• DOPO ARCORE

Ragazze, genitori e questione morale

Lo squallore non inizia con Berlusconi né è confinato ad Arcore. Dobbiamo riconoscere che la corruzione è diffusa nella società.

famiglia lo cicero

«Magari fossi io la prescelta di Silvio», dicono diverse delle ventenni - o poco più - abituali frequentatrici delle cene di Arcore. «Magari fosse lei», dice il papà di una miss indicata come possibile fidanzata di Berlusconi. Si rimane di sasso a leggere interviste e dichiarazioni di questi giorni. Ragazze che aspirano a diventare «la preferita» in un presunto o sognato harem, genitori contenti che la loro figlia invece di un lavoro onesto faccia la escort di alto bordo.
Sembra proprio la conferma di una scenetta dell’edizione di Zelig di qualche tempo fa, quella della famiglia Lo Cicero, quando si vedevano i genitori di una ragazza che la osteggiavano perché voleva studiare, frequentare l’università, invece di fare i concorsi da velina e frequentare i potenti disposta a tutto. La realtà supera la fantasia.

Se vogliamo è ben più sconvolgente che leggere i verbali sulle notti di Arcore. Perché purtroppo lo squallore che regna in certi ambienti è noto a chiunque non abbia gli occhi accecati dall’ideologia: già nel dopoguerra ci sono stati clamorosi casi di cronaca che hanno aperto squarci sugli eccessi – a base di sesso, droga, alcol - di politici, finanzieri, industriali. E che sono venuti alla luce solo perché ci è scappato il morto. E altri ancora – scandali, scandaletti, pettegolezzi - sono seguiti periodicamente. Forse che la “dolce vita” tanto celebrata si riduceva a fare le passeggiate in Via Veneto nelle ore notturne? Un film di Carlo Lizzani – “Roma bene” con Nino Manfredi e Virna Lisi – già nel 1971 raccontava cosa accadeva dietro la facciata di certi rispettabili salotti (“so’ più ‘ncrociate delle vacche da latte”, commentava una guardia di scorta aspettando la fine di una delle feste che anche allora si consumavano). E oggi basterebbe dare un’occhiata al sito di Dagospia per avere almeno un’idea di cosa sia “normale” a certi livelli. E non ci sono schieramenti politici che tengano (il caso Marrazzo non è così lontano ed è solo la punta dell'iceberg), né – purtroppo – è una garanzia l’aver consacrato la propria vita a Cristo, come ha ricordato più volte con dolore Benedetto XVI.

Lo squallore non comincia con Berlusconi né è confinato nella zona di Arcore. Ciò che probabilmente è nuovo, o perlomeno più recente, è il fatto che questo squallore è evidentemente molto diffuso nella società, se un padre non solo non prova neanche un pizzico di vergogna per le discutibili frequentazioni della figlia, ma addirittura la istiga; se l’ideale di migliaia di adolescenti è fare la velina, la letterina e via di questo passo, spinte addirittura dalle madri. Di giovani bellone che aspirano a incastrare vecchi potenti e danarosi ce ne sono sempre state, ma oggi sta diventando un fenomeno di massa.

E cosa dire di chi usa di queste povertà morali solo per ragioni di partito? Per eliminare gli avversari politici? Non è forse squallore anche questo? Da parte poi di politici e giornali che da decenni inneggiano alla sessualità sganciata da ogni responsabilità, lottano per la dissoluzione della famiglia, promuovono ogni genere di perversione in nome della libertà, salvo poi ergersi a moralizzatori ogni volta che conviene loro.

Guardiamo le cose come sono: viviamo in una società corrotta, in cui il successo e il potere sono i criteri dominanti. E questa mentalità finisce per diffondersi, per contagiarci sempre di più, mostrando quanto sia drammatica l’emergenza educativa sulla quale già da tempo la Chiesa richiama la nostra attenzione.

Ciò non diminuisce la responsabilità personale, a maggior ragione di chi ricopre cariche di rappresentanza, che dovrebbe mantenere un decoro adeguato, ma ci rende coscienti che tutti abbiamo bisogno di Qualcosa o Qualcuno che ci liberi dal male in cui sguazziamo. Già questo sarebbe un inizio per affrontare la vera questione morale.