a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Una suora indiana, suor Maria Teresa, sarà canonizzata il 13 ottobre

Il 13 ottobre suor Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, fondatrice della congregazione delle suore della Holy Family, sarà elevata agli onori degli altari. Era nata nel 1876 in India, nello stato indiano del Kerala, ed è morta nel 1926. “Di origini nobili – riporta l’agenzia AsiaNwes – ha trascorso una vita di penitenza, preghiera e digiuno. È conosciuta per le sue opere caritatevoli, soprattutto per l’amore prediletto nei confronti dei più poveri tra i poveri. Per questo, in molti vedono in lei una spiccata somiglianza con Madre Teresa di Calcutta”. Il 12 febbraio 2019 il Papa ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei santi a emanare il decreto che riconosce il miracolo che le è stato attribuito: la guarigione nel 1970 di Mathew Pellisery, nato con entrambi i piedi torti. Suor Maria Teresa sarà la quinta santa indiana. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha accolto la notizia dichiarando il 29 settembre, nel corso della trasmissione radiofonica “Mann Ki Baat” (Voce del cuore) da lui condotta una volta al mese, “è motivo di orgoglio che Papa Francesco proclamerà santa suor Mariam Thresia”. Sono poche parole, ma importanti perché in India discriminazioni e violenze nei confronti dei cristiani sono in aumento, anche perché i radicali indù si sono rafforzati a partire dal 2014, anno in cui il partito nazionalista del premier, il Bharatiya Janata Party, ha vinto le elezioni e ha assunto il governo del paese. Positiva è anche la notizia del rilascio su cauzione avvenuto il 18 settembre di padre Binoy John, uno dei tre religiosi – due sacerdoti e un catechista – arrestati il 6 settembre nello stato del Jharkhand con l’accusa di conversioni forzate e occupazione illegale di terreni. L’altro sacerdote, padre Arun Vincent, era stato rilasciato poco dopo il fermo. Resta in carcere per ora il catechista Munna Hansda.