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Emigrazione illegale

Scontri in Grecia contro la costruzione di nuovi centri

La progettata costruzione di nuove strutture per decongestionare quelle esistenti, sovraffollate, incontra la decisa opposizione degli abitanti delle isole

Migrazioni 25_02_2020

 

Le proteste degli abitanti delle isole greche di Chio e Lesbo contro la creazione di nuovi centri per ospitare emigranti illegali il 24 febbraio sono degenerate in scontri tra dimostranti e polizia. La Grecia è da anni destinazione di decine di migliaia di emigranti che vengono sistemati in strutture situate in alcune isole vicine alle coste della Turchia. Per rimediare al loro sovraffollamento, il governo ha deciso nei mesi scorsi di costruire dei nuovi centri, a Chio, Lesbo, Samo, Kos e Lero. Il governo sostiene che si tratta di centri temporanei di detenzione, chiusi, destinati a emigranti che non ottengono lo status di rifugiato e vengono quindi espulsi, ma la popolazione teme invece, e perciò si è attivata, che siano in realtà centri di accoglienza permanente ed è determinata a impedirne la costruzione, disposta a presidiare giorno e notte i terreni su cui dovrebbero sorgere per bloccare i lavori. A Chio dei dimostranti incappucciati hanno preso a sassate gli agenti di polizia al loro sbarco sull’isola, provenienti dalla terraferma. A Lesbo i dimostranti hanno bloccato con camion della spazzatura e automobili le strade che portano ai terreni destinati alla costruzione dei nuovi impianti. Le tensioni di queste settimane non devono sorprendere, ha commentato il direttore greco dell’International Rescue Committee, Dimitra Kalogeropoulou: “il sovraffollamento danneggia tutti. Le comunità locali hanno paura che le loro isole diventino delle enormi prigioni e i richiedenti asilo vivono in condizioni pericolose”. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, eletto nel luglio del 2019, ha adottato una linea più rigorosa nei confronti dell’immigrazione illegale. Di recente il suo governo sta prendendo in considerazione la possibilità di erigere delle barriere galleggianti per impedire agli emigranti di arrivare via mare.