San Germano di Capua

La sua dottrina e saggezza furono importanti nel ricomporre uno scisma con l’Oriente che durava da 35 anni. Alla sua morte, l'amico san Benedetto vide l’anima di san Germano elevata in cielo dagli angeli in un globo di fuoco

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La dottrina e la saggezza riconosciute a san Germano di Capua († 540/541), amico di san Benedetto, furono importanti nel ricomporre uno scisma con l’Oriente che durava da 35 anni. Prima di essere scelto per questa missione, Germano aveva dimostrato di essere un uomo totalmente orientato a Dio.

Era nato da una famiglia benestante. Alla morte del padre vendette i suoi beni e donò il ricavato ai poveri. Si dedicò quindi a un’intensa vita spirituale attraverso la preghiera, la penitenza e la lettura di scritti cristiani. Quando intorno al 516 morì il vescovo Alessandro, fu naturale per il clero e il popolo di Capua chiedere a Germano di succedergli: il santo non si sentiva all’altezza dell’incarico, ma dopo un’iniziale resistenza accettò.

Papa Ormisda lo scelse alla guida della delegazione, la terza in quattro anni, che nel 519 partì verso Costantinopoli per ricucire il cosiddetto scisma acaciano, iniziato nel 484 a causa delle ambizioni dell’allora patriarca Acacio (†489). Quest’ultimo aveva scritto l’Henoticon, un documento volutamente vago che ignorava i decreti del Concilio di Calcedonia e strizzava l’occhio all’eresia monofisita, la quale attribuiva a Cristo la sola natura divina. L’Henoticon altro non era che il tentativo di Acacio di affrancarsi dall’autorità del Papa e affermare il primato di Costantinopoli su tutte le chiese d’Oriente. Se si eccettua il parziale successo della prima ambasciata con alcuni vescovi orientali, le prime due delegazioni avevano fallito nel tentativo di far rientrare lo scisma: non erano infatti riuscite a far sottoscrivere la confessione di fede preparata da sant’Ormisda, che tredici secoli dopo sarebbe stata citata dal Concilio Vaticano I.

La situazione politica e religiosa cambiò con la salita al trono dell’imperatore Giustino e l’elezione del patriarca Giovanni. Ciò favorì la missione di Germano e dei suoi compagni, ricevuti con grandi onori a Costantinopoli: in breve vennero accolte tutte le richieste del Papa. E il Giovedì Santo del 519, nella cattedrale della città, si celebrò la ritrovata comunione con la Chiesa cattolica. La delegazione tornò a casa oltre un anno più tardi per consolidare la riconciliazione con le altre chiese orientali.

Nei suoi Dialoghi, papa Gregorio Magno riferisce due episodi relativi a Germano. Nel primo racconta che al santo apparve un giorno l’anima del diacono Pascasio, liberato dalle pene del Purgatorio grazie alle preghiere del vescovo di Capua. Il secondo riguarda san Benedetto, che la notte della morte dell’amico (databile al 30 ottobre 540 o 541) si trovava a Montecassino nella torre del suo monastero e, mentre era immerso nella preghiera, vide l’anima di san Germano elevata in cielo dagli angeli in un globo di fuoco. Per la traslazione di parte delle sue reliquie e il legame con san Benedetto, la città di Cassino si chiamò per alcuni secoli «San Germano» (nella foto in alto, la Perinsigne Collegiata di San Germano, a Cassino, prima dei bombardamenti del 1944).

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