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SVOLTA SUDAMERICANA

Argentina, vince Milei: pro-life e liberista, dà speranze senza illusioni

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Javier Milei, libertario e pro-life, ha vinto a sorpresa le elezioni presidenziali in Argentina, staccando di 11 punti il peronista Massa. Mercati euforici. Trump si congratula. Ora il compito immane di ricostruire il Paese.

Esteri 21_11_2023
Javier Milei

Il libertario e pro-life Javier Milei ha vinto domenica 19 novembre le elezioni presidenziali in Argentina con una vittoria schiacciante, battendo il suo rivale, il kirchnerista e ministro dell'Economia Sergio Massa, di oltre undici punti percentuali. I risultati parlano da soli: partecipazione al voto del 76,31%, voti per Milei 55,69% ed invece per l’uscente Massa solo il 44,3%, nonostante il deep state abbia fatto l’impossibile per confermare al potere i peronisti e socialisti. Le tensioni interne e la delusione del Presidente in carica, il peronista Alberto Fernandez è tale che l'incontro che sembrava essere stato concordato con Javier Milei per la transizione, previsto per  lunedì, è rimasto in stand-by e senza la fissazione di una prossima data.

«Oggi inizia la ricostruzione dell'Argentina», ha dichiarato Milei nella notte delle elezioni, prima di definirla come una «una notte storica» per la nazione e ha voluto confermare agli elettori e ai sostenitori che la «situazione in Argentina è critica, i cambiamenti di cui il nostro Paese ha bisogno sono drastici, non c'è spazio per il gradualismo, non c'è spazio per la tiepidezza, non c'è spazio per le mezze misure». Non sono mancati i ringraziamenti del neopresidente eletto agli alleati Mauricio Macri e Patricia Bullrich, che hanno atteso con Milei i risultati finali e «che hanno messo il loro corpo per difendere il cambiamento di cui l'Argentina ha bisogno».

In effetti, al primo turno Milei aveva ottenuto poco meno del 30% dei consensi, mentre Massa era quasi al 37%. Dunque Patricia Bullrich e la coalizione dei conservatori con il loro 23,8%, pur con diversi mal di pancia e defezioni, sono stati determinanti per la vittoria di Javier Milei e certamente tra i nomi del prossimo governo ci sarà almeno quello di Patricia Bullrich, già ministro dell'Interno del Governo Macri, in rappresentanza di quei conservatori con i quali Milei avrà una ampia maggioranza nel Parlamento argentino. Lo stesso Javier Milei ha confermato nella giornata di lunedì 20 novembre, ad una radio di Buenos Aires, che il suo governo sarà composto da soli otto ministeri e ha annunciato già i primi nomi: il prestigioso avvocato Mariano Cúneo Libarona sarà responsabile della Giustizia e Carolina Píparo sarà a capo dell'Amministrazione nazionale della sicurezza sociale, l'organismo incaricato di gestire pensioni, rendite e prestazioni sociali.

L’obiettivo è di coinvolgere nell’esecutivo esperti di indubbio prestigio e competenza che abbiano a cuore la libertà e la sussidiarietà, così lo stesso presidente ha detto di orientarsi verso Nicolás Posse come Capo di Gabinetto, Sandra Pettovello come Ministro del Capitale Umano e Diana Mondino come Ministro degli Affari Esteri.

Ovviamente i primi personaggi esteri a congratularsi con Milei per il brillante e per nulla scontato risultato ottenuto (ricordiamo che tutti i sondaggi, dei giorni immediatamente precedenti al voto, prevedevano una vittoria per l’uno o per l’altro di pochissimi voti) sono stati sia l’ex Presidente Usa Donald Trump che quello brasiliano Jair Bolsonaro e poi, via via, moltissimi leader conservatori e popolari anche del mondo occidentale. Zapatero e Sanchez dalla Spagna, Bachelet dal Cile, Petro dalla Colombia, Obrador dal Messico e Lula dal Brasile, che avevano indicato in Milei un pericolo anti-democratico e chiesto agli elettori argentini di «bocciare le posizioni antidemocratiche di Milei», ora dovranno ingoiare amaramente la volontà del popolo.

Gli argentini hanno bocciato proprio quel modello di socialismo populista, assistenzialista, statalista ed eticamente svenduto alle lobby multinazionali americane di abortisti e Lgbti di cui questi caudilli sono rappresentanti. Il primo a congratularsi, per realistica necessità, è stato il Presidente brasiliano Lula che, nonostante il suo appoggio ed il sostegno significativo del suo Partito dei Lavoratori alla campagna di Segio Massa, ha dovuto riconoscere che la democrazia è la voce del popolo e «deve essere sempre rispettata», congratulandosi con le istituzioni e il popolo argentino per il processo «ordinato e pacifico».

Dopo tutto, Javier Milei ha ottenuto vittorie senza precedenti, dove comunque aveva una solida base elettorale con i conservatori di Macri, a Córdoba (74,05% a 25,94%), a Mendoza (71,14% a 28,85%), a Santa Fe (62,82% a 37,17%), a Entre Ríos (61,48% a 38,51%), ma ha vinto anche nelle province settentrionali di Jujuy, Salta, Catamarca, La Rioja, Tucumán e in quelle nordorientali di Chaco, Misiones e Corrientes. Anche in tutta la Patagonia, Terra del Fuoco, Santa Cruz, Chubut, Río Negro, Neuquén, La Pampa, dove ci si aspettava una clamorosa vittoria del peronismo. L’ondata favorevole a Milei ed il suo appello forte ai giovani, alla fine della decadenza, alla lotta alle corruttele si è dimostrata inarrestabile. 

Non ci saranno sorprese in politica estera, il vincitore Milei ha annunciato che le sue prime due destinazioni, già nei prossimi giorni, e prima ancora di assumere la carica di presidente dell'Argentina, il prossimo 10 dicembre, saranno gli Stati Uniti e Israele. Non pensiate che il viaggio negli Usa sarà per inginocchiarsi e baciare l’anello a Biden, lo stesso Milei ha chiarito che si recherà a Miami e a New York per visitare i suoi amici rabbini. La Russia ha salutato con un messaggio molto duro il presidente eletto Milei, mentre la Cina, che ha investito moltissimo nel paese, spera che proseguano e si sviluppino le relazioni di «amicizia tra i due paesi».

I rapporti di Milei con il Vaticano non sono certamente quelli dei peronisti, confermati e strumentalizzati anche in campagna elettorale da Segio Massa, tuttavia Javier Milei avrà il buon senso di promuovere un clima di reciproca e personale conoscenza, rispetto e fiducia, anche valorizzando il messaggio del Presidente della Conferenza Episcopale argentina Oscar Ojea, che ha celebrato la «giornata democratica» e ha chiesto che «il Signore illumini» il presidente eletto, Javier Milei.

Le reazioni dei mercati finanziari internazionali, a partire da Wall Street, sono state euforiche dopo la vittoria di Milei, con un apprezzamento del 32% per azioni e obbligazioni delle imprese argentine e alcuni colossi di Stato privatizzabili. Ci vorrà tempo per frenare e abbassare l’inflazione, ma Milei pensa di riuscirvi in 18-24 mesi.

Milei ed il suo governo, anche grazie all’ampio consenso ottenuto, possono anche agire fin da subito per ripristinare il diritto alla vita del nascituro, le politiche famigliari ed i diritti di libertà e genitorialità in campo educativo, necessari e sufficienti per sviluppare il capitale umano del paese.