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«Vietare le preghiere anti-abortiste davanti alle cliniche»

La Spagna Socialista del Premier Sanchez si avvia verso la criminalizzazione del dissenso: carcere per i pro-life e pene per chi dissente dalla memoria storica ufficiale. La modifica alla legge organica di riforma del Codice penale del 1995, se approvata, punirebbe col carcere chiunque “molesti”, anche con la preghiera, le donne che vogliono abortire.

La Spagna Socialista del Premier Sanchez si avvia verso la criminalizzazione del dissenso, dopo la bocciatura della legge pericolosissima a favore delle persone transessuali, causata dai dissensi interni alla coalizione, ora si vuol limitare le libertà e diritti dei cittadini: carcere per i pro-life e pene per chi dissente dalla memoria storica ufficiale. La modifica alla legge organica di riforma del Codice penale del 1995, se approvata, punirebbe col carcere chiunque “molesti” le donne vogliono abortire.

La norma proposta dai Socialisti, pubblicata sul Bollettino della Camera lo scorso 21 maggio e di cui la stampa iberica ha sottolineato i pericoli per il diritto di parola, manifestazione e coscienza, è ispirato da un sondaggio della Associazione delle cliniche abortive accreditate nel paese (ACAI) nel 2018. Tre anni orsono dalle interviste di 300 donne che avevano abortito, emergeva che l’89% di esse si era sentita molestata “in qualche modo” dai gruppi pro-life che fuori dalle cliniche espongono immagini di embrioni umani, feti in miniatura, recitano preghiere o propongono dialoghi per rinunciare all’aborto.

Da qui l’idea dei Socialisti (tre anni dopo) di «garantire una zona sicura intorno ai centri sanitari che offrono l'interruzione volontaria della gravidanza, in modo che sia garantita la privacy delle donne». Previste pene da uno a tre anni, con il nuovo articolo 172 quater del Codice Penale, per «chiunque molesti o limiti la libertà di una donna che intende esercitare il suo diritto all'interruzione volontaria della gravidanza promuovendo, incoraggiando o partecipando a raduni nelle vicinanze di luoghi dove tali gravidanze possono essere interrotte, causando un danno alla libertà o alla privacy della donna».

In aggiunta, ci sarà la rieducazione comunitaria da 31 a 80 giorni e la possibilità del divieto di andare nei pressi delle cliniche per un periodo da 6 mesi a 3 anni. La genericità delle norme lascerà ai giudici ampio margine e le pene previste potrebbero ragionevolmente essere applicate anche a chi promuove e favorisce raduni vicino alle cliniche abortive.

Inoltre, sarà sufficiente mostrare alle donne che sono in procinto di entrare in una clinica il loro il piccolo feto umano in plastica per essere considerati dei molestatori.  Nei giorni scorsi, la portavoce delle cliniche abortiste del paese Sonia Lamas, in una intervista a La Sexta, ha confermato questi pericoli liberticidi dicendo che i gruppi pro life «distribuiscono opuscoli alle pazienti, danno loro ecografie e le invitano persino a fare colazione in modo che debbano rimandare l'intervento». Volontà liberticida contro i diritti dei promotori della vita umana?

Se lo sono chiesti negli ultimi giorni anche diversi quotidiani spagnoli ed agenzie di stampa internazionali come ABC, La Gaceta e Aciprensa e molti portali web cattolici come ReligionConfidencial, Actuall e ReligionenLibertad. La creazione di «zone di vietate ai pro life» intorno a cliniche di aborto non è una novità, mentre la decisione di presentare una proposta di legge che imponga anche sanzioni penali su supposti generici reati percepiti e non certo ben definiti, nei confronti dei cittadini che credono alla sacralità e oggettività della vita umana dal concepimento, è una mossa politica tutta Socialista.

Per farsi perdonare il voto di astensione dello scorso 18 maggio alla calendarizzazione della “Legge Trans” promosso dal Ministro della Eguaglianza Irene Montero (Podemos), calendarizzazione bocciata grazie ai voti del centro destra, i Socialisti spagnoli spingono ora per una legge discriminatoria e liberticida ad hoc per i pro life. La risposta di Podemos a questa sfida sinistra e antidemocratica non si è fatta attendere ed il 30 maggio la stessa Irene Montero si è impegnata a far rispettare l’aborto «pubblico, gratuito e sicuro» in tutte le comunità autonome.  Sono forti i timori tra tutte le organizzazioni pro life del paese, pensiamo ai Soccorritori di Giovanni Paolo II (organizzazione che negli ultimi anni ha convinto migliaia di donne a non abortire) o gli organizzatori della Ambulanza della Vita che offrono alle donne una ecografia nella ambulanza a pochi metri dalle cliniche.

In Spagna, per ora, si potrà ancora pregare fuori dalle cliniche, ma la decisione del Tribunale Costituzionale Tedesco, che ha imposto il divieto di preghiera nei dintorni delle cliniche abortive, potrebbe far scuola. Per ora Sanchez non può imbavagliare il più importante influencer spagnolo, il diciannovenne Naim Darrechi che ai suoi 26 milioni di follower in tutto il mondo (TikTok), lo scorso 15 maggio ha lanciato un messaggio esplicito contro l'aborto: «Nessuno mi può convincere che l’aborto non sia uccidere una vita umana». La stretta socialista su diritti umani e libertà non si ferma qui. Nei giorni scorsi, anche i due Relatori sulla Legge sulla Memoria Storica, che sarà valutata al plenum del Consiglio generale della magistratura il prossimo 7 giugno, hanno dichiarato il loro rifiuto «di permettere al Governo di chiudere una fondazione culturale che si occupi del franchismo se non c'è umiliazione delle vittime» e hanno messo in guardia «dalla “tutela asimmetrica” (presente nel testo) che vorrebbe proteggere la dignità di alcune, ma non di tutte, le vittime della guerra civile e del franchismo». È la Spagna socialista, un regime di libertà vigilata per chiunque dissenta dai dogmi di Stato.