Stato dell'Unione di Trump, discorso-spettacolo ma non sempre convincente
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Il 250mo anniversario della Rivoluzione Americana ha dato a Trump l’opportunità per tentare di galvanizzare di nuovo una nazione ancora piuttosto demoralizzata. Ma non sempre è convincente, soprattutto sull'economia e la politica estera.
Un’occasione d’oro per un discorso: il 250mo anniversario della Rivoluzione Americana ha dato a Trump l’opportunità per tentare di galvanizzare di nuovo una nazione ancora piuttosto demoralizzata e tutt’altro che convinto dalla nuova amministrazione. Nel suo discorso dello Stato dell’Unione, con una durata da record di 1 ora e 48 minuti, il presidente americano ha rievocato le glorie del passato e del presente, ma soprattutto ha cercato di promuovere la sua agenda. Nel suo classico stile teatrale, da consumato uomo di spettacolo, ha saputo intervallare frasi ad effetto ed esempi personali, spesso riferiti a personaggi resi famosi dalla cronaca e invitati a presenziare nel pubblico, al Congresso. Però, in molti casi, proprio l’annuncio dei risultati raggiunti dal suo primo anno della seconda amministrazione, fa a pugni con la realtà e con la percezione dell’americano medio.
Immancabile, sin dall’inizio, il richiamo all’eccezionalità americana, parte integrante della guerra culturale del conservatorismo: «Dal 1776 ad oggi, ogni generazione di americani si è fatta avanti per difendere la vita, la libertà e la ricerca della felicità. E lo hanno fatto per la generazione successiva. Ma ora è il nostro turno». È stato il momento di introdurre gli eroi americani, presenti in aula: la squadra di hockey su ghiaccio, campione delle Olimpiadi invernali 2026, vincitrice proprio sulla squadra del Canada, solitamente la più forte del mondo; Buddy Taggart, centenario veterano, decorato, della Seconda Guerra Mondiale, in cui combatté sul fronte del Pacifico, campagna delle Filippine. Fu uno degli uomini che liberarono i prigionieri di guerra americani dai terribili campi di concentramento giapponesi. E poi Scott Ruskin, della Guardia Costiera, eroe dei soccorritori nell’alluvione del Texas dell’estate scorsa.
L’eccezionalismo americano viene rievocato anche nel potente finale, in cui Donald Trump afferma con orgoglio: «Abbiamo aperto un varco in una natura selvaggia e spietata, colonizzato una frontiera sconfinata e domato il bellissimo ma molto, molto pericoloso selvaggio West. Da paludi deserte e pianure sconfinate, abbiamo costruito le più grandi città del mondo. Insieme abbiamo conquistato le industrie più potenti del mondo, abbiamo distrutto le mostruose tirannie della storia. E abbiamo liberato milioni di persone dalle catene del fascismo, del comunismo, dell'oppressione e del terrore. Gli americani hanno sollevato l'umanità nei cieli o sulle ali dell'alluminio e dell'acciaio. E poi abbiamo lanciato l'umanità verso le stelle su razzi alimentati dalla pura volontà americana e dall'inflessibile orgoglio americano. Abbiamo collegato il globo con la nostra ingegnosità. Abbiamo affascinato il pianeta con la cultura americana e ora stiamo aprendo la strada alle prossime grandi innovazioni americane che cambieranno il mondo intero».
Gran parte del discorso era incentrato sulla promozione dell’agenda di Trump. E si può riassumere già nel passo introduttivo: «Oggi il nostro confine è sicuro. Il nostro spirito è rinato, l'inflazione è in calo, i redditi stanno aumentando rapidamente, l'economia è in forte espansione come mai prima d'ora, i nostri nemici sono spaventati, le nostre forze armate e di polizia sono ben equipaggiate e l'America è di nuovo rispettata, forse come mai prima d'ora».
Eppure è proprio qui che il discorso diventa meno convincente, anche se Trump snocciola con disinvoltura statistiche ufficiali a dimostrazione dei suoi successi. «La benzina, che sotto il mio predecessore aveva raggiunto un picco di oltre 6 dollari al gallone in alcuni Stati e che, onestamente, era un disastro, ora è scesa sotto i 2,30 dollari al gallone nella maggior parte degli Stati e in alcuni luoghi è arrivata a 1,99 dollari al gallone». E «Il prezzo delle uova è sceso del 60%. Il costo del pollo, del burro, della frutta, degli hotel, delle automobili, degli affitti è oggi molto più basso rispetto a quando sono entrato in carica. E anche la carne bovina, che era molto cara, sta iniziando a diminuire in modo significativo. Aspettate ancora un po'. Lo faremo scendere. E presto vedrete numeri che pochi avrebbero ritenuto possibili solo poco tempo fa». Nonostante il rallentamento dell'inflazione, però, la crescita economica statunitense ha rallentato alla fine dello scorso anno. L'economia ha creato solo 181.000 posti di lavoro nel 2025, sebbene i guadagni siano rimbalzati a gennaio.
Trump, da istrione quale è sempre stato dichiara: «La gente mi chiede: “Per favore, per favore, per favore, signor Presidente, stiamo vincendo troppo. Non ce la facciamo più. Nel nostro Paese non eravamo abituati a vincere prima che arrivasse lei, perdevamo sempre. Ma ora stiamo vincendo troppo”». Non si sa però che gente frequenti, perché il 41% approva il suo operato ma il 57% lo disapprova, secondo una media dei sondaggi raccolti dal Cook Political Report, un'agenzia di stampa indipendente. Questo divario di 16 punti va letto rispetto ai 2 punti di marzo scorso. E tra gli indipendenti, il tasso di disapprovazione supera il 66%.
Trump difende i dazi, nonostante la sentenza della Corte Suprema che li ha delegittimati, sentenza che il presidente definisce “molto sfortunata”. Per rilanciare la sua politica, afferma: «I Paesi che ci hanno derubato per decenni ora ci pagano centinaia di miliardi di dollari. Ci hanno derubato in modo vergognoso. Lo sapete tutti. Lo sanno tutti. Anche i Democratici lo sanno. Solo che non vogliono dirlo. Eppure questi Paesi ora sono felici, e lo siamo anche noi. Abbiamo concluso accordi». C’è però un non-detto: il 90% delle tariffe viene pagato dagli importatori americani, non dai produttori ed esportatori dei paesi d’origine.
Trump, oltre che rianimatore dell’economia americana, ama rappresentarsi come l’uomo della pace, l’uomo degli accordi internazionali: «Nei miei primi 10 mesi ho posto fine a otto guerre, compresa quella in Cambogia». C’è però una nona guerra che non si chiude, quella fra Russia e Ucraina, che proprio mentre Trump pronunciava il suo discorso compiva il quarto anno. In campagna elettorale, il presidente aveva promesso di chiuderla per prima, lo riteneva un compito da risolvere in meno di una settimana. E invece. Fra le guerre “risolte”, invece, Trump contava anche quella fra Israele e Iran. Che però rischia di scoppiare di nuovo. Non lo nasconde neppure: «Per decenni, la politica degli Stati Uniti è stata quella di non permettere mai all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Per molti decenni. Da quando hanno preso il controllo di quella fiera nazione 47 anni fa, il regime e i suoi sanguinari rappresentanti non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio. Hanno ucciso e mutilato migliaia di militari americani e centinaia di migliaia, persino milioni di persone. Con quelle che vengono chiamate bombe lungo le strade. Erano i re delle bombe lungo le strade. E abbiamo eliminato Soleimani. L'ho fatto durante il mio primo mandato. Ha avuto un impatto enorme. Era il padre delle bombe lungo le strade. E solo negli ultimi due mesi, con le proteste, hanno ucciso almeno, a quanto pare, 32.000 manifestanti - 32.000 manifestanti nel loro stesso Paese. Li hanno fucilati e impiccati. Abbiamo impedito loro di impiccarne molti con la minaccia di gravi conseguenze».
Trump, che tanta tensione ha creato in Europa con le sue mire sulla Groenlandia, ha voluto evidentemente gettare acqua sul fuoco dei rapporti: «I Paesi della NATO, i nostri amici e alleati – sono nostri amici e nostri alleati – hanno appena accettato, su mia forte richiesta, di pagare il 5% del PIL per la difesa militare invece del 2%, che non stavano pagando, mentre noi pagavamo quasi tutto. Ora pagano il 5%, invece di non pagare il 2%». Ma nei paesi Nato, l’approvazione della leadership degli Usa a guida Trump (secondo un sondaggio Gallup) è crollata al 21%, la metà del 40% registrata nel 2023.

