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25 SETTEMBRE

Regole Covid, un'arma per boicottare le elezioni

L'obbligo di quarantena per i positivi asintomatici, stabilito dal ministro Speranza, rischia di escludere dal voto del 25 settembre centinaia di migliaia di italiani. Un modo per abbassare ulteriormente la partecipazione e delegittimare i probabili vincitori del centrodestra.

Editoriali 01_09_2022
Il ministro Roberto Speranza

Le commissioni d’inchiesta nella storia del nostro Paese non hanno mai avuto grande fortuna e non sono mai approdate a nulla. Tuttavia, quella sulla gestione della pandemia potrebbe accendere i fari sulle gravi inadempienze che peraltro stanno già lentamente emergendo nella conduzione della lotta al Covid, sia sul fronte delle terapie che su quello dei divieti. Ecco perché ogni partito politico dovrebbe adoperarsi affinchè, nella prossima legislatura, questa commissione venga istituita e possa fare luce sulle responsabilità della classe dirigente e scongiurare il rischio che, in caso di altre emergenze epidemiologiche, gli errori già commessi possano ripetersi.

Nel frattempo, però, la disastrosa gestione Speranza continua a mietere vittime. Ora è la volta degli elettori, che rischiano di essere espropriati del loro diritto di voto in caso di positività al Covid. Le nuove regole sulla quarantena e l’isolamento dei positivi continuano ad essere incomprensibili a molti, anche tra gli scienziati. Tuttavia, chi risulta positivo al virus dovrà continuare a stare a casa fino a quando non si negativizza, anche se non ha sintomi. Quindi i positivi asintomatici, che sono oltre 600.000, potrebbero essere costretti a rimanere a casa anche il 25 settembre e dunque a disertare le urne.
Peraltro, come sempre accade dopo l’esodo dei vacanzieri estivi e alla ripresa delle attività scolastiche e lavorative, i contagi potrebbero tornare a salire e dunque quel numero potrebbe anche raddoppiare. Risultato: già si paventa il rischio che quello dell’astensione risulti il primo partito, con percentuali che vanno dal 40 al 50%; poi, se ci si mettono anche i positivi al Covid, impossibilitati a recarsi ai seggi per colpa di norme incomprensibili, le elezioni potrebbero rivelarsi davvero un flop.

Lo scarso radicamento dei candidati nei territori e le preoccupazioni legate al caro energia distolgono non poco i cittadini dall’appuntamento con il voto. Stiamo vivendo una delle campagne elettorali più rissose e distanti dalle aspettative della gente e la crisi di rigetto verso il sistema potrebbe essere dietro l’angolo.
Se poi alcune forze governative -quelle più indietro nei sondaggi- ci mettono del loro, provando a strumentalizzare ancora una volta la presunta emergenza pandemica per scoraggiare l’afflusso ai seggi, allora diventa ridicolo ogni appello alla difesa della Costituzione dal rischio autoritarismo.

Nella Costituzione, all’art.48, viene garantito il diritto di voto a chi ne ha i requisiti. Risulta dunque surreale che un elettore, solo perché ha scoperto con un tampone di essere positivo al Covid, non debba poter votare.
Ieri il Ministro della Salute, Roberto Speranza, rendendosi conto dell’assurdità della norma, ha aperto uno spiraglio con “la possibilità del voto domiciliare”, spiegando che si può “utilizzare anche in questo caso” come avviene per le “persone che per ragioni di infermità non possono votare”. Ma è naturale prevedere un vero e proprio caos per assicurare a tutti i positivi al Covid questa possibilità. Occorrerebbe un dispiegamento di forze non indifferente per assicurare l’esercizio del diritto di voto in condizioni regolari e conformi alla Costituzione da parte di chi vota a casa sua. L’effetto dissuasivo di una eventuale misura del genere sarebbe comunque evidente. Molta gente rinuncerebbe perché considererebbe la procedura troppo farraginosa e complicata, anche per le inevitabili difficoltà organizzative da parte dei Comuni.

Negli altri Stati i positivi asintomatici frequentano scuole, uffici, luoghi di cultura, senza dover dar conto a nessuno della loro condizione e lì non risultano incrementi di ricoveri o di decessi a causa del Covid. Da noi si insiste in una patetica strategia di tracciamento del virus, mentre emerge con due anni di ritardo la trascuratezza che il governo e le autorità sanitarie hanno dimostrato nelle cure domiciliari e con antinfiammatori, insistendo esclusivamente su tachipirina e vigile attesa e quindi facendo morire di Covid anche chi avrebbe potuto salvarsi se curato tempestivamente.

Le politiche restrittive adottate dal nostro Paese in materia di contrasto alla pandemia non hanno giovato alla salute della popolazione, né tanto meno all’economia, e ora vengono estese anche a uno dei diritti fondamentali dei cittadini: il diritto di voto. Privare un cittadino della possibilità di votare è un grave vulnus alla democrazia, che il voto domiciliare non è in grado di sanare. Negli ultimi mesi gli italiani hanno vissuto innumerevoli situazioni di potenziale contagio e moltissimi, se facessero tamponi, potrebbero risultare positivi. Non ha dunque alcun senso ostacolare il ricorso dei positivi alle urne, compromettendo la regolarità dell’esito del voto e delegittimando i futuri vincitori.

Pensandoci bene, però, forse è proprio questo l’obiettivo di Speranza e soci: sminuire il probabile successo del centrodestra sottolineando che la percentuale di votanti è risultata particolarmente bassa. Gioverebbe, però, ricordare che anche in alcune città recentemente conquistate dalla sinistra nel secondo turno delle elezioni amministrative hanno votato appena il 40% degli elettori. Neppure quei successi, quindi, possono considerarsi rappresentativi della volontà popolare. Ma a prescindere da quella che sarà la percentuale di affluenza al voto del 25 settembre, sarebbe opportuno che almeno il Covid non venisse usato come arma di lotta politica per negare ai cittadini il fondamentale diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti.