a cura di Benedetta Frigerio
  • Uttar Pradesh

Tre cristiani arrestati in India per “conversioni forzate”

Tre cristiani evangelici sono stati arrestati il 27 novembre nel villaggio di Daraura, nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, con l’accusa di aver forzato dei dalit, gli intoccabili del sistema indù delle caste, a convertirsi al Cristianesimo e di promozione della discordia tra gruppi religiosi ed etnici, secondo un articolo di legge che proibisce di offendere qualcuno per il suo credo religioso. La polizia del distretto sostiene che a denunciarli è stato il capo del villaggio, Prakash Pasi, un dalit, che però nega di averlo fatto. Secondo la versione delle autorità durante un incontro di preghiera presso la casa di uno dei cristiani arrestati si sarebbe verificato un tentativo di “sfruttare mentalmente gli abitanti del villaggio”. I cristiani avrebbero detto: “se non credete in Gesù Cristo, soffrirete. Coloro che lo seguono saranno liberati da tutti i problemi e le malattie”. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians, sostiene che, per quanto l’India sia un paese che garantisce il diritto alla libertà religiosa, “i membri della minoranza cristiana non sono al sicuro nemmeno a casa propria. La loro vita e le loro proprietà sono in pericolo”. A renderne difficile la vita contribuisce la connivenza tra radicali indù e forze dell’ordine. La polizia locale – spiega Sajan K George – arresta i membri della minoranza sulla base di false denunce di conversione. Il giorno prima dell’arresto dei tre cristiani alcuni elementi di estrema destra avevano domandato al capo del villaggio dove i cristiani si riunivano in preghiera. Gli stessi hanno poi informato la polizia che ha provveduto all’arresto. L’Uttar Pradesh è lo stato indiano in cui si verificano più attacchi ai cristiani. La commissione legislativa dello stato ha appena sottoposto al primo ministro la bozza di una proposta di legge contro le conversioni cosiddette forzate ancora più severa di quella in vigore.