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IL PUNTO

Ucraina, i russi avanzano nel Donbass. E avvisano gli USA

Le truppe russe avanzano su quasi tutto il fronte del Donbass, dove molti reparti ucraini si sono arresi. Oggi si può stimare che i russi e i loro alleati controllino circa il 25% del territorio ucraino. Intanto Zelensky chiede all’Occidente nuovi lanciarazzi, a lunga gittata, che rischierebbero seriamente di allargare il conflitto alla Nato. Mosca avvisa Washington.

Esteri 30_05_2022

Espugnata Lyman, chiuso (o quasi) l’accerchiamento di Severodonetsk, le truppe russe affiancate dalle milizie delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk avanzano su quasi tutto il fronte del Donbass, dove molti reparti ucraini si sono arresi mentre altri rifiutano di combattere ancora dopo essere stati abbandonati a sé stessi senza ordini, rifornimenti e armi pesanti.

A dare notizia del crollo di diversi reparti ucraini composti da personale arruolato da poche settimane e privo di addestramento hanno provveduto alcuni video postati dagli stessi militari di Kiev su Telegram ma anche un documentato articolo del Washington Post. Notizie che indirettamente rendono plausibili le voci raccolte presso diversi profughi fuggiti in Europa di manifestazioni di mogli e madri in Ucraina Occidentale che hanno protestato contro il governo per l’invio in prima linea di figli e mariti arruolati da pochi giorni.

Zelensky ha bisogno di carne da cannone per opporre resistenza nel Donbass mentre annuncia con ottimismo di aspettare buone notizie sulle armi in arrivo dall’Occidente. “Noi lavoriamo ogni giorno per rafforzare la nostra difesa, cioè per fornire principalmente armi. Ogni giorno ci avviciniamo al momento in cui il nostro esercito sorpasserà tecnologicamente e come forza di fuoco gli occupanti. Naturalmente, molto dipende dai nostri partner. Dalla loro prontezza a fornire all’Ucraina tutto il necessario per difendere la libertà. E io mi aspetto buone notizie su questo già questa settimana”, ha detto Zelensky nel suo ultimo discorso. Ma neppure i lanciarazzi multipli Mlrs e Himars che forse Washington fornirà potranno fare molto se affidati a militari appena arruolati: poche settimane di addestramento non bastano a trasformare un uomo in un fante, figuriamoci in un buon artigliere.

Anzi, le nuove armi, grazie a una gittata che arriverà ad almeno 70 chilometri (il doppio del raggio d’azione coperto dagli obici M777, M109 ed Fh-70 forniti finora dagli occidentali), rischiano di alzare l’escalation tra Nato e Russia, considerato che permetteranno in alcuni settori alle forze ucraine non solo di colpire le retrovie russe ma pure il territorio della Federazione Russa. L’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, sabato ha messo in guardia gli Stati Uniti dall’invio - definito “una provocazione” - di nuovi sistemi di lancio multiplo di razzi. “Per il momento, ci atteniamo alle dichiarazioni del portavoce del Pentagono, (John) Kirby, secondo cui non è stata presa una decisione definitiva su questo tema. Speriamo che prevalga il buon senso e che Washington non faccia un passo così provocatorio”, ha detto Antonov.

La Russia, attraverso i canali diplomatici, ha ripetutamente comunicato agli Stati Uniti che la fornitura di tali armi all’Ucraina aumenta notevolmente i rischi di un’escalation del conflitto. “Gli americani sono ben consapevoli che le loro azioni stanno ritardando le prospettive di pace: sono sempre più coinvolti nella crisi ucraina e ciò minaccia conseguenze imprevedibili per la sicurezza globale”. Secondo la Cnn e il New York Times, Washington potrebbe annunciare la prossima settimana la spedizione dei lanciarazzi multipli noti come Mlrs, a cui in seguito si aggiungeranno gli Himars che, imbarcando missili tattici, potrebbero colpire obiettivi fino a 300 chilometri di distanza. Non è chiaro quindi se gli USA forniranno tali lanciarazzi e con quale munizionamento, ma è evidente il rischio che l’Ucraina usi queste armi per colpire il territorio russo con l’obiettivo di determinare un allargamento del conflitto alla Nato, unica strategia che oggi Kiev ha in mano per rovesciare le sorti della guerra.

Sui fronti bellici, infatti, la situazione viene definita difficile dalle stesse autorità ucraine. “Abbiamo bisogno di armi pesanti. Senza artiglieria, senza sistemi a razzo a lancio multiplo non saremo in grado di respingerli”, ha detto giovedì il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, ammettendo che la situazione nell’est del Paese, dove le forze russe sono all’offensiva, “è terribile e anche peggio di quello che si dice”. Severodonetsk, nella Repubblica Popolare di Luhansk (Lpr), è sotto il completo controllo russo, ha annunciato il leader ceceno Ramzan Kadyrov, secondo il quale la resistenza ucraina è crollata dopo solo tre ore di attacco alla città. Sabato le autorità ucraine hanno negato che la città fosse caduta come era accaduto a Lyman, nella regione ucraina di Donetsk (Repubblica Popolare, per i russi), dove molti combattenti russi sono stati decorati dal comandante del Distretto militare centrale, il colonnello generale Alexander Lapin, per il coraggio e l’eroismo mostrati durante la battaglia.

Almeno 12.000 militari ucraini si trovano a rischio di accerchiamento tra Severodonetsk, Bakhmut e Lyman; la loro resa risparmierebbe molte vite ma raddoppierebbe il numero di prigionieri che le milizie filorusse dichiarano di aver catturato: 8.000 a Luhansk e 5.000 a Donetsk. Numeri che nessuna fonte neutrale ha potuto verificare, anche se negli ultimi giorni sono stati diffusi video e immagini dei 2.500 prigionieri catturati a Mariupol, inclusi i membri del reggimento “nazista” Azov.

I russi stanno colpendo pesantemente anche le retrovie ucraine con un raid missilistico che ha devastato un centro industriale a Kryvyi Rih, città natale di Zelensky a ovest del Dnepr. dove secondo Mosca si trovava un grande arsenale delle forze armate ucraine pieno di armi appena arrivate dai Paesi della Nato. Intanto, tra Dnipro, Poltava e Zaporizhzhya le truppe ucraine starebbero allestendo postazioni difensive per estendere una linea a protezione della sponda orientale del Dnepr, qualora il fronte del Donbass dovesse cedere sotto la pressione russa e anche Slovyansk e Kramatorsk dovessero cadere. Zaporizhzhya è però minacciata pure da sud dalle spinte offensive russe provenienti dalla regione di Melitopol, a nord della Crimea.

Uno studio della rivista statunitense Forbes valutava una settimana or sono che la Russia controllasse il 20,7% del territorio dell’Ucraina, 125 mila chilometri quadrati, cioè una superficie tripla rispetto al territorio controllato da Russia e milizie di Donetsk e Luhansk in Crimea e nel Donbass alla vigilia dell’operazione speciale varata da Mosca. Oggi forse il 25% del territorio ucraino è sotto il controllo militare dei russi e dei loro alleati del Donbass e un tracollo militare dell’esercito ucraino permetterebbe il loro rapido dilagare dal Donbass fino alle sponde del Dnepr. A sud-est le regioni di Kherson e Zaporizhzhya verranno probabilmente annesse alla Russia: vi circola già il rublo, la rete telefonica utilizza già il prefisso internazionale russo e si parla di un referendum che sancirà ufficialmente l’annessione alla Federazione, simile a quello tenutosi in Crimea nel 2014.

Le possibilità di fermare la guerra sembrano oggi legate alla volontà del governo di Kiev di accettare perdite territoriali consistenti e all’eventuale capacità di Ue e Nato di indurre il presidente Zelensky ad accettarle.