Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Maria Maddalena a cura di Ermes Dovico
COVID

Se il farmaco è targato Pfizer allora la cura funziona

Il mantra che continuano a ripeterci è che per il Covid non c'è cura. Ma ora che la Pfizer annuncia la sperimentazione di un farmaco dotato di proprietà antivirali ecco che parte il tam tam giornalistico sulla superpillola, che però è solo alla prima fase di sperimentazione. Ma la priorità è stata data ai vaccini mentre tutte le possibili terapie sono state scoraggiate. 

Attualità 24_05_2021

Da oltre un anno, da parte dei medici e dei ricercatori che cercano di trovare una risposta al problema del Covid-19, vengono comunicate scoperte relative a farmaci in grado di fermare il virus. Si tratta di vecchi farmaci da tempo in uso, dall’idrossiclorochina alla Colchicina, dall’Ivermectina all’Eparina fino a vari tipi di FANS, ma anche di nuove scoperte, come EndovirStop o Esperivit. Immancabilmente, da parte degli organismi della burocrazia sanitaria, dall’OMS all’EMA fino all’italiana Aifa, sono arrivati fermi dinieghi alla validità di questi farmaci. Il mantra risaputissimo è che “non c’è cura”. C’è una sola via: Lockdown e trepida attesa del vaccino.

Ora però sui media mainstream è iniziato un curioso tam tam giornalistico: il farmaco dei miracoli, la superpillola, la cura da utilizzare “fino dalle fasi precoci della malattia”, come peraltro i medici che curano a casa hanno sempre sostenuto. Tutto lo scetticismo finora riservato agli annunci delle possibilità di curare con successo con farmaci è improvvisamente svanito di fronte al superfarmaco che in realtà non c’è, che è ancora alle fasi di iniziali della sperimentazione, ma già gode di un credito assoluto, come i vaccini. Addirittura qualche testata si è lanciata in un panegirico nei confronti di Big Pharma. Altro che sospetti, altro che complottismi.

Vedete che le industrie farmaceutiche non puntano esclusivamente sui vaccini ma si impegnano nella ricerca? In particolare, lodi sperticate vengono dedicate alla Pfizer. E già, perché è proprio il colosso americano che sta sfornando centinaia di milioni di dosi del suo già mitico vaccino Comirnaty che possiede il brevetto e sta studiando il nuovo superfarmaco che completerà il lavoro già iniziato dai vaccini, che chiuderà la partita col Covid-19.

Un farmaco definito “nuovissimo”, una autentica meraviglia, che pareggerà le qualità già straordinarie del vaccino, che in televisione qualche tempo fa il professor Remuzzi definì “un miracolo”, con una terminologia invero poco scientifica.

Ma di cosa si tratta esattamente? Il nome provvisorio del farmaco sperimentale dotato di proprietà antivirali è PF-07321332, ed appartiene ad una classe di farmaci conosciuti da tempo che sono gli inibitori delle proteasi. Sono utilizzati già da molto tempo per il trattamento dell'HIV e dell'epatite C. In buona sostanza agiscono bloccando il ciclo vitale del virus agendo su un enzima critico (una proteasi) che il virus utilizza per replicarsi. Infatti, quando il virus invade una cellula umana, il suo RNA viene tradotto in una lunga proteina (polipeptide) che include diversi enzimi necessari per continuare la replicazione. L'enzima proteasi agisce tagliando il polipeptide nei diversi enzimi, che poi diventano funzionali. Gli inibitori della proteasi bloccano questa fase.

Pfizer dunque sta studiando questa molecola, ed attualmente siamo alla prima fase di sperimentazione, che avrà termine tra pochi giorni, il 30 maggio. Valentina Marino, specializzata in psichiatria e direttore medico di Pfizer Italia, ha affermato che anche se i tempi nella ricerca non sono mai un dato certo, entro fine anno Pfizer avrà finito gli studi e che il farmaco sarà disponibile a partire dal 2022. Insomma: come per il vaccino, un successo già annunciato con mesi d’anticipo, sicuro, scontato. Altro che gli studi sull’Idrossiclochina da parte di luminari dell’infettivologia come il professor Didier Raoult e altri.  Sul suo sito, la multinazionale del farmaco usa toni trionfalistici, che sono gli stessi ripresi con copia e incolla dai media. Testualmuente si legge: “Dagli studi pre-clinici è emersa una potente attività antivirale contro il virus". La Forza scorre potente in questo farmaco.

“Affrontare la pandemia di Covid-19  richiede sia la prevenzione tramite vaccino che un trattamento mirato per coloro che contraggono il virus. Dato il modo in cui SARS-CoV-2 sta mutando e il continuo impatto globale del Covid, sembra probabile che sarà fondamentale avere accesso alle opzioni terapeutiche sia ora che oltre la pandemia", ha dichiarato  il professor Mikael Dolsten, Direttore Scientifico e Presidente presso il dipartimento Worldwide Research, Development and Medical di Pfizer.

“Abbiamo progettato PF-07321332 come potenziale terapia orale che potrebbe essere prescritta al primo segno di infezione, senza richiedere che i pazienti siano ospedalizzati o in terapia intensiva. Allo stesso tempo, il candidato antivirale per via endovenosa di Pfizer è una potenziale nuova opzione di trattamento per i pazienti ospedalizzati. Insieme, i due hanno il potenziale per creare un paradigma di trattamento end-to-end che integra la vaccinazione nei casi in cui la malattia si manifesta ancora".

Insomma, il Covid avrebbe i mesi contati, secondo la grande azienda. E sarà proprio lei la grande vincitrice, grazie alle sue super armi.

A scanso di ogni equivoco, è chiaro che se tutto questo, vaccino e inibitore delle proteasi, mettesse davvero fine all’incubo distopico in cui siamo precipitati da un anno, non potremmo che essere tutti estremamente contenti. 

Tuttavia, restano delle domande che chiedono risposte, resta una necessità di verità per ora offuscata da troppe ombre. Perché non si sono immediatamente allocate risorse per trovare dei farmaci non per la prevenzione (come sono i vaccini) ma per la cura immediata?  Dalle dichiarazioni della stessa Pfizer, emerge che le prime ricerche sulla molecola sono iniziate lo scorso luglio; perché non prima? La priorità nella ricerca è stata data invece ai vaccini. E se non è difficile intuire il perché di queste scelte aziendali, quello che lascia veramente amareggiati è la posizione della politica, che nell’attesa di possibili farmaci risolutivi, ha scoraggiato in ogni modo le cure farmacologiche qui e subito. L’abbiamo detto e scritto tante volte, ma non smetteremo mai di ripeterlo: quante migliaia di vite umane avrebbero potuto essere salvate con protocolli di cura appropriati?