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Uniche certezze: la sinistra vince, il M5S sparisce

Elezioni amministrative: la sinistra vince dappertutto e si aggiudica già al primo turno Milano, Bologna e Napoli. Va al ballottaggio (ma con grandi probabilità di vittoria) anche a Roma, Torino e Trieste. Unica vittoria del centrodestra è la Regione Calabria. Salvini promette di scegliere meglio i candidati. Cinque Stelle verso l'estinzione.

Exit polls a Milano

Domenica Silvio Berlusconi, andando a votare, aveva messo le mani avanti, bacchettando i suoi alleati: «Sbagliato scegliere i candidati in questo modo, la prossima volta dovremo sceglierli diversamente». Forse presagiva la disfatta del centrodestra nelle principali città italiane, conseguenza inevitabile della pochezza dei candidati selezionati per strappare alla sinistra la guida di quei capoluoghi e delle divisioni tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

E ieri, a spoglio in corso, anche Matteo Salvini ha ammesso gli errori della sua coalizione: «Sono abituato a metterci la faccia, sempre e comunque, senza dare colpe – ha commentato il segretario della Lega - In alcune città siamo arrivati a scegliere troppo tardi i candidati da opporre al centrosinistra. Abbiamo offerto ai milanesi, ai bolognesi o ai napoletani troppo poco tempo per conoscere i candidati. Siamo arrivati tardi, anche se abbiamo scelto i migliori candidati. L'anno prossimo voteranno 25 città Importanti, tra cui Genova, Palermo, Parma, Padova, Lecce e il centrodestra ha il dovere di individuare i suoi candidati il prima possibile. Entro novembre dobbiamo scegliere con gli amici Giorgia e Silvio: candidati civici o non civici, per avere almeno 5 mesi di tempo per presentarli e far conoscere i programmi».

D’altronde, i verdetti delle urne sono alquanto chiari: il centrosinistra conserva la guida di Milano, Bologna e Napoli e potrebbe assicurarsi, fra 14 giorni, Roma e Torino, e forse anche Trieste. Tre delle sei principali sfide il centrosinistra se le aggiudica, quindi, già al primo turno. Forza Italia si consola con la Regione Calabria, unica regione chiamata al voto, che resta nelle mani del centrodestra.

Assieme all’affermazione del centrosinistra e al trionfo dell’astensionismo, l’altro segnale chiaro lanciato dagli elettori è la fine del Movimento Cinque Stelle, che raggiunge ovunque percentuali a una cifra e si candida all’irrilevanza, con buona pace della sete di rivincita del suo condottiero Giuseppe Conte. Il Pd, invece, può cantare vittoria anche perché il suo segretario, Enrico Letta, vince le elezioni suppletive nel collegio di Siena e torna, quindi, sei anni dopo lo “strappo”, alla Camera dei deputati, dove potrà avere un ruolo di primo piano nell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Questo risultato fa a pugni con i sondaggi che da anni Matteo Salvini e Giorgia Meloni agitano per rivendicare di essere maggioranza nel Paese e apre una seria riflessione sull’incapacità del centrodestra di accreditarsi come forza di governo credibile e affidabile sui territori, dove sconta la mancanza di una classe dirigente all’altezza dei compiti.

Il verdetto delle urne contribuirà a inasprire lo scontro tra le forze che sostengono il governo Draghi. Ora i Dem si sentiranno legittimati ad alzare la voce, pretendendo l’attuazione di punti qualificanti del loro programma e la Lega finirà per puntare i piedi su Quota 100 e altre riforme assai gradite all’elettorato del Carroccio. Per Mario Draghi, quindi, si preannunciano giorni difficili. C’è chi però ritiene che, dopo questa batosta elettorale, Salvini e Meloni non avranno la smania di tornare subito al voto. 

Analizzando singolarmente le sfide, partiamo da quelle dall’esito scontato. Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, ha stravinto con oltre il 50% le elezioni regionali in Calabria, e le divisioni nella sinistra gli hanno notevolmente facilitato il compito. A Milano, dove ha votato solo il 47% degli aventi diritto, il sindaco uscente Giuseppe Sala ha quasi doppiato il suo principale sfidante, il medico Luca Bernardo, di centrodestra, sfiorando il 60%. Risultati ancora più netti a Bologna e Napoli. Nel capoluogo emiliano il candidato del centrosinistra, Matteo Lepore, supera il 60% e prende più del doppio dei voti del candidato di centrodestra, Fabio Battistini, fermo sotto il 30%. A Napoli, invece, in testa c'è il candidato unitario del centrosinistra e dei 5 Stelle Gaetano Manfredi, anch’egli oltre il 60%. L'ex ministro ha addirittura preso quasi il triplo delle preferenze raccolte dal rivale di centrodestra Catello Maresca.

Più incerte le partite nella capitale e a Torino. A Roma ci sarà il ballottaggio, fra due settimane, e a contendersi il Campidoglio saranno Enrico Michetti, del centrodestra, e Roberto Gualtieri, di centrosinistra. Gli altri due candidati, Carlo Calenda e la sindaca uscente, Virginia Raggi, hanno raccolto entrambi molti voti, quasi il 20% a testa, e saranno corteggiati da Michetti e Gualtieri, anche se quest’ultimo appare avvantaggiato. A Torino, invece, il 17 e 18 ottobre si sfideranno Stefano Lo Russo, del centrosinistra e Paolo Damilano, del centrodestra. Il primo potrà quasi sicuramente beneficiare, al secondo turno, dei voti della pentastellata Valentina Sganga, che non raggiunge il 10%. Altro ballottaggio importante si terrà a Trieste, dove il sindaco uscente e candidato del centrodestra Roberto Dipiazza (44%) è in vantaggio sul suo principale sfidante di centrosinistra, Francesco Russo (31,10%).

In conclusione, appare azzardato tirare conclusioni nette dopo il voto di ieri e domenica, viziato senz’altro dall’altissima percentuale di astenuti. Alle politiche, l’anno prossimo o nel 2023, sarà tutto diverso e quindi la sinistra farebbe male a cantare vittoria oggi dopo l’innegabile trionfo nelle città. Conteranno il sistema elettorale, le alleanze e le leadership per conquistare la guida del Paese. Ed è ancora troppo presto per fare previsioni.

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