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Lo scontro pre-referendum culmina col caso Delmastro

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La campagna referendaria avvelenata si conclude con la bufera sul sottosegretario alla Giustizia, coinvolto nella costituzione di una società ristoratrice con elementi controversi. Schlein attacca, mentre il governo è impegnato a mobilitare un elettorato poco motivato. Sarà un voto incerto ma dalle conseguenze pesanti.

Politica 20_03_2026
CARLO CARINO BY AI MID

Le ultime battute della campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, in programma domenica e lunedì, si stanno consumando in un clima sempre più acceso e polarizzato, nonostante la natura tecnica dei quesiti sottoposti agli elettori, che riguardano aspetti dell’organizzazione e del funzionamento della magistratura più che scelte politiche immediate e facilmente comprensibili.
Si vota infatti tra domenica tutto il giorno e lunedì fino alle 15 (non c’è quorum), con la possibilità per i cittadini italiani di esprimersi su una riforma che tocca temi sensibili come la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, il ruolo del Consiglio superiore della magistratura e i criteri di valutazione dei magistrati, tutti elementi che, pur essendo lontani dalla quotidianità percepita, incidono profondamente sull’equilibrio dei poteri dello Stato e sul sistema delle garanzie.

In questo contesto si è assistito a un inasprimento dello scontro tra sostenitori del sì e del no, con una particolarità che rende il quadro ancora più complesso: i due fronti sono trasversali e non coincidono perfettamente con gli schieramenti politici tradizionali, tanto che esponenti della sinistra e dell’opposizione hanno scelto di sostenere il sì pur essendo critici nei confronti del governo guidato da Giorgia Meloni, mentre in altre aree dello spettro politico si registrano posizioni divergenti all’interno degli stessi partiti.

A rendere ancora più tesa la fase finale della campagna è esploso il caso che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, vicenda che rischia di avere un impatto significativo soprattutto sul fronte del sì, dato che Delmastro è considerato uno dei principali sostenitori della riforma promossa dal ministro Nordio. Secondo quanto denunciato dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, emergerebbero elementi problematici legati alla partecipazione del sottosegretario alla costituzione di una società di ristorazione insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia e a una giovane amministratrice con legami familiari controversi, una vicenda che, nelle parole della leader dem, solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’opportunità istituzionale dei comportamenti adottati.
Schlein ha inoltre attaccato direttamente la presidente del Consiglio, sostenendo che sarebbe stata a conoscenza dei fatti da tempo e le ha chiesto una presa di posizione immediata, senza attendere l’esito del referendum, nel tentativo evidente di trasformare il caso in un elemento di pressione politica capace di influenzare gli indecisi e di indebolire la credibilità dell’intero impianto riformatore.

Parallelamente, il governo e in particolare Meloni stanno cercando di mobilitare un elettorato di centrodestra che potrebbe essere poco motivato a recarsi alle urne proprio per la natura tecnica dei quesiti, e in questo quadro si inserisce anche l’episodio che ha visto la presidente del Consiglio interagire con Fedez. Un’uscita comunicativa che ha suscitato grande attenzione mediatica e che appare come un tentativo di intercettare un pubblico più ampio e meno politicizzato, sfruttando il linguaggio e i canali della cultura pop per aumentare la partecipazione e riportare il tema del referendum al centro del dibattito pubblico.

Tirando le somme, l’esito del voto resta incerto e carico di conseguenze: una vittoria del sì rappresenterebbe un rafforzamento politico per il governo e per il ministro della Giustizia, aprendo la strada all’attuazione concreta della riforma e segnando un passaggio importante nel rapporto tra politica e magistratura, con possibili effetti di lungo periodo sull’equilibrio istituzionale. Al contrario, una vittoria del no verrebbe letta come una battuta d’arresto significativa per l’esecutivo, poiché indebolirebbe la sua capacità di portare avanti modifiche strutturali in un settore così delicato come quello della giustizia e offrirebbe all’opposizione un argomento forte per contestare la linea del governo, oltre che lasciare irrisolte le questioni che hanno portato all’indizione del referendum.

In entrambi i casi, il dato più rilevante sarà probabilmente quello dell’affluenza, che costituirà un indicatore fondamentale del livello di coinvolgimento dei cittadini su un tema che, pur essendo tecnico, tocca il cuore del funzionamento democratico del Paese. Una bassa affluenza potrebbe agevolare il no, un’alta affluenza il sì. Questo dicono i sondaggisti, ma ovviamente nel segreto dell’urna può veramente accadere di tutto.



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