Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Liduina a cura di Ermes Dovico
CONTINENTE NERO

Vaccino made in Africa, per porre fine alla dipendenza dal Covax

L'Oms denuncia l'egoismo dei Paesi più sviluppati quale causa del fallimento della campagna di immunizzazione in Africa, dove solo una piccola percentuale di popolazione è stata vaccinata contro il Covid. Ma i leader africani ritengono che la logica del Covax (vaccini per i Paesi poveri) sia coloniale. E vogliono produrli in proprio

Creato 05_10_2021
Vaccini arrivati in Kenya

L’Oms ha fatto il punto sulla campagna mondiale di vaccinazione contro il Covid-19. Sono più di 50 gli Stati che non hanno raggiunto l’obiettivo concordato di vaccinare almeno il 10% della popolazione entro il 30 settembre e sono in gran parte africani. Globalmente in Africa risulta vaccinato il 4,4% della popolazione. Solo 15 Paesi su 54 hanno vaccinato il 10% degli abitanti o più, metà ne hanno vaccinati meno del 2% e due Paesi, Eritrea e Burundi, non hanno nemmeno ancora iniziato le vaccinazioni. I paesi con più abitanti sono tra quelli che hanno somministrato meno dosi: Nigeria ed Etiopia, meno del 3%, ed Egitto, circa il 5%. Secondo il direttore dell’Oms per l’Africa, Matshidiso Moeti, molti degli Stati che hanno superato la soglia del 10% sono nella fascia di reddito medio alto e alto e si sono procurati i vaccini direttamente dai produttori. È il caso ad esempio di Seychelles, Capo Verde, Sao Tomé e Principe, Comore, Tunisia, Marocco e Sudafrica.

La colpa dei ritardi, dice l’Oms, è dei paesi europei e del G7 che si erano impegnati a fornire al Covax, il programma per dotare i Paesi poveri di vaccini donati dai Paesi ricchi, più di un miliardo di dosi, ma finora ne hanno consegnate meno del 15%. “Le promesse dei Paesi ricchi si devono concretizzare” ha dichiarato il 30 settembre Richard Mihigo, dell’ufficio regionale per l’Africa dell’Oms, ricordando che il continente avrebbe avuto bisogno di circa 270 milioni di dosi per vaccinare il 10% della popolazione e invece ne ha ricevuti solo 200 milioni. Il Covax inoltre  ha ridotto da 620 a 470 milioni le dosi che riuscirà a consegnare all’Africa entro la fine del 2021. Quindi, nel caso del continente africano, l’obiettivo dell’Oms di vaccinare entro la fine del 2021 il 40% della popolazione mondiale, potrà essere raggiunto non prima del marzo 2022.

Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, che dall’inizio della pandemia non ha mai smesso di accusare i Paesi ricchi di egoismo, ad agosto ha persino chiesto ai Paesi suddetti di sospendere la somministrazione della seconda dose di vaccino per consentire al Covax di fornire più dosi ai Paesi poveri. Ma il ritardo nella consegna dei vaccini in realtà è dovuto principalmente al fatto che il Covax si rifornisce dal Serum Institute of India, il centro di produzione più grande del mondo. Ma l’India ad aprile ha bloccato l’esportazione di vaccini per far fronte al proprio bisogno. Dovrebbe revocare almeno in parte il blocco solo a partire da ottobre.

I leader africani tuttavia hanno protestato non contro la decisione dell’India, ma per il modo in cui il Covax è gestito, denunciando la “mentalità molto coloniale” con cui è stato concepito. “Il problema di fondo del Covax è che non è inclusivo. Non hanno chiesto a noi africani, ai nostri leader, alla nostra popolazione: ‘che cosa volete?’ Il motivo per cui finora non siamo stati capaci di acquistare i vaccini di cui abbiamo bisogno, di procurarceli per conto nostro è che ci è stato detto che il Covax bastava – lamentano per il tramite del dottor Ayoade Alakija, copresidente dell’Alleanza per la distribuzione dei vaccini dell’Unione Africana – ‘State lì e lasciate che ci pensi il Covax, ci avete detto”.

Alcuni leader sono andati oltre: senza il Covax gli africani non soltanto si sarebbero potuti procurare da soli i vaccini necessari, ma li avrebbero anche prodotti. Il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni ha preso la parola durante un vertice dell’Oms svoltosi alla fine di giugno per denunciare l’egoismo del mondo e trarne le conclusioni. “Noi africani – ha detto – ci dobbiamo vergognare di noi stessi. È una vergogna che tutto il continente se ne stia inerte ad aspettare di essere salvato da altri come è successo all’epoca della tratta degli schiavi. Perché dobbiamo sempre dipendere dal resto del mondo per tutto? L’egoismo del mondo nei nostri confronti è una brutta cosa, ma è anche utile perché ci dà la sveglia”. Ha quindi annunciato che il suo Paese stava per iniziare a produrre un proprio vaccino anti Covid-19. Mancavano solo alcune materie prime: “non abbiate paura – ha detto rivolgendosi ai delegati presenti – ce le compreremo da soli. Non abbiamo bisogno di donazioni”.

Pochi giorni dopo il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta a sua volta ha annunciato la costruzione di un centro per produrre vaccini anti Covid-19 e altri vaccini. All’inizio di luglio l’Algeria ha detto che sarà in grado di produrre il vaccino russo Sputnik e quello cinese Sinovac a partire da settembre. A fine luglio è stato il Ghana ad annunciare l’imminente creazione di un Istituto nazionale per i vaccini per avviare al più presto la produzione locale. Altri governi africani si sono detti pronti a fare altrettanto.

Tutti proclamano con pari enfasi che per gli africani è tempo di diventare autosufficienti, di mettere fine alla “vergognosa” dipendenza dall’estero. Evidentemente però non considerano “dipendenza” chiedere aiuto per creare i propri centri di produzione. L’Algeria aspetta l’arrivo di tecnici cinesi che prepareranno l’arrivo delle materie. La Germania nell’ambito dei progetti di cooperazione allo sviluppo stabilirà dei propri impianti di produzione in Ghana, Sudafrica e Senegal. Gli Stati Uniti mettono a disposizione 770 milioni di dollari per creare un grande centro di produzione in Sudafrica, affidato alla Aspen Pharmacare H, che serva tutto il continente. Nel frattempo l’Unione Africana sollecita le case farmaceutiche a rinunciare ai brevetti sui vaccini per consentire all’Africa di produrli.