• TRASFORMISMO

Sardine e pentastellati, gli "innovatori" normalizzati

Il movimento delle Sardine era nato con grande spirito civico e apartitico per sostenere la sinistra nelle elezioni dell'Emilia Romagna. Ora il suo leader si limita a una candidatura nelle file del Pd. Parabola quasi analoga per il "rivoluzionario" Movimento 5 Stelle che a Milano flirta con Sala e a Benevento non disturba Mastella. 

Mattia Santori (Sardine) con Enrico Letta

Prima rivendicano una verginità politica per incantare l’elettorato, poi gettano la maschera e si rivelano come tutti gli altri. Prima pontificano su moralità, rinnovamento della politica, meritocrazia, poi annusano il potere e si intruppano in modo opportunistico.

E’ successo a tanti sedicenti innovatori, sta succedendo da anni al Movimento Cinque Stelle, ora tocca alle Sardine. Il loro fondatore, infatti, dopo aver predicato una diversità di approccio alla politica rispetto a tutti i partiti e sventolato la nobile bandiera del civismo, ha rotto gli indugi e ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali di Bologna del 3 ottobre prossimo nella lista del Partito Democratico. Nulla di sconvolgente. Nessuno ha mai dubitato sulla sua fede di sinistra. Non si dimentichi che le Sardine scesero in campo alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia Romagna nel 2019, quando la poltrona dell’attuale governatore Stefano Bonaccini sembrava in bilico. Il loro apporto fu comunque rilevante ai fini della vittoria finale e così l’esponente dem è riuscito a conservare il posto anche per un altro mandato.

Un conto, però, è puntellare una coalizione di centrosinistra mantenendosi distinti e distanti, altra cosa è accontentarsi di un posto nelle liste del Pd e magari ambire a un assessorato in caso di vittoria. Se le Sardine avessero fatto una loro lista avrebbero corso il rischio di rimediare una figuraccia e di non raggiungere un numero di voti sufficiente per entrare in consiglio comunale e allora meglio non correre rischi: il pragmatico Santori si getta nella mischia indossando l’elmetto del Partito Democratico.

Se alcuni dirigenti locali bolognesi lo accolgono a braccia aperte, altri storcono il naso. E la coalizione che sostiene la candidatura a sindaco di Matteo Lepore rischia di sfaldarsi. La lista dem si chiuderà il 28 agosto e in bilico c’è la ricandidatura dei dirigenti democratici che appoggiarono Isabella Conti alle primarie, tra cui tre assessori della giunta Merola come Alberto Aitini, Marco Lombardo e Virginia Gieri. «Fuori Aitini e dentro Santori? Questa è l'aria che tira a Bologna. Come dire archiviare anche il ricordo della tradizione di buon governo della città per consegnarla al 'partito degli affari' e ai chiacchieroni di una sedicente 'sinistra' populista e inconcludente», polemizza sui social Carlo Terrosi, nome pressochè sconosciuto fuori dei confini regionali, ma soggetto autorevole sulla piazza bolognese in quanto presidente dell'associazione Macchine Celibi. Le Sardine, insomma, rischiano di diventare il pomo della discordia sul fronte della sinistra.

Anche il Movimento Cinque Stelle (Cadenti) turba gli equilibri su quel fronte. L’ex premier Giuseppe Conte sta cercando di riacquistare una centralità politica personale e di salvare dall’irrilevanza numerica l’esercito pentastellato. Ma finora i risultati sono scarsi. Giorni fa dalle colonne del Corriere della Sera ha teso la mano al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, con il pretesto di auspicare una legge speciale per Milano in vista dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina del 2026. Eppure i grillini hanno sempre osteggiato i grandi eventi, come si ricorderà a proposito del rifiuto del sindaco di Roma Virginia Raggi di ospitare le Olimpiadi nella capitale. Conte vorrebbe intrupparsi fin da subito nella coalizione che sostiene la ricandidatura del sindaco Sala, infatti il Movimento non ha ancora ufficializzato il nome del proprio candidato sindaco per Palazzo Marino. Ma l’area riformista composta da Italia Viva, Azione e Alleanza Civica fa muro. I pentastellati milanesi vengono percepiti dalla classe dirigente del centrosinistra come un corpo estraneo, nonostante le aperture (interessate) dell’Avvocato del popolo.

Quest’ultimo peraltro sta usando in modo disinvolto la tattica, non solo a Milano, ma in tutte le città chiamate al voto in autunno, praticando lo sport delle mani libere per massimizzare il profitto elettorale nei singoli contesti. Ad esempio a Benevento il Movimento Cinque Stelle non presenterà una sua lista per non disturbare il sindaco uscente Clemente Mastella, che ha deciso di ricandidarsi. Giuseppe Conte, negli ultimi giorni del suo governo giallorosso, tra gennaio e febbraio di quest’anno, fu sostenuto dai cosiddetti responsabili, capitanati proprio dalla senatrice Sandra Lonardo, moglie di Mastella e ora vuole ricambiare la cortesia. Non si sa mai. Ma i grillini duri e puri cosa pensano di questa “democristianizzazione” del loro Movimento?

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