a cura di Benedetta Frigerio
  • Blasfemia

Assolto in Pakistan un cristiano condannato a morte per blasfemia

 

Ha trascorso sette anni in carcere in Pakistan, sei nel braccio della morte, ma finalmente il 6 ottobre l’Alta corte di Lahore lo ha prosciolto dall’accusa di blasfemia. Sawan Masih, 38 anni, cristiano, era stato arrestato nel 2013 e condannato a morte l’anno successivo per aver insultato il profeta Maometto parlando con un amico musulmano. Era accusato di aver affermato che Gesù è il vero figlio di Allah: “tornerà mentre il tuo profeta è falso. Solo Gesù è la vera fonte di salvezza”, avrebbe detto. La Corte ha accolto gli argomenti della difesa secondo cui l’accusa era falsa, un espediente per mettere le mani su alcuni terreni di proprietà di cristiani. Gli integralisti islamici avevano approfittato del caso per istigare la popolazione contro i cristiani. Ne hanno fatto le spese gli abitanti di Joseph Colony, i quartieri di Lahore a maggioranza cristiana. Mentre dalle moschee gli altoparlanti continuavano a ripetere le false accuse, migliaia di musulmani si sono riversati nelle vie di Joseph Colony nel marzo del 2013, hanno saccheggiato case e negozi, hanno dato fuoco a più di 150 abitazioni, inclusa quella di Sawan Masih, a 75 negozi e a due chiese. Nel 2017 più di 100 musulmani sospettati di aver partecipato all’attacco ai cristiani sono stati prosciolti. È risaputo che la legge sulla blasfemia viene spesso usata per vendette e interessi personali. Per questo la sentenza dell’Alta corte di Lahore è importante. Restituisce giustizia e onore alla magistratura del paese ed è un atto coraggioso. I giudici sono sottoposti a pressioni e subiscono minacce per indurli a emettere sentenze di condanna nei casi di blasfemia. Decine di persone – giudici, avvocati, personalità politiche – hanno pagato con la vita aver difeso e assolto imputati accusati di blasfemia e aver criticato la legge.