• QUALE EUROPA

Ue, una centralizzazione progressiva e immorale

L’attuale leadership e burocrazia europea puntano sempre più esplicitamente all'anticristianesimo, al centralismo democratico, all'omologazione/standardizzazione. La Germania, per bocca del cancelliere Scholz, pretende di abolire la regola dell'unanimità. Macron vuole un'altra burocrazia. È il primo passo verso uno Stato unitario. 

bandiera dell'UE

L’attuale leadership e burocrazia europea ci portano verso al tirannia. Ci sono scelte europee che possono apparire neutre, ma in realtà ne simboleggiano la direzione di marcia: anticristianesimo, centralismo democratico, omologazione/standardizzazione. In questi anni, abbiamo registrato quanto l’Europa abbia progressivamente combattuto vita umana, famiglia naturale, tradizioni e civiltà cristiane dei singoli paesi e dell’intero continente.

Ora ci troviamo ad un altro punto di svolta decisivo. L’8 agosto scorso, il Presidente polacco Mateusz Morawiecki, come abbiamo descritto su La Bussola, aveva aperto il dibattito sul futuro delle istituzioni europee a seguito delle emergenze Covid e guerra russa. In 5 parole parole: ‘valori fondanti’ (cristiani), ‘bene comune’, attenzione alla autonomia dei singoli paesi, ‘sussidiarietà’ e rispetto del voto all’unanimità. Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz la pensa all’opposto, in un ampio discorso tenuto all'Università Carlo di Praga il 29 agosto, ha affermato che l'UE deve rendersi "adatta" al futuro allargamento da 27 a 30 - o addirittura 36 - nazioni, prendendo più decisioni a maggioranza, invece di richiedere l'unanimità su tutte le decisioni e impedendo il diritto di veto. L’emergenza della guerra russo-ucraina e la possibilità di allargamento a Balcani, Ucraina, Moldova e paesi caucasici, per la Germania, è una buona scusa per abolire il ‘principio di unanimità’, a partire dalle decisioni che riguardano le sanzioni o la politica sui diritti umani.

Il discorso di Scholz ha fatto eco alle proposte avanzate negli ultimi mesi dal presidente francese Emmanuel Macron di una ‘Comunità Politica europea’, promossa nel giugno scorso e che prevede un ennesimo ed indefinito nuovo organismo sovranazionale con "l'obiettivo è offrire una piattaforma politica di coordinamento per i paesi europei in tutto il continente". Altra burocrazia che andrebbe ad aggiungersi all'Unione Europea e al Consiglio d'Europa, che ingloberebbe e coordinerebbe le politiche dei paesi Ue, del Regno Unito e di quelli che hanno chiesto adesione alla Ue e stanno approvando riforme per la piena partecipazione. Non c’è nulla di teorico o filosofico in queste discussioni.

La stessa Commissione non vede l’ora di assumersi più poteri ed evitare veti e discussioni con i dissidenti. Ad esempio, il Commissario per le Emergenze Janez Lenarcic, ha chiesto a metà agosto la creazione di una "Forza europea di protezione civile" direttamente sotto il controllo di Bruxelles per combattere l'impatto dei cambiamenti climatici (“i trattati dell'Ue dovrebbero essere modificati in modo da conferire a Bruxelles il potere di istituire una forza in grado di fornire questa "protezione"”). Centralismo dunque e, in questa direzione, va la riprovevole (nel metodo) e discutibile (nel merito) decisione del 28 agosto, presa dalla Commissione Europea e dal parlamento, di dichiarare l’isola di Ventotene “capitale morale” europea, in onore degli antifascisti (Spinelli, Rossi e Colorni) e del loro ‘Manifesto’ federalista europeo. La meta è chiara, come l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche era uno Stato federale costituitosi a seguito della Rivoluzione d'ottobre e sino al 1991, così ora l’Ue spinge per un federalismo in cui Commissione e alcuni stati possano decidere a maggioranza su tutti e tutto.

Una sempre maggiore omologazione e controllo, non solo, come abbiamo visto, in materia di (dis)valori, basta ricordare le continue angherie contro Polonia ed Ungheria, ma anche in settori della vita sociale ed economica di cittadini e imprese. Lo abbiamo visto durante l’emergenza della pandemia da Covid 19 con le sue privazioni di libertà, lo stiamo vivendo con l’imposizione dell’ambientalismo ideologico e le sue conseguenze per la nostra vita quotidiana. Ora, con la nuova crisi energetica, ampiamente prevista (solo a parole) dalla stessa Commissione, l’Europa ci vuole imporre nuovi obblighi e sin anche controllarci nelle nostre stesse abitazioni. Ebbene di emergenza in emergenza, procede senza sosta il progetto di uniformità ed omologazione forzosa di paesi e cittadini europei. Di pochi giorni orsono l’ennesima tassera del mosaico centralista: l'esecutivo dell'Ue istituirà un "Forum di alto livello sulla standardizzazione europea".

Come all’epoca del Covid e del Green Deal’, un ‘forum’ di esperti di alto livello dovrà fornire proposte e suggerimenti per affrontare le sfide del sistema di normazione europeo, per rispondere meglio alle esigenze di standardizzazione derivanti dalla trasformazione verde e digitale dell'ecosistema industriale dell'Ue. I 60 membri, tra cui organizzazioni di standardizzazione europee, associazioni di categoria, organizzazioni che rappresentano le PMI e le parti interessate della società (consumatori, ambientalisti e il mondo accademico). Ennesimo passo per piegare anche genialità imprenditoriale e competenza industriale alle manie dei falsi profeti del clima. Come la presenza dei più importanti leaders europei al ‘sabba’ della inaugurazione del tunnel del Gottardo del 1 giugno 2016 mostrò plasticamente ed anticipò la devianza immorale che ci sarebbe stata imposta, così ora la discussione e le decisioni sempre più centraliste, mostrano l’odio per la libertà e anticipano la tirannia omologatrice che colpirà il dissenso di ciascun cittadino e nazione.

Tuttavia, ad una Europa che regredisce verso il ‘centralismo democratico sovietico’ e si disinteressa dell’invasione di massa dei migranti come del ‘Piano per contrastare la povertà infantile’, si oppongono molti paesi. Ieri ad esempio, la Polonia ha inviato il primo segnale chiaro: la Germania vuole il centralismo? Prima ci risarcisca 1.300 miliardi di euro, pari al costo finanziario delle perdite subite durante la Seconda Guerra Mondiale sotto l'occupazione nazista.

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