Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Norberto a cura di Ermes Dovico
Approvato il Ddl

Scuola: vittoria sul consenso informato, che però non basta

Ascolta la versione audio dell'articolo

Dopo la Camera, anche il Senato approva il Ddl Valditara che prevede il consenso preventivo per i temi legati alla sessualità. Un buon passo che però non basta perché tutela solo le famiglie più informate. Il problema a monte: la falsa “educazione sessuale”.

Educazione 06_06_2026
Foto ImagoEconomica

«Le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità». Inizia così l’articolo 1 del disegno di legge Valditara in materia di consenso informato a scuola, Ddl che è stato approvato in via definitiva due giorni fa al Senato con 78 voti favorevoli, 38 contrari e nessun astenuto (la Camera si era espressa favorevolmente nel dicembre del 2025). In attesa dell’entrata in vigore della legge, si tratta di uno strumento in più per difendere la libertà educativa dei genitori. Esultano le associazioni familiari, su tutte Pro Vita & Famiglia, che per anni si è battuta per arrivare a una legge sul consenso informato. Di contro, il centrosinistra ha tirato fuori il solito strumentale richiamo al Medioevo (tanto ignorato), tacciando la legge di oscurantismo.

Ma vediamo un po’ più nello specifico le nuove norme. Il testo approvato prevede che le scuole richiedano il consenso entro sette giorni prima dell’inizio delle attività su temi legati alla sessualità e che mettano anticipatamente a disposizione delle famiglie il relativo materiale didattico. Il comma 2 dell’art. 1 precisa che «la richiesta di consenso esplicita le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività […], oltre che l’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni». Altri due passaggi dell’art. 1 degni di nota sono il fatto che si garantisce la presenza di un docente per le attività che coinvolgono minorenni e – ancora più importante – il divieto di trattare temi legati alla sessualità nella scuola dell’infanzia e in quella primaria.

Riguardo ai soggetti esterni, l’art. 2 stabilisce che il loro coinvolgimento «è subordinato alla deliberazione del collegio dei docenti e all’approvazione del consiglio di istituto». In particolare, il collegio dei docenti ha il compito di definire «i criteri sulla base dei quali procedere alla comparazione e alla valutazione dei titoli e della comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica nelle materie oggetto dell’intervento nonché della coerenza con la finalità educativa e dell’adeguatezza al livello di maturazione e all’età degli studenti».

Il testo approvato dalla maggioranza di centrodestra puntella dunque il diritto-dovere dei genitori di educare i propri figli in un campo così importante e delicato come quello sessuale. Eppure, la giusta soddisfazione per l’approvazione del Ddl non deve far dimenticare alcuni problemi di fondo che abbiamo già sottolineato nei mesi scorsi, a più riprese, sulla Bussola.

Una delle prime criticità è che la legge approvata alla Camera e al Senato è stata azzoppata rispetto alla sua versione originaria, che prevedeva di vietare la cosiddetta educazione sessuale anche alle medie: su questo il centrodestra ha fatto un grave dietrofront. Poi, le misure sul consenso preventivo, sulla visione previa del materiale didattico e sugli «esperti esterni» potranno contribuire a evitare brutte sorprese ai genitori e cattive lezioni agli studenti, ma non elimineranno questo rischio, tanto più nel contesto attuale. Già Marco Lepore sottolineava su questo quotidiano «le capacità di mimetismo» ideologico-culturale di certe associazioni che magari trovano delle sponde in docenti e dirigenti scolastici. Anche i titoli professionali possono voler dire tutto o niente; e i progetti possono essere presentati con contenuti vaghi, rassicuranti. Del pericolo è ben cosciente anche Pro Vita & Famiglia, che pur esultando per la legge ha chiesto al Ministero dell’Istruzione di «istituire un Osservatorio permanente sul consenso informato, per garantirne la corretta applicazione e impedire che la norma sia sabotata sui territori camuffando i progetti per farli apparire estranei all’ambito sessuo-affettivo».

Andando ancora più a monte, ribadiamo che bisognerebbe avere il coraggio di dire che il problema non è solo l’ideologia Lgbt, ma il concetto stesso di “educazione sessuale” (di cui le pretese arcobaleno sono una diramazione) per come lo intende da sempre la cultura rivoluzionaria di sinistra: come un rinnegamento, cioè, della morale sessuale scritta nel cuore dell’uomo (alla stregua di ogni principio di legge naturale) e insegnata costantemente dalla Chiesa. Anche se si esclude la propaganda delle organizzazioni Lgbt, l’educazione sessuale comunemente intesa comprende aspetti deleteri, come lo svilimento del matrimonio, la separazione del significato unitivo da quello procreativo dell’atto sessuale (vedi l’insistenza sulla contraccezione), l’idea che la masturbazione sia normale, che l’aborto procurato sia normale, eccetera. Tutti elementi per cui si dovrebbe parlare propriamente di “diseducazione sessuale”, che, in quanto tale, dovrebbe essere bandita dalle scuole, non certo permessa dalle medie in su. Ma per un simile, salutare, divieto servirebbe una classe politica che ad oggi in Italia non esiste.

A chi gioverà il consenso informato preventivo? Alle famiglie più informate, per l’appunto, e con una visione sana della sessualità, che così avranno un preciso strumento legale per difendersi. Il che di per sé è un aspetto positivo di questa legge. Ma gli studenti provenienti da tutte le altre famiglie, la stragrande maggioranza, continueranno a essere esposti al serio rischio di una propaganda pseudo-scientifica, che distorce il disegno di Dio sulla sessualità.



Il Ddl

Educazione sessuale, la destra cade nel gioco della sinistra

13_11_2025 Ermes Dovico

Il centrodestra, dopo le critiche giunte da sinistra, cancella dal Ddl Valditara il divieto dell’“educazione sessuale” alle medie. Servirà sempre il consenso informato, che però da solo non basta. Perché l’educazione sessuale aggraverà i problemi. E la visione da recuperare.

MALA EDUCAZIONE

L'educazione sessuale a scuola è sbagliata, anche se facoltativa

12_11_2025 Rino Cammilleri

Solito colpo al cerchio e uno alla botte da parte del governo: educazione sessuale sì, ma facoltativa (come l'ora di religione). Non cambia: saranno pochissimi a chiedere l'esenzione e come si difenderanno dalla maggioranza? Serviva più coraggio.

Il tema

Basta con lo slogan dell’educazione sessuale a scuola

22_10_2025 Marco Lepore

Crepet ha messo il dito nella piaga sottolineando la superficialità del tema dell’educazione sessuale a scuola. La verità è che non può esserci una tale educazione senza due presupposti fondamentali, che però il contesto pansessualista odierno rigetta. Il compito dei genitori.

Consenso informato

Ddl Valditara, l’avversione della sinistra ha radici antiche

Approvato in commissione alla Camera un nuovo importante passaggio del Ddl sul consenso informato: anche alle medie sarà vietata la cosiddetta educazione sessuale. Le critiche dalla sinistra hanno radici antiche: l’odio alla famiglia (vedi Engels-Marx) e la rivoluzione sessuale.

L’insegnamento

Wojtyła e la Teologia del Corpo: la dimensione del dono

21_10_2025 Maria Bigazzi

Riscopriamo il retto significato dell’amore e della sessualità secondo il disegno del Creatore, avvalendoci delle catechesi che san Giovanni Paolo II dedicò alla Teologia del Corpo e, in particolare, alla dimensione del dono.

disegno di legge

Scuola e gender, ok il consenso informato ma non basterà

28_06_2025 Marco Lepore

Sta per iniziare in Parlamento l'iter del disegno di legge voluto dal ministro Valditara per fermare l'indottrinamento Lgbt nelle scuole. È una legge necessaria ma richiede anche una maggiore vigilanza delle famiglie.