• L'ANALISI

Siamo nel paese delle anomalie istituzionali

Scontro magistrati-governo, il presidente della Camera che guida l'opposizione, commissioni parlamentari stravolte...

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Qualche giorno fa il presidente del Consiglio Berlusconi aveva stoppato una iniziativa emersa tra i suoi collaboratori politici tendente ad organizzare una manifestazione contro i giudici in contrasto con quella lanciata contro di lui da Michele Santoro. Stava già allertandosi l’organizzazione dei circoli sostenitori di Berlusconi quando il tutto è stato bloccato e la parola è stata ridata all’iniziativa politica. Il presidente del Consiglio infatti ha annunciato il progetto di rilancio dell’economia incentrato su consistenti liberalizzazioni. 

Si era trattato di un positivo cambio di prospettiva – che si auspicava non strumentale – rispetto allo sterile e dannoso attacco sistematico contro i magistrati. La cosa non è durata molto, a dire il vero, dato che con la ripresentazione in parlamento del progetto di legge sul processo breve è rinata l’accusa al Premier di voler solo salvare se stesso e quella ai magistrati di accanirsi solo su di lui per motivi politici. Anche le violenze davanti alla villa di Arcore e la prossima manifestazione di Santoro del 13 febbraio non lasciano ben sperare. Eppure quella era la via giusta. Attenersi ai temi politici, nel rispetto dei ruoli istituzionali.

In certi momenti il rispetto dei rapporti istituzionali può salvare dalla confusione e dal baratro politico, ma le istituzioni non si salvano da sole. E’ il vecchio paradosso di Bökenförde - lo Stato liberale ha bisogno di presupposti che da solo non si sa dare - che riemerge: quando un paese cade in una crisi istituzionale non è mai solo per motivi istituzionali.

Le incongruità costituzionali, le sovrapposizioni, le contraddizioni, il non rispetto dei ruoli e dei confini, la strumentalizzazione delle istituzioni sono ormai molto diffuse e adombrano un quadro di grandi difficoltà, teso all’indebolimento reciproco. I contrasti più lampanti riguardano governo e magistratura. Che un singolo pubblico ministero abbia oggi il potere di far cadere un governo è stato dimostrato dalla caduta dell’ultimo governo Prodi, causata da un’indagine piuttosto improvvisata che coinvolgeva la moglie dell’onorevole Mastella. Del resto le continue accuse del Presidente del Consiglio sembrano bollettini di guerra, messaggi offensivi che incitano al disprezzo.

Lo scontro magistrati-governo però non è il solo motivo di preoccupazione. Un altro è rappresentato dalla posizione assunta dal Presidente della Camera Gianfranco Fini. Il suo movimento Futuro e Libertà si è staccato dalla maggioranza, ha costituito un gruppo autonomo in parlamento, si è strutturato sul territorio e ha fatto un percorso politico verso la costituzione di un Terzo Polo. Fini è quindi spinto dalla sua nuova appartenenza politica ad esprimere valutazioni politiche, a chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio, a dare giudizi sul federalismo, a convincere deputati a rimanere nel suo gruppo parlamentare: tutte prese di posizione che contrastano con il ruolo istituzionale della Presidenza della Camera. Pierferdinando Casini, per fare un nome, ha svolto il suo mandato defilandosi dalla politica diretta e così avevano fatto tutti i precedenti presidenti di Montecitorio. 

Un altro ingorgo istituzionale riguarda la composizione proporzionale di importanti organismi, come la Bicamerale che ha espresso una valutazione sul cosiddetto “federalismo municipale” o il Copasir, il Comitato parlamentare per i servizi segreti presieduto da Massimo D’Alema. La composizione della Commissione bicamerale era stata falsata dalla presenza di alcuni esponenti di Futuro e Libertà che occupavano posti in rappresentanza di una maggioranza da cui in seguito si erano dissociati. La Commissione non rappresentava più in modo adeguato il parlamento. Lo stesso per il Copasir, che aveva convocato il Premier per verificare se la sua vita privata compromettesse la sua sicurezza come Presidente del Consiglio, ma i membri della maggioranza contestavano che nel Comitato erano ancora presenti membri di Futuro e Libertà che occupavano abusivamente il loro posto e alteravano i rapporti numerici interni. Bloccata quindi la vita del Copasir come politicamente bloccata era stata quella della Bicamerale.

La richiesta di audizione del Premier al Comitato per i servizi segreti, però, era stata inoltrata unicamente per questioni legate alla sicurezza di una importante carica dello Stato, oppure avevano secondi fini politici, come mettere a nudo la pericolosità pubblica dei comportamenti privati del Premier? D’altro canto, quando una interpellanza parlamentare al governo ha provocato l’intervento in aula del ministro degli esteri Frattini per spiegare che le carte provenienti da Santa Lucia sulla casa di Fini a Montecarlo erano autentiche, si era trattato solo di desiderio di verità o anche del tentativo di premere per le dimissioni di Fini che, in precedenza, aveva promesso di farlo nel caso venisse provato che la casa era di suo cognato? Come si vede ci sono molti indizi di uso politico delle istituzioni.

Quando poi, dopo mezz'ora dalla conclusione della votazione sulla richiesta della Procura di Milano, il Governo ha approvato un decreto sul “federalismo municipale” in dispregio della votazione della Commissione bicamerale, il presidente della Repubblica Napolitano lo ha definito “irricevibile”. Prassi piuttosto inusuale della Presidenza che, di solito, prima esamina il documento che viene presentato alla sua firma e poi decide se rinviarlo o meno. E’ vero che, informalmente il governo dialoga costantemente con il Quirinale, ma la Presidenza dovrebbe pronunciarsi su atti formalizzati e non preannunciati. Una cosa analoga era successa ai tempi delle tensioni a proposito di cosa fare per Eluana Englaro. Il Consiglio dei ministri era riunito per decidere sull’approvazione di un decreto legge proposto dal ministro Sacconi che imponesse idratazione ed alimentazione, ma arrivò dal Quirinale una aperta dissuasione, preannunciando che un simile decreto non sarebbe stato controfirmato dal Presidente della Repubblica. Una dissuasione “preventiva” che ha suscitato perplessità da più parti. D’altro canto non si capisce bene perché il Presidente della Repubblica debba parlare così spesso e intervenire su molte questioni politiche, europee e italiane, piuttosto che agire tramite i suoi atti.

Dietro a tutto questo c’è la madre di tutte le disfunzioni istituzionali, vale a dire la contraddizione mai sanata in questi 17 anni, tra la logica del maggioritario e il testo costituzionale. Secondo la prima logica la formazione di Futuro e Libertà da parte di Fini sarebbe un “ribaltone”, per la seconda sarebbe una applicazione dell’articolo 68 della Costituzione che prevede l’elezione senza vincolo di mandato. Questa sovrapposizione di logiche alimenta le speculazioni politiche: si condanna o si plaude al parlamentare che passa “dall’altra parte” in base alle convenienze.

Le istituzioni vengono strumentalizzate. Certo esse sono il mezzo e non il fine, perché nella società tutto è mezzo rispetto al bene comune. Però anche esse a loro volta sono un fine rispetto ad altri mezzi precedenti. Le istituzioni servono alla politica se la politica non si serve delle istituzioni. E così torniamo alla politica. Se si torna ad essa ne ricaveranno un grande beneficio anche le istituzioni.