• CORTOCIRCUITO

San Francesco contro l'ipocrisia animalista

Tacciono gli animalisti mentre centinaia di migliaia di polli e galline vengono sterminati, causa possibile influenza aviaria. Tra uomo e animale, anche gli ambientalisti più assidui tifano per il bipede. Aveva ragione San Francesco...

San Francesco e il lupo di Gubbio

«Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri», questa è la famosa frase scritta da George Orwell nel romanzo La fattoria degli animali. Uno slogan che centinai di migliaia di polli e tacchini urlerebbero in questi giorni, essendo pronti ad essere sacrificati a causa dell’aviaria. L’obiettivo delle loro grida sarebbe l’ipocrisia di tanti animalisti pronti a farsi pubblicità davanti alle telecamere per liberare i “commoventi” cani destinati alla sperimentazione e che invece spariscono quando si tratta di difendere le galline dall’abbattimento o liberare i topi destinati allo stesso destino. Polli e tacchini purtroppo però non possono aiutarci a vedere la realtà, lo potrebbero solo se umanizzati come nei film di Walt Disney.

In poche righe non vogliamo descrivere l’intero mondo animalista, in cui ci sono anche aspetti positivi. Polli e tacchini probabilmente avrebbero probabilmente indicato quelli della squadra di Michela Brambilla o gli altri – rappresentanti del Movimento 5 stelle – che non vogliono far partecipare Silvio Garattini al Festival della Mente a Sarzana (il prossimo 1° settembre) in quanto accusato di essere a favore della sperimentazione di farmaci sugli animali. Le stesse medicine che in parte adoperano molti animalisti per curare i propri animali di compagnia.

Insieme alle discussioni sul movimento di “liberazione animale”, che occupano grandi spazi sui mass-media, si sta procedendo all’eliminazione di polli, galline e tacchini per “difenderci” dalla diffusione dell’aviaria. Ad esempio, con un'ordinanza che ha solo valore preventivo, il Comune di Occhiobello ha disposto il sequestro e l'abbattimento di un allevamento locale di galline ovaiole. Questo benché abbiano dato esito negativo le indagini sierologiche e virologiche e non sia stato evidenziato alcun sospetto di malattia, né la presenza di mortalità anomale. Il ministero della Sanità ha già ordinato, dove è stata rilevata la presenza di animali malati, l’uccisione di 128.000 galline a Forlì e addirittura 500.000 a Bologna. A Bologna il ritmo di uccisione rasenta i 50mila capi al giorno.

Nei prossimi giorni l’azione di abbattimento andrà avanti, nessuno è contento di farla però se non c’è altro rimedio occorre procedere. Pur amando gli animali, quando la realtà tristemente ci costringe a dover decidere tra la vita umana e la vita animale, si sceglie la prima. Quando dalle parole si passa ai fatti nessuno sembra più sostenere il biocentrismo (che va invece per la maggiore nei salotti radical-chic e nei programmi televisivi). Paradossalmente, forse, in futuro, sperimentando medicinali sull’aviaria sarà possibile curarla? Vedrete però che finita l’emergenza, dopo le ferie, gli animalisti torneranno a farsi sentire e sfrutteranno quanto accaduto per attaccare gli allevamenti intensivi, non dicendo che le malattie partono proprio da quelle zone orientali di sottosviluppo dove gli allevamenti sono “ultra” tradizionali. 

Tutti siamo d’accordo, come scritto nel Catechismo, nel rispetto dell'integrità della creazione mediante l'uso prudente e moderato delle risorse minerali, vegetali e animali che sono nell'universo, con speciale attenzione verso le specie minacciate di estinzione. L'uomo deve trattare gli animali con benevolenza, evitando il loro uso indiscriminato, soprattutto per sperimentazioni scientifiche effettuate al di fuori di limiti ragionevoli e con inutili sofferenze per gli animali stessi. Questo però non è da confondere con il buonismo che ipocritamente li pone ad un piano superiore all’uomo, in una nuova teoria del “buon animale selvaggio”. Questa si fonda sul dogma che, essendo tutti gli esseri casualmente nati dalla materia, non ci sono differenze nei diritti tra virus, la zanzara, il pollo e l’uomo, anzi spesso è l’uomo ad essere l’unico intruso tale da potersi definire “cancro del pianeta”.

Tale comportamento porta a comportamenti incoerenti che raramente i mass-media mettono in risalto. Ad esempio, perché per sperimentare un nuovo medicinale per una potenziale malattia futura non si possono “eliminare” un centinaio di animali, mentre per difenderci dal rischio di una malattia presente se ne consente l’abbattimento di centinai di migliaia? Perché dell’abbattimento di animali alieni, come lo scoiattolo rosso in Liguria, come i cinghiali, etc., gli ecologisti non ne parlano in TV ed alcune associazioni ambientaliste sono addirittura favorevoli ? Quale posizioni prenderebbero gli animalisti se gli scoiattoli “liguri” fossero impiegati per la sperimentazione invece di gasarli?  

La domanda principale su cui interrogarsi è quando si può ritenere lecito per l’uomo eliminare un animale e quando no. Quale è la linea di confine? La risposta mette in discussione la visione antropologica dell’uomo, la sua posizione nella Creazione. L’emergenza attuale è proprio di restituire l’uomo a se stesso, alla sua altissima dignità. Occorre tornare a considerare la sacralità dell’uomo e nello stesso tempo dire con forza quali sono le sue responsabilità e doveri. Doveri: una parola in estinzione. Gli animali non hanno diritti dei quali gli ecologisti si auto-eleggono a unici difensori, ma è un dovere dell’uomo rispettarli discernendo nelle varie situazioni con prudenza e ragionevolezza, senza assumere sempre gli stessi comportamenti estremi ed ideologici. La vera sfida del Cristiano è la ricerca responsabile della giusta misura.

A tal riguardo Papa Benedetto XVI, per la celebrazione della XLIII giornata mondiale della pace 1° gennaio 2010, scriveva: «D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi».

San Francesco, icona troppo spesso non correttamente presentata dai movimenti ecologisti come il WWF, credeva che l'essere umano avesse un primato di valore su tutto il Creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla egoisticamente a completa disposizione dei propri interessi, perché anche le future generazioni hanno il diritto di trarre beneficio dalla creazione, esprimendo in essa la stessa libertà responsabile che rivendichiamo per noi. 

Quando San Francesco parlò con il lupo di Gubbio disse: «Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, ed hai fatto grandissimi malefici, gustando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza. E non solo hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto l’ardimento d’uccidere e guastare gli uomini fatti alla immagine di Dio». (da “I Fioretti di S.Francesco”).