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contraddizioni

Un porporato pro-Lgbt alla guida dell’Ordine Costantiniano

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Al card. Renato Raffaele Martino subentra come Gran Priore il card. Marcello Semeraro, nonostante le posizioni filo-arcobaleno di quest’ultimo confliggano clamorosamente con gli statuti dell’organizzazione cavalleresca, assolutamente improntati alla più rigorosa e tradizionale dottrina cattolica.

Ecclesia 03_06_2023

Del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio La Nuova Bussola Quotidiana si era già dovuta (purtroppo) occupare, per evidenziare una grave contraddizione al suo interno.

Benché gli Statuti di tale prestigiosa organizzazione cavalleresca siano, infatti, chiari e propongano «la glorificazione della Croce, la propagazione della Fede e la difesa della Chiesa Apostolica Romana», indicando «non solamente come precipuo dovere dei Cavalieri e delle Dame vivere in conformità alla Fede Cattolica», ma anche «associarsi a tutte quelle manifestazioni, che concorrono all’incremento dei principi religiosi e cooperare con tutti i mezzi a ché si ridesti nella pratica la vita cristiana», risultava (e risulta ancora oggi, benché l’anomalia sia emersa e circostanziata) «Rappresentante per la Città di Milano» quell’on. Gabriele Albertini, indicato come espressamente massone sul sito del Grand’Oriente d’Italia e sul suo notiziario ufficiale, Erasmo, dicembre 2018, Anno III, n. 11, nell’articolo Maestri per la Città, riportando quanto documentato dallo storico Giovanni Greco nei due volumi dedicati ai sindaci italiani con “grembiulino” (ricordiamo che Albertini fu sindaco di Milano dal 1997 al 2006, mentre sarebbe stato iniziato alla Libera Muratoria nel 2015). Essere massoni comporta, ancora oggi, la scomunica per un cattolico, vale la pena ricordarlo.

Di nuovo, tuttavia, gli eventi costringono a tornare obtorto collo in argomento. È notizia recente, infatti, solo di pochi giorni fa, la nomina del card. Marcello Semeraro a Gran Priore dello stesso Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. È succeduto al card. Renato Raffaele Martino, rimasto comunque come Gran Priore Emerito. Ora, anche del card. Semeraro La Nuova Bussola Quotidiana si è dovuta (purtroppo) occupare più volte. Perché? Per denunciare fatti circostanziati e dichiarazioni documentate, che sollevano più di un imbarazzante interrogativo.

Fu, ad esempio, l’allora vescovo Semeraro a dichiarare nel 2016, in un’intervista al Corriere della Sera, di non avere obiezioni «al fatto che, sotto il profilo pubblico, si dia consistenza» alle unioni civili, invocando «il dovere di tenere sempre aperti i ponti». Il 2 gennaio 2018 in un’altra intervista, questa volta rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia, mons. Semeraro fece dichiarazioni inequivocabili, ma davvero sconcertanti ed in rotta di collisione non solo col Catechismo della Chiesa Cattolica, bensì anche con la Sacra Scrittura, più che chiara e definitiva in materia: «Se i divorziati vogliono risposarsi – affermò il prelato – questo è addirittura un bene: vuol dire che non hanno perso la fiducia nel matrimonio. E poi oggi la Chiesa è molto attenta all’aspetto soggettivo della questione, bisogna valutare caso per caso. I tempi cambiano». Ma la Sacra Bibbia no, neppure di fronte ai voli pindarici compiuti dagli acrobati della “teologia della situazione”, impegnatissimi nel dimostrare l’indimostrabile con complicatissimi discorsi intellettualoidi, lontanissimi tuttavia dalla vera Fede e, purtroppo, tali da portarne lontano anche altri.

Il 26 ottobre 2018 La Nuova Bussola Quotidiana tornò in argomento, in quanto mons. Semeraro, allora vescovo di Albano e segretario del “Consiglio dei Cardinali” (unico ancora non porporato…) voluto da papa Francesco a proprio supporto nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia, intervenne direttamente al V Forum dei Cristiani Lgbt con un discorso tutto improntato all’accoglienza non tanto delle persone omosessuali, di per sé prevista anche dal Catechismo, quanto dell’omosessualità in quanto tale. Nel marzo 2019 Res Novæ indicò mons. Semeraro, assieme ad altri, tra coloro che prepararono la contestatissima esortazione Amoris lætitia, quella che generò i cinque dubia presentati a papa Francesco da quattro cardinali e ad oggi rimasti senza risposta (due dei quattro autori han fatto in tempo a morire, da allora).

Una nuova notizia apparve su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 ottobre 2020, quando papa Bergoglio nominò mons. Semeraro nuovo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, nonostante la sua nota linea “aperturista” nei confronti dell’omosessualità, confermata nell’ennesima intervista rilasciata in quegli stessi giorni al quotidiano della Cei Avvenire.

Ma l’ascesa non era finita e la carriera di mons. Semeraro registrò un’importante svolta con la porpora: in un chiarissimo articolo del 29 ottobre 2020, il direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, Riccardo Cascioli, mostrò come ben tre neo-cardinali su 13 fossero dichiaratamente favorevoli al riconoscimento giuridico delle unioni civili ed alla completa “normalizzazione” dell’omosessualità, spendendosi «ampiamente – si legge – per la causa Lgbt nella Chiesa».

Uno di loro, anzi «il più importante è sicuramente l’italiano Marcello Semeraro, che della sua diocesi di Albano ha fatto la capitale italiana del movimento catto-gay. Ogni anno ospita infatti il Forum dei cristiani Lgbt italiani, il cui scopo è proprio quello di rendere l’omosessualità – e non le persone con tendenze omosessuali – pienamente accettata nella Chiesa, con un cambiamento del Catechismo ed una rilettura della Sacra Scrittura in chiave arcobaleno». Sulla stessa linea di mons. Semeraro si trovavano all’epoca altri due neo-cardinali come lui ovvero l’arcivescovo di Washington, mons. Wilton Gregory, e mons. Mario Grech, maltese, il che ha inevitabilmente rafforzato la presenza catto-gay nel Sacro Collegio.

Ora tutto questo rende sicuramente problematico conciliare le posizioni del card. Semeraro con le (giustamente!) rigorose posizioni espresse negli Statuti del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, già citate. Tra massoni e “progressisti” (o modernisti, che dir si voglia), qui il rischio che dall’Ordine (quello Costantiniano) si giunga al disordine (quello modernista) è davvero altissimo…