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ELEZIONI

Una Chiesa schierata a sinistra. Ma nell'urna Dio ti vede, i vescovi no

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Il presidente dei vescovi dell'Ue, mons. Crociata, il vicepresidente della Cei, mons. Savino e i cattolici scesi in campo, come Tarquinio, sono tutti schierati a sinistra, per un progetto di Europa unita, con i valori socialisti di Ventotene. Ma per un cattolico, si può esercitare l’obiezione di coscienza nei confronti di questi vescovi.

Ecclesia 08_06_2024
Mariano Crociata (Imago Economica)

Siamo arrivati al momento del voto per le elezioni europee. La Bussola ha pubblicato nei giorni scorsi molti interventi in proposito ed anche un articolo con suggerimenti piuttosto precisi quanto ai criteri di voto. Non è il caso di richiamare queste cose già dette. Tuttavia, può essere utile fare qualche puntualizzazione su un aspetto di notevole interesse soprattutto per i cattolici e di cui non ci è avuto il tempo di parlare in modo adeguato.

Ci riferiamo alle posizioni della Chiesa Cattolica europea, della Chiesa Cattolica italiana e di tanti personaggi noti del mondo cattolico che sono scesi in lizza. È di pochi giorni fa un ennesimo appello del presidente dei vescovi dell’Unione europea, mons. Mariano Crociata, che ha incoraggiato tutti i cittadini, e in particolare i cattolici, «ad andare a votare e a farlo in modo responsabile, scegliendo candidati e partiti che continuino a costruire un’Europa migliore per tutti. L’Ue non è perfetta, ma vogliamo migliorarla insieme utilizzando gli strumenti democratici di cui disponiamo, a cominciare dal diritto di voto». L’invito, apparentemente asettico, suggerisce di evitare i partiti e i candidati che vorrebbero frenare o fermare il processo di Unione. Con l’espressione “L’Europa non è perfetta” Crociata intende contraddire quanti invece la considerano fallita o pericolosa e vedono in essa una deriva verso forme autoritarie e di nuova prigionia ideologica. La situazione in Polonia, dove si è insediato un governo voluto da Bruxelles che si sta dimostrando dannoso per la sua volontà di sradicare la storica identità di quel popolo, e l’ostracismo nei confronti dell’Ungheria alla soglia del suo mandato presidenziale dell’Unione europea non producono alcuna riflessione critica nei vescovi della Comece e il suo Presidente spinge per il proseguimento di questa linea.

Sempre pochi giorni fa il vicepresidente dei vescovi italiani mons. Francesco Savino in una intervista a Repubblica ha detto: «Mi auguro che l’Europa torni ad essere coerente con lo spirito di Ventotene (corsivo nostro, ndr) che prevalgano i principi della solidarietà, della condivisione e della fraternità. Un’Europa dove non prevalgano le logiche identitarie che negano le aperture, un ’Europa inclusiva. Vorrei che da queste elezioni venisse fuori un’Europa a due polmoni: la sovranità europea e la sovranità nazionale non in contrapposizione ma in un rapporto di reciprocità e corresponsabilità». Il manifesto di Ventotene sull’Europa unita era stato redatto nell’omonima isola da un gruppo di confinati dal regime fascista di ideologia socialista e atea. Quel manifesto voleva attuare una rivoluzione socialista, abolire la proprietà privata, considerava il popolo come bisognoso di essere guidato dagli esperti e che doveva essere fatto oggetto di una grande pedagogia di massa per cambiarne la natura. Quello di Ventotene è il manifesto di un’Europa autoritaria e impositiva, atea e anticristiana, guidata, a nome del popolo-massa, da una categoria di esperti illuminati. Assomiglia molto a quella di adesso. Eppure, il vicepresidente dei vescovi italiani non è contento e si augura che l’Europa del dopo elezioni ritorni ancora di più a quello spirito.

Mons. Savino si schiera anche contro le identità e per un’Europa inclusiva, che però a quel punto non sarà più Europa, perché le inclusioni ne elimineranno l’identità. E si spinge anche a puntare sugli Stati Uniti d’Europa, sognando una «reciproca corresponsabilità tra sovranità nazionale e sovranità europea». Per dargli retta bisognerebbe votare Bonino e Renzi e boicottare tutti i partiti a cui la parola sovranità applicata all’Unione fa venire l’orticaria.

Affrontiamo queste elezioni europee con tutta la Chiesa schierata a sinistra e con cardinali e vescovi che fanno politica diretta: criticano il premierato e l’autonomia regionale differenziata e invitano senza nessun pudore a votare quei partiti che già hanno dato prova di volere l’aborto nei diritti fondamentali dell’Unione. Alla recente votazione al parlamento europeo su questo punto, tutti i parlamentari italiani del Partito Democratico hanno votato a favore, tanto per non lasciare dubbi in proposito, ma i vescovi fingono di non ricordarselo. In particolare, il Partito Democratico è come la Democrazia Cristiana degli anni Cinquanta del secolo scorso, con tutti i cattolici dentro e con le parrocchie e i vescovi che li consacrano. Del resto, molte diocesi italiane sono in mano ad esponenti di quel partito. Non occasionalmente in mano, ma strutturalmente in mano.

È il nuovo collateralismo tra Chiesa e politica, iniziato da tempo ben prima di queste elezioni, fondato dalle nuove correnti teologiche d’avanguardia, guidato dai vescovi oppositori di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e ora sistematicamente nominati nelle diocesi strategiche. Esso è alimentato dal nuovo pastoralismo antidottrinale ed è inevitabile che diventi anche politico.

La discesa in campo di Marco Tarquinio - a lungo direttore del quotidiano dei vescovi Avvenire da lui guidato a completare la lunga marcia verso una sinistra non solo ideologica ma anche partitica, proprio nelle file del Partito Democratico come avvenuto un tempo per Paola Binetti -, e di Fabio Pizzul, ex presidente dell’Azione Cattolica milanese e tuttora presidente di fondazioni diocesane, pure lui nel Partito Democratico, sono due delle tante testimonianze di questo evidente collateralismo. Pizzul, nel suo programma, dice di volere il riarmo dell’Europa e l’abolizione del diritto di veto con la conseguente assunzione di decisioni prese a maggioranza con la conseguente fine di ogni autonomia degli Stati: faremo quello che ci dicono di fare. Inoltre, vuole il debito comune, con la conseguente costituzione di un ministero del tesoro europeo, e intende puntare agli Stati Uniti d’Europa. Si salvi chi può.

Ci sono molti motivi per non votare questi partiti continuisti e scegliere quelli di rottura. Per i cattolici ce n’è anche un altro: esercitare l’obiezione di coscienza nei confronti di questi vescovi. Di argomenti per disobbedire nell’urna ai vescovi sia europei che italiani ce ne sono d’avanzo: nell’urna Dio ti vede, i vescovi no.



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