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ARGENTINA

Milei non sfonda, ma il secondo turno può essere da sorpasso

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Sondaggi ancora una volta smentiti. La coalizione del peronista Sergio Massa vince le elezioni in Argentina con il 36%. Se la vedrà con l'outsider liberal-pro life Milei, che conta sull'appoggio dei conservatori. E potrebbe fare incetta di voti. 

Esteri 24_10_2023

In Argentina i sondaggi sbagliano di nuovo: l'attuale ministro dell'Economia, il peronista Sergio Massa, vince con il 36,69% dei voti. In Argentina i risultati ufficiali del voto di domenica hanno visto Sergio Massa ("Unione per la Patria” la coalizione guidata da Alberto Fernández e Cristina Kirchner) al 36%; il favorito dai sondaggi e liberista pro-life Javier Milei è giunto al secondo posto con la sua formazione "La Libertad Avanza" al 30%, solo terzo il polo di centrodestra conservatore dell’ex Presidente Mauricio Macri, "Insieme per il cambiamento" al 23% con la sua candidata Patricia Bullrich, poi gli altri due candidati, l’ex populista Scharetti al 6.8 % e la sinistra Myriam Bregman al 2,70%. Tutti i sondaggi delle ultime settimane davano tra i 3 ed i 5% il vantaggio di Milei su Massa e Bullrich ma, come abbiamo visto in moltissimi casi dai tempi delle Brexit in poi, le risposte degli intervistati sono molto frequentemente false.

Dopo i risultati, i due candidati che si affronteranno al secondo turno il 19 novembre hanno rilasciato delle dichiarazioni che, di fatto, avviano la campagna per il ballottaggio. Sergio Massa ha voluto sottolineare che è sua intenzione creare, se vincerà il ballottaggio del 19 novembre, «un governo di unità nazionale con i migliori e indipendentemente dalla loro forza politica. Oggi contro l’odio ha vinto l’amore per l’Argentina», anche se oltre ai voti delle sinistre appare improbabile possa riuscire nell’aggregazione di forze e personalità nuove.

Dell’amore per l’Argentina Massa, Fernandez e Kirchner ne hanno dimostrato sin troppo visti i fallimenti e le barbariche depredazioni che hanno inflitto al popolo. Vale la pena ricordare che nel maggio 2019 era stata annunciata la formula presidenziale del Frente de Todos, composto da Alberto Fernández e Cristina Fernández de Kirchner una accoppiata di sinistra – alla quale aveva aderito Sergio Massa – che il 10 dicembre 2019, aveva avuto successo contro il governo uscente di Mauricio Macri. Il Governo populista di sinistra è stato un disastro per l’Argentina, basti pensare che è stata approvata la legge sull’aborto, ha impoverito la nazione e vive con un'inflazione di quasi il 140%.

Javier Milei da parte sua ha invece sottolineato la sua soddisfazione e ribadito che «non c’è mai stata una scelta più chiara nella nostra storia. Tutti noi che vogliamo il cambiamento dobbiamo lavorare insieme. Se lavoriamo insieme, possiamo vincere. Se lavoriamo insieme, possiamo riprenderci il nostro Paese…possiamo porre fine alla corruzione. Se lavoriamo insieme, possiamo porre fine ai privilegi della casta politica. Non guardiamoci indietro, pensiamo al futuro». Un invito chiarissimo ad unire le forze con tutti i moderati di “Insieme per il cambiamento” di Macri e Bullrich, contro il potere asfissiante e corrotto di Alberto Fernández e Cristina Kirchner e contro l’incapacità palese con cui il loro esecutivo ha trascinato l’Argentina al tracollo sociale ed economico. Nella nottata elettorale Patricia Bullrich, davanti a sostenitori dirigenti del partito, ha assicurato che «mai la coalizione dei conservatori sarà complice della mafia che ha distrutto il paese».

Mauricio Macri aveva già suggerito in campagna elettorale che, se Milei avesse vinto le elezioni o fosse andato al ballottaggio contro Massa, si sarebbe dovuto sostenere le riforme ragionevoli per superare il sistema brogli. Verso i leader conservatori anche ieri Javier Milei ha dichiarato la sua più completa disponibilità ad ascoltare e condividere proposte, alcuni contatti sarebbero già in corso, pur di «finirla con il kirchnerismo». Tuttavia, nella coalizione “Insieme per il cambiamento” ci sono anche esponenti politici amici di lunga data di Sergio Massa e questo rende incerto il voto del prossimo 19 novembre e, fin dai prossimi giorni, la possibilità di avere una decisione unitaria da parte della coalizione dei conservatori.  

A facilitare l’intesa potrebbe essere il ballottaggio tra conservatori e populisti che deciderà lo stesso 19 novembre il Capo del Governo della Capitale Federale di Buenos Aires e dove il candidato dei conservatori al ballottaggio è Jorge Macri, cugino dell’ex Presidente e leader di “Insieme per il cambiamento”. In questo caso il 14% circa dei voti dei liberali pro life di Milei potrebbero far pendere la bilancia nella capitale, a fronte dell’appoggio a livello nazionale, un sindaco conservator-liberale per un presidente liberal-conservatore, senza dimenticare che la città di Buenos Aires è popolata da più di 2 milioni di abitanti e l’area metropolitana ne comprende 11 milioni, su u totale di 45 milioni di abitanti del paese.

In ogni caso, al momento, i risultati danno una discreta maggioranza degli scranni alla Camera per i liberali pro-life di Milei (38) e i conservatori di Macri e Bullrich (93) che insieme conteranno 131 membri su 257, mentre al Senato raggiungono insieme i 32 membri su 72 totali.

Tra i primissimi a congratularsi con Massa, non poteva esser diversamente, è stato il Presidente del Brasile: «Immenso amico mio», il messaggio privato di Lula da Silva a Sergio Massa nella prima mattina di lunedì, dopo che da fine agosto scorso lo stesso Lula aveva inviato esperti in comunicazione e strategia elettorale alla corte di Massa anche per impedire che Milei vincesse al primo turno, impegno ribadito anche lo scorso 5 ottobre, a pochi giorni dalle elezioni di domenica scorsa. Brindisi prematuri per la sconfitta di Javier Milei da parte del The Guardian e El Pais che celebrano la vittoria di Massa contro l’ultra destra.

Tutto come da copione, l’influenza dell’internazionale è lecita per sostenere i candidati "fratelli". Il prossimo novembre però l’armata della socialista mondiale potrebbe uscire sconfitta e il popolo argentino finalmente liberato dal giogo di peronisti corrotti ed incompetenti ai quali lo stesso Juan Domingo Perón negherebbe il voto.