Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Bruno a cura di Ermes Dovico
SUD AMERICA

Brasile, sinistra in crisi. Bolsonaro vince a sorpresa il primo turno

Nonostante i sondaggi e la narrazione dei media di sinistra, Lula, convinto di vincere, è andato incontro ad una sconfitta bruciante in queste elezioni generali del Brasile. Ha perso il primo turno con Flavio Bolsonaro, ha perso la maggioranza in Congresso e negli Stati federati.

Esteri 06_10_2026
Sostenitori di Bolsonaro festeggiano il primo turno (AP)

Il Brasile reale ha smentito ancora una volta quello raccontato dai sondaggi. Flávio Bolsonaro ha vinto il primo turno delle presidenziali con il 47,03% dei voti validi, circa 56,1 milioni, davanti al presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, fermo al 45,16% e a 53,9 milioni. Nessuno ha raggiunto la maggioranza assoluta: la decisione è rinviata al 25 ottobre. Tuttavia, una prima sentenza politica è già arrivata.

L’istituto di ricerca Datafolha attribuiva a Lula il 45% e a Flávio appena il 42%; altri istituti indicavano il presidente in vantaggio o in parità. Lula ha ammesso di essersi atteso una vittoria già al primo turno. Flávio, al contrario, può presentarsi al ballottaggio con oltre due milioni di voti di vantaggio e un bacino potenziale fra gli elettori degli altri candidati, complessivamente attorno al 7% che potrebbe aggiungersi. Nulla è deciso: l’astensione ha superato il 21% e Lula tenterà di mobilitarla, ma il candidato conservatore parte favorito sia politicamente che psicologicamente. Le urne hanno respinto l’idea che l’interdizione e la condanna del padre, Jair Bolsonaro, chiudessero la parentesi del bolsonarismo conservatoe brasiliano. Flávio ha raccolto circa cinque milioni di voti più del padre al primo turno del 2022; Lula ne ha perduti quasi 3,4 milioni. La magistratura ha potuto cancellare Jair Bolsonaro dalla scheda elettorale, ma non la domanda politica che rappresenta. Qui sta l’errore di qualunque uso politico della magistratura.

Attenzione però, ciò che la stampa non dice in queste ore, è che la svolta più profonda riguarda il Congresso. Il Partito Liberale di Bolsonaro e dei suoi alleati ha eletto 19 dei 54 senatori in palio e passerà dagli attuali 15 a 28 seggi su 81. Il Pt di Lula resterà fermo a nove. Secondo il conteggio politico del quotidiano O’ Globo, il Pl e i suoi alleati potrebbero disporre complessivamente di 43 senatori, la maggioranza assoluta. Dato importante che giustifica le aspettative positive di Flàvio Bolsonaro per il secondo turno. I 43 senatori conservatori non raggiungono da soli i 54 voti necessari per condannare e rimuovere il giudice del Supremo Tribunale Federale Alexander de Moraes, il torquemada usato da Lula per perseguitare i suoi oppositori conservatori, ma possono ristabilire la netta separazione tra esecutivo e giudiziario. 

Anche alla Camera il Pl diventa la prima forza: le proiezioni Reuters, non ancora proclamazioni definitive, gli assegnano 121 deputati contro i 78 della federazione socialcomunista di Pt-PCdoB-Pv mentre i centristi di Pp e União Brasil avrebbero circa 69 seggi e Psd e Republicanos una quarantina ciascuno. Il centro parlamentare resterà determinante, ma il baricentro si sposta nettamente a destra. Anche se Lula vincesse il ballottaggio, governerebbe senza alcuna maggioranza e con Congresso più ostile dell’attuale.

La stessa tendenza emerge negli Stati. Venti governatori su ventisette sono stati eletti al primo turno, un record assoluto. Il Pl ne ha conquistati cinque: Paraná, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Rondônia e Roraima. Il Psd di centrodestra ne ha eletti quattro; i comunisti del Pt e conservatori di centrodestra dei Republicanos tre ciascuno. A San Paolo Tarcísio de Freitas dei Republicanos è stato rieletto con il 62,65%, lasciando l’ex ministro delle finanze di Lula Fernando Haddad al 36,42%. Nel Minas Gerais ha vinto Cleitinho Azevedo, anch'egli dei Republicanos; in Paraná Sergio Moro, già ministro della Giustizia con Jair Bolsonaro, ha superato di misura il 50%. Il Pt ha conservato solo Bahia, Ceará e Piauí, le sue principali roccaforti nordorientali. Sette governatorati saranno invece decisi il 25 ottobre: Acre, Amazonas, Distretto Federale, Espírito Santo, Rio de Janeiro, Rio Grande do Norte e Tocantins ed il Pt di Lula sarà presente soltanto in due di questi sette ballottaggi.

Una disfatta totale. Il Brasile ha quindi votato non solo per scegliere due candidati alla presidenza, il popolo brasiliano ha scelto di modificare gli equilibri attuali fra Presidenza, Congresso, governi statali e Tribunale Supremo. La pretesa di sconfiggere una parte del Paese per via giudiziaria ha prodotto il risultato opposto: il bolsonarismo ritorna più ampio, radicato e istituzionalmente forte e si rafforzano anche i suoi alleati partiti di centrodestra. Il 25 ottobre si deciderà il presidente; il primo turno ha già deciso che il Brasile non accetta di essere governato dal comunismo pragmatico e filocinese di Lula, altro pseudo cattolico che vorrebbe la chiesa addomesticata nelle gerarchie e nella dottrina sino al punto di sostenere aborto e ideologia Lgbt.