a cura di Riccardo Cascioli
  • COVID-19

Taiwan dimostra che le democrazie combattono le crisi meglio che le dittature

 

Il successo di democrazie come Taiwan e Corea del Sud nel contrasto all’epidemia di Covid-19 demolisce la retorica del “modello cinese” che Pechino ha lanciato per sminuire le democrazie liberali, tradizionalmente rappresentate dai paesi occidentali. Sono soprattutto i risultati ottenuti da Taiwan ad “avvelenare” la propaganda di Pechino. L’isola si è dimostrata infatti di gran lunga più capace di far fronte al coronavirus senza tuttavia adottare le strette misure di cui la Cina si è vantata. L’8 aprile, ultimo dato rilevato, in Taiwan c’erano meno di 380 casi confermati e cinque morti soltanto; e questo nonostante la sua vicinanza alla Cina. Inoltre Taiwan, con lo slogan “Taiwan può aiutare e lo fa”, ha attuato una efficace “diplomazia delle mascherine” donandone milioni – 5,6 milioni alla sola Unione Europea – e avviando partnership mediche con diversi paesi, il che le ha valso gratitudine e ringraziamenti ufficiali. Pechino, furiosa per le manifestazioni di riconoscenza dell’UE e degli Stati Uniti, ha reagito affermando che la generosità di Taipei non è altro che una sfida alla Cina, una mossa spregevole, un complotto politico. Va ricordato che, siccome la Cina considera l’isola una sua provincia e ritiene che quindi non abbia diritto di far parte di organismi internazionali, Taiwan non è membro dell’Oms. Il governo di Taipei sostiene che per questo motivo non ha ricevuto tempestivamente informazioni utili per combattere il virus. L’Oms non avrebbe risposto alle richieste di chiarimenti, in particolare a quella del 31 dicembre per sapere se il virus poteva essere trasmesso da persona a persona. Ciononostante Taiwan ha incominciato a esaminare gli arrivi da Wuhan il 31 dicembre e ha attivato le operazioni di emergenza il 2 gennaio, cosa che secondo gli esperti ha consentito all’isola di tenere sotto controllo il virus fin dall’inizio della sua diffusione.