• MUSEO DI TERRASANTA

Un luogo dove «lasciare il proprio nome nella storia»

È una bella sfida quella del Terra Sancta Museum: raccontare i tesori nascosti nei magazzini della Custodia di Terrasanta e percorrere le opere più importanti delle prime tappe del Cristianesimo.

Presentazione del Terra Sancta Museum

«È giunto il momento di lasciare il proprio nome nella storia». È una bella sfida quella che conclude l'incontro di presentazione del Terra Sancta Museum. Giunta – per di più - in un momento di grande difficoltà economica. Quando tutti si preoccupano di salvare il poco che hanno «noi vogliamo rilanciare ognuno ad aprire di nuovo il cuore».  Il lancio ufficiale della campagna fondi è avvenuto martedì scorso a Milano in piazza Belgioioso. Nella prestigiosa sala messa a disposizione da Banca Intesa hanno articolato le loro relazioni tutti gli esperti coinvolti nella realizzazione di questo ambizioso progetto.

«A raccontare tutti i tesori nascosti nei magazzini della Custodia potremmo passare le giornate». Gabriele Allevi, museologo e responsabile del progetto, sta stretto nei suoi pochi minuti di intervento, e percorre velocemente le opere più importanti che verranno esposte. Dietro ogni reperto si nasconde una storia millenaria, che ripercorre le tappe principali a partire dai primi anni del Cristianesimo. Si comincia con le tombe funerarie del primo secolo dopo Cristo scoperte al Dominus Flevit (il luogo dove Gesù pianse su Gerusalemme), che testimoniano quanto fosse vivace la comunità cristiana della Città Santa nonostante le persecuzioni di quegli anni.

Si riscopre la figura di Re Salomone nella veste di esorcista, raffigurato in antichissimi amuleti cristiani in chiara continuità con la tradizione ebraica. O la devozione presso la casa di Pietro a Cafarnao, che risale ai primi anni dopo la morte di Cristo. E poi tutta la parte archeologica, che racconta attraverso gli oggetti la ricchissima storia della presenza francescana in Terra Santa. Innumerevoli (e in alcuni casi inestimabili) i regali dei Papi offerti ai frati francescani lungo il corso dei secoli, assieme ai doni dei sovrani europei. Una piccola parte di questo patrimonio immenso è già esposta a Versailles, nella reggia del Re Sole, pronta per essere trasferita nuovamente a Gerusalemme. 

 «Ci saranno saranno due sale predisposte per il Museo – ha spiegato l’architetto Giovanni Tortelli –  divise in due sedi: una al convento di S. Salvatore (dove ha sede la curia custodiale) e un’altra sulla Via Dolorosa (identificata nella tradizione popolare come “Via Crucis”), per un totale di circa 2500 metri quadrati». «C’è un gran lavoro da fare – ha spiegato Massimo Capuani  presentando lo studio di fattibilità di Deloitte – bisogna raccogliere 3,5 milioni di euro per completare i lavori».

Un terzo è stato già finanziato dalla Custodia, mentre la raccolta fondi è affidata alla ONG "Pro Terra Sancta". «Un sogno – ha detto padre Renato Beretta in rappresentanza del Custode p. Pizzaballa – che noi francescani speriamo di realizzare». Perché in un terra dove sembra dominare la violenza, vinca ancora oggi il metodo di san Francesco. «Proprio a lui vogliamo guardare per portare avanti questo progetto, alla sua umiltà che fu più utile di tante crociate». Quell’umiltà capace di costruire e di sanare le ferite della Storia. «Assieme alla povertà – ha continuato – che non è il facile pauperismo a cui ci hanno abituati, ma un uso corretto delle nostre risorse».

Qualche risultato è già arrivato. «È un progetto importantissimo che richiama una grande internazionalità», ha detto Guido Della Frera, imprenditore brianzolo e primo sostenitore. «Lo propongo a voi perché sostenere quest’opera ha entusiasmato prima di tutto me». Ed è l’entusiasmo di contribuire alla formazione di cristiani locali, di lasciare una traccia in quella terra dove “tutti siamo nati”, la gratificazione di dare il giusto posto a reperti fino ad oggi sconosciuti, consegnandoli, in eredità, alla Storia.

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