• LO STUDIO

Sputnik, il vaccino snobbato che può vincere Omicron

I dati dello Spallanzani mostrano che lo Sputnik V, il vaccino russo snobbato dall'Italia, ha un'azione neutralizzante superiore a Pfizer del 260% sulla variante Omicron. 
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Nella vulgata corrente, esiste il vaccino: una sorta di entità metafisica, onnipotente e indiscutibile. E quando si parla del vaccino per eccellenza si intende ovviamente quello a mRNA, che come noto più che un vaccino è un trattamento genico. Ma i vaccini in realtà sono molti, anche se in Italia ad essere somministrati sono solo i due mRNA, dopo la messa fuori gioco di AstraZeneca e Johnson, ma il Governo per motivi che non è dato di conoscere ha sempre posto impedimenti ad alcuni vaccini usati in molti paesi, e sta ritardano l’introduzione di prodotti nuovi come Novavax.

Ma tra i vaccini “storici” oggetto del totale disinteresse di Speranza e dei suoi c’è un prodotto che sta riservando interessanti sorprese. Si tratta di Sputnik V, il vaccino russo, un prodotto a vettore virale, quindi non un mRNA.  Il vaccino frutto della scienza russa non è mai stato preso in considerazione, nonostante sia usato in ben 71 Paesi, compresa la vicina Repubblica di San Marino, con una popolazione totale di oltre 4 miliardi di persone.

Ma ora uno studio potrebbe forse far riconsiderare il farmaco moscovita. Ed è uno studio italiano indipendente, realizzato dall’Istituto Spallanzani, che dimostra che Sputnik V garantisce una forte protezione contro la variante Omicron, quella che i media mainstream stanno presentando come una pericolosa minaccia, nonostante studi sudafricani e britannici sostengano con prove scientifiche che in realtà omicron sia una variante del Covid molto meno pericolosa, con una aggressività di gran lunga inferiore ai ceppi precedenti.

Lo studio dell’Istituto Spallanzani dimostra che Sputnik possiede un'attività di neutralizzazione del virus del 260% superiore rispetto al vaccino Pfizer. Il principale istituto di ricerca italiano per le malattie infettive ha lavorato congiuntamente ad un team di ricercatori russi del Centro Gamaleya.

Lo studio è stato condotto nelle stesse condizioni di laboratorio dell'Istituto Spallanzani in Italia su campioni di siero comparabili di individui vaccinati con Sputnik V e Pfizer con un livello simile di anticorpi IgG e attività neutralizzante del virus (VNA) contro la variante Wuhan. Gli studi dimostrano che Sputnik può anche essere un richiamo universale rispetto ad altri vaccini già praticati per rafforzare e prolungare la loro protezione contro Omicron.

Lo studio, di cui stranamente la stampa non ha parlato pur essendo un lavoro realizzato in Italia, valuta diverse ragioni per cui lo Sputnik V suscita anticorpi neutralizzanti del virus più forti contro l'omicron, tra cui il fatto che Sputnik sviluppi un pool più ampio di anticorpi a diversi epitopi in contrasto con il vaccino Pfizer, che utilizza la proteina spike in una forma stabilizzata con prolina diretta principalmente agli epitopi specifici, che sono stati altamente colpiti dalle mutazioni nella variante omicron.

I dati supportano i risultati del recente studio di laboratorio del Gamaleya Center pubblicato su MedRxivi    che dimostra che Sputnik V induce una robusta risposta anticorpale neutralizzante la variante omicron, che viene ulteriormente rafforzata dal richiamo Sputnik Light

Il team di ricercatori di Gamaleya, Centro Nazionale di Ricerca di Epidemiologia e Microbiologia, si sta impegnando per un confronto aperto e trasparente sui diversi vaccini esistenti e ha avviato partnership con altri produttori di vaccini per condurre studi congiunti in diversi paesi. Insomma: il vaccino potrebbe uscire da una dimensione quasi idolatrica caratterizzato da un dogma scientista di infallibilità e potrebbe finalmente essere preso in considerazione per quello che è, ovvero un farmaco sperimentale, migliorabile, perfezionabile, confrontabile e discutibile sulla base dei riscontri, dei dati oggettivi.

Sarebbe una grande vittoria per la scienza vera, quella fondata sulla ragionevolezza e sulla evidenza dei fatti. Quei fatti che dimostrano che i vaccini mRNa presentano dei notevoli limiti di efficacia, come aveva osservato un anno fa sul British Medical Journal lo scienziato Peter Doshi.

C’è una narrazione surreale che circola, e che fa dire alle persone che hanno contratto il Covid nonostante due e spesso tre dosi, e che rappresentano tutta la scarsa efficacia di questi vaccini (per lo più a mRNA) che se non avessero fatto queste dosi sarebbero morte o sarebbero finite in terapia intensiva. Questa è una gigantesca fake, perché i vaccini, se funzionano, non fanno fare la malattia “in forma leggera”: non la fanno fare proprio! Non esiste un “tetano leggero” se hai fatto l’antitetanica, o una “epatite leggera” se hai fatto quella vaccinazione. Semplicemente non fai affatto la malattia grazie alla protezione immunitaria.

Speriamo dunque che grazie alle evidenze sull’efficacia di Sputnik, in particolare nei confronti della variante che si sta avviando ad essere dominante, finisca una narrazione di tipo mitologico-fideistica sui vaccini e ci si confronti con argomentazioni scientifiche.

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