• MORTI

Seid e Saman, dopo la tragedia anche gli sciacalli

Il suicidio del ventenne Seid Visin è diventato la bandiera degli antirazzisti di professione, sebbene la famiglia abbia smentito che il suicidio abbia a che fare con il razzismo; e la 18enne pakistana Saman Abbas, uccisa per aver rifiutato un matrimonio combinato, non merita solidarietà per salvare il multiculturalismo. Tristemente della vita spezzata di questi giovani sembra non interessare nessuno, a trionfare è sempre l'ideologia, l'interesse del Potere.
- LE LACRIME DI COCCODRILLO DI "NOI FEMMINISTE", di Souad Sbai

Seid e Saman, due storie drammatiche di questi giorni: due vittime molto diverse fra loro, due vicende che non hanno nulla in comune, se non il fatto di essere entrambi trattati dai media per squallidi interessi ideologici. La parola razzismo accomuna i commenti su tv e giornali: urlata nel primo caso, sussurrata nel secondo, ma è sempre un modo per coprire la realtà.

Seid Visin si è suicidato a venti anni; di origine etiope era stato adottato da bambino da una coppia di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Dopo la morte è sbucata una sua lettera in cui denunciava un pesante clima di razzismo. Da qui l’immediata mobilitazione anti-razzista della sinistra con l’ovvia individuazione del nemico nella destra politica (vedi il segretario del Pd Enrico Letta) e in chi nega che l’Italia sia un paese razzista (poteva mancare Laura Boldrini?). Fino al vergognoso tweet del solito Roberto Saviano che indica in Matteo Salvini e Giorgia Meloni gli istigatori al suicidio di Seid: «Un giorno farete i conti con la vostra coscienza – ha scritto – perché la sadica esaltazione del dolore inflitto ai più fragili prima o poi si paga».

A nulla sono valsi gli appelli dei genitori di Seid che hanno escluso il motivo razzista del suicidio. In effetti la lettera di Seid, venduta come lettera d’addio, era in realtà del gennaio 2019 e faceva riferimento a situazioni contingenti che – dicono sempre i genitori – «sono state superate». «Sciacallaggio e speculazioni», ha detto ancora il padre di Seid, riferendosi a chi sta usando la vicenda tragica di un ragazzo per promuovere la propria agenda politica, incluso lo “ius soli subito”. Ma niente: il circo degli anti-razzisti di professione va avanti, come se nulla fosse stato detto.

Giustamente, la famiglia non ha voluto dare in pasto a questi sciacalli la storia e le angosce che devono aver determinato questo gesto. Perché di Seid a costoro non interessa proprio nulla, è soltanto un caso da sfruttare politicamente. Altrimenti dovrebbero chiedersi perché in Italia ogni anno in media si suicidano circa 200 giovani sotto i 24 anni, e dovrebbero riflettere sul fatto che nel 2020, a causa del lockdown, c’è stato addirittura un incremento del 20%, senza contare l’aumento dei tentativi di suicidio e l’esplosione di problemi psichiatrici tra i giovani. In pratica quasi ogni giorno in Italia si suicida un giovane, ma di questi a Letta, Boldrini e Saviano – per nominare solo i più in vista – non importa nulla, non portano voti alla causa.

Spostiamoci di qualche centinaio di chilometri a nord, in provincia di Reggio Emilia, e troviamo Saman Abbas, 18enne pachistana uccisa dai suoi familiari per aver rifiutato un matrimonio combinato. In queste ore, dopo la confessione del fratello, la polizia sta cercando il suo corpo che lo zio deve aver seppellito nella campagna di Novellara. Per Saman nessuna mobilitazione di leader di partito e di intellettuali, eppure non è neanche la prima volta che un fatto del genere accade. È un fenomeno terribile, è semplicemente atroce pensare alla sorte di queste ragazze; e tutto accade in Italia. Più volte sulla Bussola abbiamo denunciato il caso delle bambine immigrate islamiche: il 60% di loro neanche finisce la scuola dell’obbligo, rimandate nel paese d’origine per sposare chi la famiglia ha scelto. A chi interessa il destino di queste ragazze? E a chi interessa riaffermare lo stato di diritto davanti a questa minaccia di sovvertimento del nostro sistema giuridico, che alla lunga sarà disastroso per tutti i cittadini italiani?

Ma si sa, per chi vive di immigrazionismo e multiculturalismo, questa realtà è scomoda. Seid è utile, Saman fa arretrare la causa. Allora cala il silenzio, si racconta la cronaca – non se ne può fare a meno - astenendosi da giudizi e riflessioni. E poi, ben venga l’Ucoii che lancia una fatwa contro i matrimoni combinati, così possiamo parlare bene di questo islam che non c’entra nulla con quanto successo a Saman, Hina, Rachida e tante altre. Non sia mai che si sia anche solo sospettati di islamofobia. Ma in questo modo poniamo invece le basi perché tante altre Saman, Hina e Rachida facciano la stessa fine.

Anche in questo caso, c’è chi facendo autocritica per il silenzio calato su Saman, tira fuori il «razzismo sottile» che è in noi. Ma non è una questione di razzismo, è solo l’ideologia che acceca e impedisce di vedere la realtà; di vedere le persone, comprendere i loro drammi, condividere le loro storie, immedesimarsi nelle loro ferite e nelle loro aspirazioni. Le persone contano solo in quanto sono utili alla causa, al partito, al regime, al Potere.

È l’ideologia che sta divorando questo paese, è l’ideologia che genera odio verso chi osa esprimere un giudizio diverso da quello dominante o vivere in un modo diverso da quello deciso dal Potere. E la cosa non riguarda solo l’antirazzismo e il multiculturalismo.

 

 

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