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Semeraro & Co., la lobby gay alla conquista di San Pietro

Alla faccia di chi ancora vuole credere che non sia a favore delle unioni civili, papa Francesco tira dritto e tra i nuovi cardinali ne sceglie ben tre noti per le loro posizioni apertamente a favore, non solo delle unioni civili, ma della legittimazione dell'omosessualità. 
- AGUER: «RICORDO BERGOGLIO IN ARGENTINA LOTTARE PER LE UNIONI GAY», di Andrea Zambrano

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Semeraro con il Papa festeggia il suo 70mo compleanno

Fa una certa tenerezza vedere sui giornali italiani e sui social, prelati e laiconi affannarsi a spiegare – contro ogni evidenza - che il Papa non intendeva sostenere le unioni gay con quelle dichiarazioni riportate nell’ormai famoso docufilm Francesco presentato a Roma la scorsa settimana. Non è bastato l’eloquente silenzio dei media vaticani e del portavoce del Papa, che non hanno voluto smentire l’interpretazione civil-unionista che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti; non è bastata neanche la ricostruzione della posizione passata su questo tema (e che oggi il vescovo argentino Aguer conferma alla Bussola, essendone stato testimone diretto), che dimostra come l’opinione di papa Francesco coincida esattamente con quella di coloro che anche in Italia hanno favorito la legge sulle unioni civili (e hanno fatto di tutto per boicottare i Family Day).

Per chi non vuol vedere, neanche l’evidenza è sufficiente. Così nel frattempo papa Francesco, incurante del polverone alzato, ha proseguito piantando subito un altro tassello importante per la causa gay, con la nomina dei nuovi cardinali. Almeno tre di loro (su 13) sono chiaramente favorevoli non solo al riconoscimento giuridico delle unioni civili, ma alla completa normalizzazione dell’omosessualità; e soprattutto si spendono ampiamente per la causa Lgbt nella Chiesa.

Il più importante di loro è sicuramente l’italiano Marcello Semeraro, che della sua diocesi di Albano ha fatto la capitale italiana del movimento catto-gay. Ogni anno ospita infatti il Forum dei cristiani Lgbt italiani, il cui scopo è proprio quello di rendere l’omosessualità – e non le persone con tendenze omosessuali - pienamente accettata nella Chiesa, con un cambiamento del Catechismo e una rilettura della Sacra Scrittura in chiave arcobaleno. Non stupisce dunque che appena ricevuta la nomina alla porpora, Semeraro abbia sostenuto, riferendosi all’intervista del Papa, le ragioni delle unioni civili. Del resto era appena uscito il libro di don Aristide Fumagalli, una sorta di padre James Martin in versione italiana (“L’amore possibile – Persone omosessuali e morale cristiana”), di cui monsignor Semeraro ha firmato la prefazione.
Peraltro già in occasione del Family Day del gennaio 2016, Semeraro si è apertamente schierato a favore del riconoscimento delle unioni civili, pur escludendo le adozioni per le coppie gay.

A sorprendere dunque non è tanto la posizione di Semeraro, coerente con la sua storia, quanto la sua rapida carriera ecclesiale. Nominato vescovo di Oria nel 1998 da Giovanni Paolo II, nel 2004 viene promosso alla diocesi di Albano malgrado voci maligne sui rapporti intrattenuti con un sacerdote. Ma è con l’elezione di papa Francesco che le sue azioni in Vaticano crescono enormemente: il Papa lo conosceva bene perché ci aveva lavorato fianco a fianco durante il Sinodo del 2001. Così nell’aprile 2013 viene subito chiamato a fare da segretario al Consiglio dei cardinali, formato per aiutare papa Francesco nel disegno di riforma della Curia vaticana. E ora, nel giro di dieci giorni, è stato prima nominato prefetto della Congregazione per la causa dei Santi, in sostituzione del cardinale Angelo Becciu nel frattempo caduto in disgrazia, e poi cardinale.

In una lunga intervista pubblicata il 2 gennaio 2018 sul Nuovo Quotidiano di Puglia, il vescovo Semeraro racconta della sua stretta amicizia con papa Francesco, che pochi giorni prima gli aveva fatto la sorpresa di presentarsi alla sua festa di compleanno (aveva compiuto 70 anni). E per l’occasione tocca anche il tema dei divorziati risposati, confermando l’indirizzo impresso da papa Francesco in materia. Dice Semeraro: «Se i divorziati vogliono risposarsi questo è addirittura un bene: vuol dire che non hanno perso la fiducia nel matrimonio. E poi oggi la Chiesa è molto attenta all’aspetto soggettivo della questione, bisogna valutare caso per caso. I tempi cambiano». Già, i tempi cambiano, e quindi la “Nuova Chiesa” è pronta anche a rinnegare San Paolo e tutte le Scritture che in materia di omosessualità sono più che chiare.

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è l’arcivescovo di Washington, Wilton Gregory, primo vescovo afro-americano negli Stati Uniti, che appena un anno fa affermava - rispondendo a una intervista – che «i cattolici transgender appartengono al cuore della Chiesa». In precedenza Gregory, da vescovo di Atlanta, aveva aperto la cattedrale agli incontri di famiglie con qualche membro Lgbt e aveva espresso pieno sostegno a padre James Martin e monsignor Henry Gracz, entrambi molto attivi nel promuovere l’agenda Lgbt nella Chiesa. Nel 2014, monsignor Gregory ha anche nominato un diacono come assistente spirituale della comunità diocesana Lgbt, e ha fatto una severa autocritica della Chiesa nei confronti delle persone Lgbt.

Il terzo neo-cardinale apertamente gay-friendly è il maltese Mario Grech, il cui attivismo pro-gay è apparso chiaro in occasione del primo Sinodo sulla Famiglia, nel 2014, quando invitò gli altri padri sinodali ad usare un linguaggio più sensibile nei confronti di gay e lesbiche. Grech si è anche espresso pubblicamente a favore delle unioni civili e delle coppie omosessuali; in una intervista del 2015 affermò che «oltre al matrimonio» ci sono «differenti forme di relazione».

Forse non sono stati scelti come cardinali esclusivamente per il loro attivismo pro-gay, ma è certo che una presenza così ingombrante in materia di omosessualità non poteva passare inosservata. Così come è certo che la presenza catto-gay nel sacro Collegio si rafforza notevolmente.
Il sito statunitense New Ways Ministry, punto di riferimento per la battaglia catto-gay, congratulandosi con il Papa per la scelta dei succitati tre, elenca i nomi di altri 10 cardinali che nel Sacro Collegio vengono considerati di orientamento pro-Lgbt, tutti nominati da papa Francesco:  Blase Cupich, Joseph Tobin, Kevin Farrell, Jozef de Kesel, Vincent Nichols, Matteo Zuppi, Jean-Claude Hollerich, José Tolentino Medonca, John Atcherly Dew e padre Michael Czerny, SJ. *

C’è da dire che se costoro hanno da tempo preso posizioni pubbliche sul tema dell’omosessualità e delle unioni civili, è verosimile che all’interno del Collegio cardinalizio ci siano altri “simpatizzanti”, rimasti finora nell’ombra: vuol dire che il peso della lobby gay nel prossimo conclave si farà molto sentire.

Ai comuni fedeli non resta che pregare perché Cristo riprenda in fretta il controllo della barca.

* Originalmente nell'elenco figurava anche il cardinale Dominique Mamberti, ma successivamente il sito New Ways Ministry ha riconosciuto che si trattava di un errore (vedi qui)

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