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GUERRE INFINITE

Dibattito a Washington: se gli Usa esauriscono i loro arsenali di missili

Quanti missili restano agli Usa? "Tutti quelli che vogliamo" dice Trump. "In realtà le scorte stanno finendo" dicono gli esperti. E altrimenti non si spiegherebbe l'atteggiamento altalenante del presidente. 

Esteri 07_08_2026
Lancio di un missile Patriot (AP)

Ma davvero gli Usa stanno finendo i loro missili? Una delle conseguenze non intenzionali della guerra in Iran, molto più lunga della guerra-lampo annunciata da Trump a marzo, è l’indebolimento netto dell’arsenale Usa. E questo sta creando non solo difficoltà nell’amministrazione Trump, ma anche nel difficile equilibrio con gli alleati degli Usa. Che cosa sta spingendo Trump a negare di nuovo aiuti richiesti urgentemente dall’Ucraina nel campo della difesa anti-aerea e anti-missile? E perché, da un anno a questa parte, Trump insiste sempre di più sul riarmo degli alleati europei? E perché la guerra in Iran procede a stop-and-go, con riprese e immediati ritorni al negoziato, pur senza aver ottenuto ancora la riapertura dello stretto di Hormuz? Alle spalle di queste difficili decisioni dell’amministrazione Trump potrebbe esserci un non banale problema di contabilità di magazzino: stanno finendo i missili. E l’industria bellica americana non sarebbe in grado di produrne scorte sufficienti. Queste sono ovviamente sono solo ipotesi, anche se ben documentate.

Perché il governo federale statunitense non vuole rivelare quanti missili gli restano, perché non vuole far capire all'Iran, alla Russia, alla Cina o alla Corea del Nord che gli Stati Uniti potrebbero essere a corto di armi per la protezione dei loro alleati più esposti, non solo quelli già in guerra (Ucraina e Israele), ma anche quelli che potrebbero esserlo a breve, come Taiwan o la Corea del Sud. Si tratta dunque di cifre che il governo non vuole mai divulgare, nemmeno in tempo di pace. Le scorte di munizioni sono gelosamente custodite.

Interpellata in merito ai dati sulle scorte, la Casa Bianca ha diffuso una dichiarazione di Trump, in cui si afferma che gli Stati Uniti possiedono "molte più munizioni di chiunque altro al mondo" e "molte più di quelle di cui abbiamo bisogno".

Secondo quattro fonti anonime della Reuters, informate dei fatti, tuttavia, la situazione non è così rosea come la presenta Trump. Una delle fonti ha affermato che la riduzione delle scorte di missili balistici tattici ATacMS (Army Tactical Missile Systems) e i loro immediati successori, i PrSM (Precision Strike Missiles) rifletteva una decisione dell'amministrazione Trump di evitare metodi più rischiosi per attaccare obiettivi iraniani (cioè mandare gli aerei e rischiare la vita dei piloti).

Secondo altre due fonti Reuters, da settimane i vertici militari avvertono il presidente che le scorte di armi difensive, compresi i missili intercettori Patriot, efficaci contro i missili balistici, si stanno esaurendo. La scorsa settimana, diversi media hanno riportato che Trump aveva deciso di non lanciare un'altra offensiva su vasta scala contro l'Iran, in parte perché i suoi consiglieri militari lo avevano avvertito riguardo alle scorte statunitensi. Secondo un’altra interpretazione, non si sarebbe mosso a causa della pressione degli Stati del Golfo. Ma le due versioni collimano, perché gli Stati del Golfo sono quelli maggiormente esposti alle rappresaglie dell’Iran, dunque quelli che maggiormente necessitano la protezione dei Patriot e dei più potenti Thaad anti-missile americani.

Secondo una fonte della Cnn, anche le scorte statunitensi di missili da crociera a medio raggio Tomahawk (la punta di diamante di tutte le campagne aeree americane dagli anni 90) rimangono notevolmente ridotte, dato che quasi la metà di queste armi è stata utilizzata durante la guerra. Ad aprile, la Cnn ha riferito che l'esercito statunitense aveva utilizzato quasi il 30% dei suoi missili Tomahawk, solo durante il primo mese di guerra.

La scorsa settimana, il prestigioso think tank Csis (Center for Strategic and International Studies) ha pubblicato un rapporto in cui si stima che tra febbraio e luglio siano stati impiegati circa il 65% dei missili intercettori Patriot e che il numero di intercettori Thaad negli arsenali statunitensi sia inferiore di almeno il 38% rispetto all'inizio della guerra.

Queste sono comunque stime, basate su fonti aperte. Le cifre (reali) relative alle scorte sono circolate all'interno del governo federale la scorsa settimana, e le discussioni su quanto a lungo gli Stati Uniti possano continuare a colpire l'Iran sono state, a quanto risulta, molto tese.

Per rassicurare l’opinione pubblica, ma al tempo stesso, per scaricare la colpa sul predecessore Joe Biden e sull’Ucraina, il mese scorso Trump aveva dichiarato: «abbiamo moltissime munizioni di diversi tipi, Biden ne ha date molte all'Ucraina e stiamo ricostruendo, ma ne abbiamo tante, tantissime di livello medio». Il presidente lo ha ribadito anche ieri, in conferenza stampa alla Casa Bianca: «Noi vogliamo i missili per noi, sai. Quando Biden ha dato loro [agli ucraini, ndr] così tanto... Biden ha dato 300 miliardi di dollari in munizioni. Sai, quando me ne sono andato le scorte erano piene, e lui ne ha data via gran parte. Ora le stiamo ricostruendo e stiamo usando munizioni che sono molto potenti, molto buone, ma non le staremmo usando, avremmo potuto usare qualcos'altro...».

Chi è del mestiere, tuttavia, continua a puntare il dito sull’uso e abuso di missili americani, soprattutto per difendersi dai droni e dai missili (molto meno costosi) iraniani. «Sono rimasto scioccato dal numero di Patriot che abbiamo lanciato», ha dichiarato il contrammiraglio in pensione della Marina statunitense Mark Montgomery al Wall Street Journal. Gli Stati Uniti potrebbero averne «consumati 2.300». Per fare un confronto: «Ne abbiamo forniti 600 all'Ucraina, molti dei quali più vecchi e tramite altri partner», ha affermato l’ammiraglio, concludendo che «L'Ucraina non è il problema».

Il problema, per gli Usa, è nell’uso sconsiderato di armi di alto valore. E nella produzione. E questo spiega i maxi investimenti annunciati queste settimane.

Il 30 luglio il Pentagono ha stanziato oltre 120 miliardi di dollari per consentire alle aziende appaltatrici di intensificare la produzione di missili Patriot, oltre che di nuovi sottomarini, la cui consegna è stata a lungo ritardata, al fine di mettere una pezza su fronti di crisi che rischiano altrimenti di rimanere scoperti.