• RISCALDAMENTO GLOBALE

Un lockdown ogni due anni fa bene al clima. Non all'uomo

Un lockdown ogni due anni. Perché, nel 2020, abbiamo doppiato un obiettivo annuale di riduzione di emissioni di CO2 previsto dagli accordi di Parigi. Lo attesta uno studio di Nature Climate Change. Che però non suggerisce di ripetere l'esperienza, ma di ottenere lo stesso risultato con una politica energetica verde. Costi umani e materiali?

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Emissioni

Il lockdown fa bene al clima. Non è la prima volta che lo si sente dire, da scienziati e da politici. Questa convinzione è stata ribadita da uno studio internazionale che ha calcolato come, per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dagli accordi di Parigi del 2015, si debba accettare l’equivalente di un lockdown generalizzato ogni due anni. Bontà loro, gli autori dello studio climatologico non suggeriscono di chiudere tutti i cittadini in casa ogni due anni. Ma di impostare le politiche energetiche in modo da ottenere lo stesso effetto.

Secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, a firma di Corinne Le Quéré (Università dell’East Anglia) e altri sette ricercatori britannici, norvegesi, australiani e statunitensi, le chiusure in tutto il mondo dovute all’epidemia di Covid-19 sono risultate determinanti per ridurre il livello di emissioni di CO2. Dunque lo studio propone: “Gli effetti contraddittori degli investimenti post-Covid19, in infrastrutture per l’energia fossile, e il recente rafforzamento degli obiettivi climatici devono essere affrontati con nuove politiche volte a sostenere una riduzione globale delle emissioni nell’era post-Covid19”. Tradotto in termini più semplici: già che ci siamo, passiamo all’energia verde, così da rendere norma quel che è stata un’eccezione in un periodo in cui, per cause di forza maggiore, si emettevano pochi gas serra.

lockdown applicati in quasi tutti i Paesi industrializzati del mondo, hanno provocato una riduzione delle emissioni senza precedenti: circa 2,6 miliardi di tonnellate di CO2, un decremento del 7% in un anno. Tuttavia non potremmo permetterci neppure di festeggiare questo piacevole effetto collaterale della nostra sofferenza. Perché gli accordi di Parigi imporrebbero di ridurre le emissioni fra 1 e 2 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno. I lockdown hanno permesso di superare questo obiettivo, una tantum, nel 2020. Ma poi la riduzione di CO2 deve diventare una costante. Questi obiettivi sono considerati essenziali per contenere l’aumento della temperatura terrestre entro una soglia di 1,5-2 gradi C in più rispetto ai livelli pre-industriali.

Quanto è costata questa riduzione di 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 in un anno? Senza contare i costi umani, che nessuno ha ancora calcolato (quanti sono morti per le conseguenze dirette o indirette del lockdown), da un punto di vista economico i nuovi poveri, persone ritornate o finite in una condizione di povertà estrema, sono da 88 a 115 milioni in un anno secondo le stime della Banca Mondiale. L’impatto sull'economia ha provocato una contrazione media del Pil del -4,2% a livello mondiale, una riduzione del -7,4% del Pil a livello europeo (media dell’Ue), in Italia del -9,9%, negli Usa del -3,5%. La Cina, sempre che fornisca statistiche attendibili, è l’unica cresciuta nel corso dell’anno, con un +2,3%, un record negativo, comunque, rispetto ai ritmi della potenza emergente asiatica.

Per questo i ricercatori non suggeriscono di ripetere l’esperienza del lockdown una volta ogni due anni, per raggiungere gli stessi obiettivi climatici, ma di trasformare le fonti energetiche in modo da ottenere lo stesso risultato, senza shock economici. Tuttavia l’elenco delle perdite subite nel 2020 è comunque fondamentale per capire quale sia la magnitudine del cambiamento necessario. Passare dalle energie fossili alle rinnovabili, come si ripropongono sia la Commissione Europea che la nuova amministrazione democratica degli Usa, non sarà un compito facile, né breve. Né privo di rischi, considerando che energie come il solare e l’eolico sono discontinue, producono a seconda del meteo. Nella sua proposta radicale, l’imprenditore e filantropo Bill Gates, include anche l’energia nucleare, quindi è relativamente più realistico rispetto alla formula “tutto rinnovabile”. Tuttavia, anche Gates prevede uno sforzo coordinato titanico, “da tempo di guerra”, con un controllo pressoché completo dello Stato sull’economia.

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