a cura di Benedetta Frigerio
  • Nicaragua

Attentato contro la cattedrale di Managua

 

Il 31 luglio una la cattedrale metropolitana di Managua, la capitale del Nicaragua, è stata oggetto di un atto sacrilego. Un uomo incappucciato entrato nell’edificio ha raggiunto la cappella in cui si trova un prezioso, antico crocifisso di legno noto come “Sangue di Cristo”e dove è esposto in permanenza il Santissimo Sacramento e vi ha gettato una bottiglia incendiaria gridando “vengo al Sangue di Cristo”. L’incendio ha danneggiato gravemente la cappella e il crocifisso. Il vescovo ausiliare di Managua, Monsignor Silvio Bàez, nel corso di una conferenza stampa ha definito l’attentato un atto di terrorismo premeditato e attentamente pianificato. Monsignor Bàez infatti ritiene che esista un collegamento tra l’attentato e l’incidente verificatosi il 20 luglio quando un uomo alla guida di un furgone ha distrutto le porte della cattedrale e ha danneggiato la recinzione. È attraverso il varco nella recinzione che l’autore dell’attentato si è dato alla fuga. Nell’omelia di domenica 2 agosto, monsignor Bàez ha assicurato che la Chiesa non si lascia intimidire dal terrorismo e ha aggiunto: “l'immagine del Sangue di Cristo distrutta da un atto terroristico nella cattedrale di Managua è per il paese un ricordo vivo e commovente di un Dio che non solo ha portato le nostre sofferenze sulla croce, ma continua a soffrire nel nostro popolo oppresso, fino a resuscitarlo con libertà e giustizia”. Il governo ha provato a negare che si sia trattato di un attentato. Il vicepresidente Rosario Murillo ha dichiarato che l’incendio è stato un incidente provocato dai fedeli che avrebbero fatto cadere una candela: “il fuoco è iniziato per le candele dei fedeli – ha detto – così hanno preso fuoco le tende e le piante”. Ma nella cappella non ci sono candele né tende. La posizione assunta dal governo non desta meraviglia. Il presidente della repubblica Daniel Ortega è apertamente ostile alla Chiesa cattolica da quando i sacerdoti e i religiosi cattolici si sono schierati con i partecipanti alle manifestazioni antigovernative del 2018.