazione dell'IDF secondo cui - con la demolizione dell'ultimo ponte - il Sud del Libano è stato tagliato fuori dal resto del Paese.
Mentre scriviamo – ci troviamo nel quartiere cristiano di Bourj Hammoud – avvertiamo distintamente i bombardamenti che continuano sulla città; abbiamo smesso di chiederci quale zona sia rimasta sicura: tutto il Libano è diventato un grande, sanguinante bersaglio.


