a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

19 giugno 2009-19 giugno 2018, Asia Bibi è in carcere da nove anni

 

Il 19 giugno 2009 Asia Bibi, giovane donna cristiana madre di cinque figli, veniva arrestata in Pakistan dopo essere stata accusata di blasfemia da alcune donne sue compagne di lavoro. Dicevano che aveva insultato il profeta Maometto nel corso di una lite, i giudici credettero alla denuncia e la condannarono a morte per impiccagione. Da allora Asia Bibi è in carcere, in attesa della sentenza definitiva mentre i suoi avvocati cercano di appello in appello di salvarle la vita. Gli estremisti islamici la vogliono morta. Se mai fosse graziata rischierebbe di essere uccisa all’uscita dal carcere. Perciò Parigi nel 2016 e Milano all’inizio del 2018 hanno offerto lo status di rifugiato a lei e ai suoi famigliari. Per averla difesa e aver criticato la severità della legge contro la blasfemia, che prevede anche l’ergastolo e la pena capitale, hanno perso la vita nel 2011 Salman Taseer, governatore del Punjab, e Shahbaz Bhatti, ministro delle minoranze, vittime entrambi di attentati. Dopo aver confermato la sentenza capitale nel 2010, il giudice Naqveed Igbal aveva fatto visita ad Asia Bibi nel braccio della morte in cui era reclusa per proporle la revoca della sentenza  a condizione che si convertisse all’Islam. “Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta – Asia Bibi ha raccontato – ma gli ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana. Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto – credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”. “Gesù Cristo è morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Che cosa ha fatto il vostro profeta Maometto per salvare gli uomini?”. È per questa domanda rivolta alle compagne di lavoro che Asia Bibi è stata condannata a morte ed è in carcere da nove anni.