La Camera dei Lord approva l’aborto fino alla nascita
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La Camera dei Lord ha bocciato l'emendamento della baronessa Monckton che chiedeva l’abrogazione della clausola 208, con la quale si consente l’aborto fino alla fine della gravidanza. Bocciato anche un emendamento restrittivo sulle pillole abortive. Una pagina nera per il Regno Unito.
Mercoledì 18 marzo 2026, con il voto contrario della Camera dei Lord a emendamenti che avrebbero limitato l’aborto, segna il giorno più buio del Regno Unito dalla sua nascita, un vero e proprio ritorno al sacrificio di bambini innocenti. In base alla normativa vigente, è consentito assumere pillole abortive (prescritte) a casa, se la donna è incinta da meno di 10 settimane. Durante il Covid, nel marzo 2020, il governo, allora guidato dai conservatori e dallo pseudo-cattolico Boris Johnson, aveva modificato la normativa per consentire alle donne di ricorrere all'aborto farmacologico a casa, previa consultazione telefonica o video. La modifica, prevista come solo temporanea, era stata poi resa definitiva per volere dello stesso governo nel 2022; pertanto le donne possono da allora assumere le pillole a casa, fino alla nona settimana e sei giorni di gestazione. La situazione era ulteriormente e drammaticamente precipitata nel 2025, quando la deputata laburista Tonia Antoniazzi aveva presentato la clausola che depenalizza l'aborto fino al momento del parto (clausola 208), come emendamento alla normativa di riforma della legge sulla criminalità e le forze dell'ordine. La clausola era stata approvata, con un vero e proprio ‘blitz’, dalla Camera dei Comuni, a giugno, nonostante il dibattito in aula fosse durato solo 46 minuti per la fretta del Governo laburista di approvare velocemente l’intera normativa sulla criminalità.
Il 18 marzo scorso, nelle votazioni alla Camera dei Lord, l'emendamento della baronessa Monckton (n.424) – con cui si chiedeva l’abrogazione della clausola 208 del disegno di legge sulla criminalità e le forze dell'ordine, che consente l'aborto fino al nono mese di gravidanza – è stato respinto con 185 voti, contro 148; un altro importante emendamento, quello della baronessa Stroud (n.425), con il quale si volevano ripristinare le consultazioni con un medico in presenza prima di un aborto “domestico” con pillole, è stato anch'esso respinto con 191 voti, contro 119.
Ad oggi l’aborto nel Regno Unito è consentito sino alla 24^ settimana; tuttavia con l’entrata in vigore della clausola 208, le donne non saranno perseguibili se praticheranno l’aborto in casa sino alla nascita per una qualsiasi ragione. Oggi nel paese si praticano circa 300.000 aborti all'anno. Il limite di tempo per l'aborto in Gran Bretagna è già il doppio di quello più comune tra i Paesi dell'UE. Eppure il Parlamento ha appena votato per ridurre ulteriormente le tutele per le donne e la protezione del nascituro, anche nelle fasi avanzate della gravidanza, sino alla nascita del bambino e per qualsiasi ragione. Siamo indubitabilmente all’infanticidio legalizzato.
Allo stesso tempo, aver lasciato la clausola 208 nel testo di legge permette alle donne di praticare autonomamente l'aborto per qualsiasi motivo, compresi gli aborti selettivi in base al sesso, in qualsiasi momento: fino al parto e durante il parto stesso. Un pericolo di genocidio infantile assoluto che aumenterà significativamente il numero di donne che praticano aborti tardivi a domicilio, mettendo a rischio la vita delle stesse donne. I sondaggi dell’ultimo anno hanno mostrato come l'89% della popolazione generale e il 91% delle donne concordano sul fatto che l'aborto selettivo (in base al sesso) dovrebbe essere esplicitamente vietato dalla legge, mentre solo l'1% delle donne è favorevole all'introduzione dell'aborto fino al nono mese di gravidanza, così come più della metà dell'opinione pubblica inglese concorda sul fatto che una donna debba continuare a considerare illegale l'interruzione di gravidanza di un bambino sano dopo l'attuale limite legale di 24 settimane, fino al momento del parto. Il sondaggio d’opinione promosso dal Telegraph dimostra come ben il 91% dei 28.000 intervistati si sia dichiarato contrario all'estrema modifica legislativa introdotta dalla clausola 208.
Anche per l’emendamento, pur bocciato, della baronessa Stroud, il consenso dell’opinione pubblica è molto ampio, con due terzi delle donne favorevoli al ripristino degli appuntamenti di persona. Al dibattito e alle votazioni di mercoledì hanno partecipato anche molti dei vescovi anglicani che sono parte della Camera dei Lord, a partire dall'arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, insieme ai vescovi di Chelmsford, Coventry, Chester, Leicester, Southwell e Nottingham, Portsmouth, Sheffield, Chichester, Hereford e Oxford. Tutti hanno sostenuto gli emendamenti contro la clausola 208. Caroline Ansell, direttrice del dipartimento Advocacy and Policy di CARE, organizzazione pro life inglese, ha dichiarato: «Siamo profondamente turbati e addolorati dall’esito di ieri sera alla Camera dei Lord sugli emendamenti relativi all’aborto. Piccole vite andranno perdute prima ancora di aver avuto inizio. Se il segno distintivo di una società giusta è il modo in cui trattiamo i più vulnerabili, cosa dice questo di noi?». A seguito della votazione, Catherine Robinson, portavoce di Right To Life UK, ha denunciato la tragedia di «un cambiamento legislativo così enorme e terribile, che metterà direttamente in pericolo la vita dei bambini non ancora nati ben oltre il punto in cui sarebbero in grado di sopravvivere fuori dall'utero, così come la vita delle loro madri». Per altro verso, Louise McCudden, della multinazionale abortista MSI Reproductive Choices, si è congratulata per questa «riforma moderata della legge sull’aborto… un momento storico». In realtà, a Londra si è compiuta la peggiore regressione della civiltà, perché una società civile non permette mai l'aborto, né tantomeno lo legalizza fino al momento del parto.


