• IL CASO

Scuola anti-Covid? Senza contatti i bambini muoiono

Riparte la scuola con le disposizioni anti Covid-19: mascherine e distanza, ma divieto di contatto è la parola d'ordine. Dimenticando i tragici esperimenti di Federico II, di Holt e di Harlow, non ci preoccupiamo di verificare gli effetti sugli alunni di questi divieti. Questo rivela la concezione che i nostri governanti hanno dell'uomo: un oggetto biologico, che ha una vita solo materiale, da proteggere dalle malattie. Una concezione che porta alla morte.
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Riparte la scuola con le nuove disposizioni anti covid-19: mascherine, distanza, disinfezione, misurazione a distanza della febbre, niente canti né giochi di gruppo…

Ok, prendiamola larga. Fra Salimbene de Adam da Parma (1221-1288) fu un cronista dell’ordine dei frati minori; la sua Cronica copre circa 120 anni, dal 1168 al 1287. Da essa possiamo trarre molte informazioni su Federico II di Svevia (1194-1250), lo stupor mundi. Sappiamo, ad esempio, che un bel giorno l’imperatore volle scoprire quale fosse la lingua originariamente parlata dall’uomo, senza che qualcuno gliene insegnasse una: il greco? Il latino? L’aramaico? Il dialetto bergamasco? Così prese dei neonati, li chiuse in un’alta torre e li fece allevare da balie che, pur accudendoli nel migliore dei modi, non potevano parlare, né coccolarli, né cantare canzoni. Quei bambini, seppur nutriti, puliti e accuditi, senza un contatto umano, morirono tutti.

Vabbè, obietterà qualcuno, si tratta di una cronica medievale. Saranno racconti di pura fantasia, degni complementi a bestiari e libri agiografici. Bene, parliamo allora del dottor Luther Emmett Holt (1855-1924), eminente pediatra statunitense, fondatore e per due volte presidente dell’American pediatric Society, membro del Rockefeller Institute, eugenetista convinto.

Preoccupati per il rammollimento delle nuove generazioni di «americani», il dottor Holt prescriveva di non giocare con i bambni, di non coccolarli né tenerli in braccio. Al massimo, una virile stretta di mano, quando era artefice di un lavoro eccezionalmente ben fatto. Nel giro di pochi anni – così si legge - i pediatri notarono un aumento delle morti infantili, nonostante i bambini fossero soddisfatti nei loro bisogni biologici.

E poi ci sono gli esperimenti del dottor Harry Harlow (1905-1981), psicologo statunitense. Alcune povere scimmiette Rhesus vennero separate prematuramente dalla mamma; vennero messe a loro disposizione due madri finte, diverse per alcuni particolari: la prima era ricoperta da un panno morbido; la seconda aveva un biberon che secerneva latte. Harlow osservò che le scimmiette passavano con la mamma-nutrice il tempo strettamente necessario per suggere il latte; e passavano avvinghiate alla mamma morbida il resto del tempo.

È chiaro dove voglio arrivare, no? Non abbiamo alcuna idea degli effetti delle disposizioni anti covid-19 sui bambini che stanno iniziando a frequentare la scuola: nessuno ha finanziato alcuna ricerca e nessuno sembra realmente interessato a verificarlo. Tuttavia, questi pochi, semplici esempi che abbiamo citato non ci tranquillizzano. A quanto pare, ai bambini non basta essere protetti dai virus e non avere la febbre: hanno bisogno del contatto umano, dell’intimità fisica, di relazioni accoglienti e protettive. Tutte cose che, ai nostri bambini, saranno negate.

Questo ci fa capire quale sia l’idea che il governo ha dei bambini; e anche di noi adulti. Non persone, costituite da relazioni; animali sociali aristotelici. Bensì oggetti biologici, che hanno una vita esclusivamente materiale, da proteggere dalle malattie. Una «nuda vita», come l’ha definita il filosofo Agamben. La stessa antropologia espressa dai fautori della «sostituzione»: «Ma apriamo gli occhi: noi con questa decrescita e denatalità che abbiamo, abbiamo bisogno di immigrazione». Non abbiamo bisogno di fermare gli aborti, di dare agli sposi un minimo di serenità e fiducia nel futuro, magari qualche aiuto alle famiglie. No: abbiamo bisogno di immigrati. Perché un italiano non nato è perfettamente sostituibile da un nigeriano, da un pachistano, da un tunisino: entrambi sono oggetti biologici, no? Entrambi – come ha spiegato Scalfari – «non hanno bisogni secondari», che non siano mere necessità biologiche. È ovvio che, se siamo solo oggetti biologici, la «nuda vita» è tutto ciò che abbiamo. E, infatti, è tutto ciò che avremo. Almeno per un po'.

Pafrasando Churchill (1874-1965), potevamo scegliere tra la «nuda vita» e la morte: abbiamo scelto la «nuda vita» e, se fra Salimbene ha detto la verità, avremo la morte. Riparte la scuola con le nuove disposizioni anti covid-19: mascherine, distanza, disinfezione, misurazione a distanza della febbre, niente canti né giochi di gruppo…