• MOZIONE SEGRE

Una Commissione liberticida, l'antisemitismo non c'entra

Passa la "mozione Segre" per l'istituzione di una Commissione contro l'antisemitismo e l'odio. Perché il centrodestra si è astenuto? Perché la lotta all’antisemitismo appare lo specchietto per le allodole per allargare il novero dei punti di vista messi al bando e per censurare opinioni di vario tipo, tutte catalogate come "hate speech". 

Liliana Segre in Senato

Divampano le polemiche sulla commissione Segre contro odio, razzismo e antisemitismo, nata due giorni fa al Senato con 151 voti a favore e 98 astensioni, quelle del centrodestra.

Nel testo che ha ottenuto il via libera dall’aula di Palazzo Madama si rintracciano contenuti potenzialmente lesivi della libertà d’espressione, laddove si amplia in modo generico la nozione di odio, includendovi molte manifestazioni del pensiero anche non lesive della dignità altrui ma semplicemente riconducibili nell’alveo del pluralismo delle idee. «Il Consiglio d’Europa –esordisce il documento - ha recentemente istituito la “No hate parliamentary alliance”, con lo scopo di prevenire e contrastare l’incitamento all’odio. Di questa rete fanno parte parlamentari di tutti i Paesi, che intendono impegnarsi a livello nazionale e internazionale contro l’odio in tutte le sue forme e in particolare contro lo hate speech; negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescente spirale dei fenomeni di odio, intolleranza, razzismo, antisemitismo e neofascismo, che pervadono la scena pubblica accompagnandosi sia con atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro singoli e intere comunità, sia con una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione e in particolare sul web».

Già qui si opera una distinzione arbitraria di natura ideologica, accostando il neofascismo all’odio e all’intolleranza, ma senza fare alcun riferimento agli estremismi neocomunisti che pure richiamano alla memoria atrocità della storia come le foibe o gli orrori delle feroci dittature comuniste. Poi si argomenta in modo discutibile sul concetto di incitamento, «che – si legge - può comprendere vari tipi di condotte: quelle dirette a commettere atti di violenza, ma anche l’elogio di atti del passato come la “Shoah”; ma incitamento è anche sostenere azioni come l’espulsione di un determinato gruppo di persone dal Paese o la distribuzione di materiale offensivo contro determinati gruppi». Si tratta di un altro passaggio che di fatto comprime la libertà d’espressione perché affida a una commissione il compito di valutare l’offensività di determinate parole e quindi la delimitazione del concetto di hate speech, che finisce per assumere un’intonazione ideologica e di parte. Guai, infatti, consentire che la fissazione dei confini dell’odio risulti ispirata a criteri partigiani e faziosi, che contaminano l’idea stessa di neutralità e libertà d’informazione e il principio pluralista.

Si ammanta dunque di “salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone” quello che invece appare come un tentativo arbitrario di imbavagliamento di alcune opinioni ugualmente meritevoli di cittadinanza nei circuiti mediatici. La lotta all’antisemitismo appare lo specchietto per le allodole per allargare in modo spropositato il novero dei punti di vista messi al bando e per censurare di fatto una costellazione assai ampia di interpretazioni della storia che potranno facilmente essere catalogate come hate speech. Mettere sullo stesso piano antifascismo e anticomunismo potrebbe non essere più consentito. Difendere la famiglia naturale potrebbe essere etichettato come pregiudizio, stereotipo o, peggio, omofobia. Difendere i confini nazionali potrebbe configurare sempre e comunque una violazione dei diritti umani. E via dicendo.

Viene dunque istituita «una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, costituita da 25 componenti in ragione della consistenza dei gruppi stessi» e si precisa che essa «ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche».

Tra le funzioni della Commissione c’è inoltre quello di trasmettere «entro il 30 giugno di ogni anno, al Governo e alle Camere una relazione sull’attività svolta, recante in allegato i risultati delle indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate». Tra i poteri del nuovo organismo c’è anche quello di «segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca».

Il centrodestra ritiene che questa commissione voglia imbavagliare la libertà d’espressione e introdurre di fatto uno Stato di polizia. Esponenti di Fratelli d’Italia hanno addirittura accusato la maggioranza di voler mettere fuori legge il loro stesso partito. «Siamo contro razzismo, violenza, odio e antisemitismo senza se e senza ma», si è giustificato Salvini dopo la votazione. «Tuttavia non vorremmo che qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quello che per noi è convinzione e diritto ovvero il ‘prima gli italiani’».

In definitiva, si tratta di un testo discutibile, che istituisce una commissione della quale nessuno sentiva la necessità, visto che esistono già molteplici meccanismi giuridici e di autodisciplina (anche da parte delle piattaforme social) per combattere l’hate speech e tutelare i diritti delle persone, senza per questo criminalizzare le dichiarazioni e le opinioni sgradite a qualcuno. Affidare a un organismo politico, votato a maggioranza e quindi tendenzialmente di parte, la valutazione del linguaggio d’odio e l’individuazione dei casi di hate speech da punire è una vera minaccia per la libertà di parola nel nostro Paese.