• IL PROVVEDIMENTO DEL VENETO

«Stipendio ai sospesi no vax»: il Tar ribalta il governo

Il Tar del Veneto ha stabilito che l'interruzione della retribuzione per i lavoratori non vaccinati è in contraddizione con le basilari esigenze di sostentamento e deve essere contenuta nel limite del 50%. Il giudice sospende in via cautelare i provvedimenti di una questura e un comando militare rivolti a 7 tra agenti di polizia e militari. Esultano i legali, che alla Bussola dicono: «Lo stato di emergenza ha minato le libertà, le misure adottate in Italia sono sproporzionate».

Lo Stato deve pagare almeno metà degli stipendi dei lavoratori sospesi perché non vaccinati. Può avere un effetto dirompente il decreto emesso ieri dal Tar del Veneto che riguarda la vicenda di sette lavoratori sospesi dalle loro mansioni e privati dello stipendio a partire da dicembre perché non hanno adempiuto all’obbligo vaccinale antri covid.

Il provvedimento - provvisorio - ha in parte accolto il ricorso di sette tra militari e agenti di polizia che avevano impugnato i provvedimenti del dicembre 2021 con i quali i loro rispettivi Comandi Militari e Questure li avevano sospesi, con effetto immediato, dal diritto di svolgere l’attività lavorativa. Senza lavoro e senza stipendio, compensi ed emolumenti. Così hanno fatto ricorso e ora il provvedimento è stato parzialmente sospeso in via cautelare in attesa del giudizio di merito che si inizierà a fine marzo.

Si tratta in tutti i casi di provvedimenti cautelari monocratici, che richiamano il grave pregiudizio di una privazione assoluta di mezzi di sussistenza. In sostanza, il Tar del Veneto ha stabilito che la sospensione del trattamento retributivo è in contraddizione con le basilari esigenze di sostentamento. Quindi – per il momento in via, appunto, cautelare – la sospensione deve essere contenuta nel limite del cinquanta per cento (50%). Poi si entrerà nel merito, ma è chiaro che, in attesa di dimostrare il buon diritto dei militari a svolgere in pieno la propria professione, con ogni conseguenza, anche retributiva e contributiva, la decisione è di quelle destinate a fare rumore.

«Auspichiamo che questi provvedimenti, in linea con altre pronunce succedutesi nelle ultime settimane, contribuiscano ad alimentare una riflessione sui diritti costituzionali scalfiti dalla normativa emergenziale degli ultimi due anni e, nondimeno, sulla centralità, nel nostro ordinamento, del diritto/dovere al lavoro», dicono gli Avvocati per l’emergenza.

Uno dei legali del pool, l’avvocato Davide Fortunato ha detto alla Bussola che la decisione del Tar «è l'ennesima prova, insieme a varie pronunce di queste settimane, che le norme su cui il Governo ha puntato per affrontare l'emergenza presentano, tanti, troppi, problemi e limiti».

In particolare, secondo il legale milanese sono stati messi in discussione diritti essenziali e costituzionalmente tutelati: «Se pensiamo allo stato attuale dell'emergenza sanitaria – prosegue - e, ad esempio, a quanto accade in altri paesi europei, le misure adottate in Italia sono sproporzionate. Inoltre, sono stati introdotti dei gravi precedenti, andando a ledere, ad esempio, il diritto al lavoro su cui dovrebbe fondarsi la Repubblica».

La palla passa al giudizio di merito del Tar, ma questa sospensiva è comunque importante perché afferma il diritto alla sussistenza attraverso il lavoro che non può essere tolto con provvedimenti così discutibili come lo sono stati l’obbligo vaccinale e l’introduzione del Green pass.

È evidente che, nel silenzio mediatico di questi giorni, stiano arrivando al pettine i nodi principali sollevati con la politica vaccinale coercitiva dello Stato e la battaglia, da epidemiologica, si sposta ora nelle aule giudiziarie. I giudici, in sostanza, stanno incominciando a riprendere in mano la giustizia, come dimostra ad esempio il caso raccontato ieri del Tribunale di Pistoia che ha dato ragione al genitore che non voleva vaccinare i figli minorenni.

«Quanto accaduto nel corso dello stato di emergenza ha minato diverse libertà, non solo quella di coscienza, e compromesso il diritto alla salute ed il diritto al lavoro, con evidente lesione di diritti essenziali che non possono essere oggetto di concessione a tempo», è la conclusione del pool di Avvocati per l’emergenza nel loro comunicato stampa (QUI).

Ora che la macchina giudiziaria sta iniziando a emettere le sue sentenze, per il Governo e per le politiche pandemiste del ministro Speranza, sarà sempre più difficile difendere e giustificare ciò che un anno fa era già indifendibile e ingiustificabile.

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