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Stati Uniti, c'era una volta il matrimonio

Un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dal Pew Research Center afferma che ormai solo il 51% degli adulti statunitensi Uniti sono attualmente sposati. Se si fa un paragone con il 1960, quando il 72% di tutti gli adulti (allora considerati quelli che avevano diciotto anni o più) erano sposati, questa cifra rappresenta un minimo storico
per il Paese nordamericano, e secondo il rapporto è rappresentativa dei molte altre “società postindustriali avanzate”.

 

Se si fa un paragone con il 1960, quando il 72 per cento di tutti gli adulti (allora considerati quelli che avevano diciotto anni o più) erano sposati, questa cifra rappresenta un minimo storico per gli Stati Uniti, e secondo il rapporto è rappresentativa dei molte altre “società post-industriali avanzate”.

“Se questa tendenza dovesse continuare - scrive uno degli estensori del rapporto, D’Vera Cohn - la percentuale degli adulti che sono attualmente sposati si ridurrà di più della metà in pochi anni. Gli altri metodi e sistemi di vita degli adulti - comprendendo coabitazione, famigli composte da una sola persona e famiglie con un solo genitore; bene tutto ciò è diventato prevalente nei decenni più recenti”.

Il rapporto rivela anche che il numero di adulti che non si sono mai sposati è quasi raddoppiato dal 1960, passando dal 15 al 28 per cento del totale, e che l’età media per il primo matrimonio è salita da 20.3 anni a 26.5 anni per le donne, e da 22.8 a 28.7 per gli uomini.

In questo fenomeno c’è da considerare anche l’atteggiamento dell’opinione pubblica, così come è venuta formandosi in base alla cultura dominante propagandata dai media, e dalla società permissiva scaturita dagli anni’60. “L’atteggiamento pubblico verso l’istituzione matrimoniale è mista”, rileva Conh. e autorità pubbliche. “Circa quattro americani su dieci sostengono che il matrimonio sta diventando obsoleto, secondo un sondaggio del Pew Research compiuto nel 2010. Però lo stesso sondaggio ha trovato che la maggior parte delle persona che non si sono mai sposate, e cioè il 61 per cento, amerebbe farlo, un giorno o l’altro”.

Lo studio del 2010 in effetti dimostrava che a dispetto delle cifre crescenti, per quanto riguardava la coabitazione, il divorzio e i bambini con un solo genitore, il 95 per cento degli americani sotto i 30 anni avevano nei loro progetti un futuro matrimonio. “Il matrimonio, anche se è in declino in tutti i gruppi, rimane la norma per gli adulti che hanno educazione a livello di college e un buon introito, ma è ora marcatamene meno prevalente nei gradini più bassi della scala socio-economica”, dichiarava il rapporto Pew, spiegando che le persone nei gruppi meno favoriti probabilmente avrebbero voluto il matrimonio esattamente come gli altri, ma consideravano prioritaria la sicurezza economica come pre-condizione per il matrimonio.

Il rapporto di cui parliamo rivela che circa i due terzi degli adulti con un grado accademico superiore sono sposati (64 per cento); mentre questa cifra si abbassa a poco meno della metà del totale per quelli che hanno avuto un’istruzione in un college (48 per cento) , o un’istruzione liceale (47 per cento). Se invece si considera l’età relativamente al matrimonio, la ricerca dimostra che il declino del matrimonio fra gli adulti è drammaticamente più evidente nei giovani. Solo il noce per cento degli adulti compresi fra i 18 e i 24 anni si sono sposati nel 2010, mentre nel 1960 erano il 45 per cento. Fra gli adulti compresi fra i 25 e i 34 anni meno della metà erano sposati nel 2010 (il 44 per cento, esattamente); nel 1960 si toccava l’82 per cento. Sebbene la maggior parte degli americani dalla metà dei trenta anni in avanti siano sposati, le proporzioni sono diminuite notevolmente rispetto al 1960.

Lo studio ha anche considerato le statistiche di matrimonio a seconda della razza, trovando che più della metà (55 per cento) degli adulti bianchi sono sposati, con una diminuzione netta dal 74 per cento del 1960. Fra gli ispanici, la cifra di sposati è del 48 per cento, mentre nel 1960 era il 72 per cento; e fra i neri, solo il 31 per cento è sposato, mentre nel 1960 erano il 61 per cento. “Alcune differenze fra i gruppi possono essere spiegate con i fatto che le comunità di ispanici e neri per struttura sono formate da persone più giovani, rispetto ai bianchi”, ipotizzano i ricercatori. Comunque, rispetto a 50 anni fa si arriva al matrimonio in media sei anni più tardi nella vita di ciascuno.

E c’è un’altra scoperta, del rapporto. Il numero di nuovi matrimoni negli Stati Uniti è calato del 5 per cento fra il 2009 e il 2010, una caduta secca nel periodo di un anno, probabilmente legata alla situazione dell’economia.

Il fenomeno però non è appannaggio esclusivo degli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti non sono affatto l’unico Paese in cui il matrimonio sta perdendo posizioni da mezzo secolo. La stessa tendenza ha preso piede nella maggior parte delle società avanzate post-industriali, e questi cali di lungo termine sembrano ampiamente non legati al ciclo economico. Il calo è rimasto costante, in periodi economici buoni come in quelli cattivi”.

In realtà secondo un sociologo, W. Bradford Wilcox il calo costante nel numero dei matrimoni va attribuito a tre fattori concomitanti: il cambio nei valori della società, le decisioni della politica e i fattori economici.  Secondo Wilcox la maggior difficoltà nel trovare un lavoro stabile può condurre le coppie a coabitare, e a ritardare il momento del matrimonio. Inoltre è evidente che la cultura della società è diventata più individualistica, e pronta ad accettare alternative al matrimonio quali il sesso pre-matrimoniale e la coabitazione. Wilcox poi evidenzia come il matrimonio non è più privilegiato dalle politiche pubbliche, e talvolta è penalizzato dalla legge da un punto di vista finanziario, creando così un incentivo per le coppie a non formalizzare la loro unione.

Anche la religione, e l’allontanamento da essa, ha un suo ruolo. Un rapporto del National Marriage Project, compiuto nel 2010, evidenzia alcune caratteristiche, Le persone non religiose “hanno più probabilità di divorziare di coloro che sono impegnati religiosamente”; e la coabitazione è più comune fra i non religiosi. Gli americani nei decenni passati si sono disimpegnati progressivamente da molte istituzioni, fra cui le Chiese. Secondo Wilcox la tendenza ad abbandonare il matrimonio può danneggiare la società americana. Le coppie sposate, statisticamente sono più felici, e i bambini sono migliori quando sono cresciuti da genitori sposati; fra l’altro, dimostrano una minore tendenza alla depressione e all’uso di droghe.

Da Vatican Insider del 3 gennaio 2012