• IL LIBRO

Quei testi tosti che fanno splendere il vero

Armato di scanner, fra Roberto Brunelli ha raccolto molteplici testi - per tutti i giorni dell’anno - di scrittori classici e contemporanei, da Chesterton a Orwell, da Dostoevskij a D’Avenia, da padre Kolbe a don Rosini, da Eliot a Solzenicyn. È nata così la raccolta Perle preziose.

«Se leggendo mi imbatto in una bella pagina, subito con una passata di luce la infilzo e la trasformo in testo da condividere su quel social per anziani a cui sono iscritto da molti anni». Di qui, armato di scanner, frate Roberto Brunelli ha raccolto Perle Preziose per ogni giorno dell’anno nel libro omonimo che reca anche un altro titolo “meno romantico”, ossia “Testi tosti per animi maldisposti”, pubblicato recentemente dall’editrice Leardini (2022, pp. 384; per ulteriori informazioni su vendita e distribuzione: laperlapreziosa@libero.it).

Si tratta di pagine significative, di una bellezza che il curatore desidera far scorgere soprattutto a giovani ed educatori che han bisogno di riscoprire tale bellezza quale “splendore del vero”, per dirla con Platone. Perché chi vive nella Verità è nella gioia. E Bernanos rileva che «la Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte della gioia riservata a questo triste mondo».

La fede emerge quale esperienza da vivere per poterla trasmettere nel racconto di Franco Nembrini, il quale ricorda che, nel vedere il papà che s’inginocchiava per recitare il Padre nostro o la mamma dopo la Santa Comunione che «per cinque minuti era come se non esistesse più nulla intorno a lei», si domandava chi fosse quell’essere misterioso da meritarsi i suoi genitori in ginocchio. Di qui «il segreto dell’educazione è non avere il problema dell’educazione. Avere il problema della propria educazione, e basta. Poi i figli fanno il loro mestiere, cioè guardano, scelgono, decidono, rischiano».

Una fede che accorcia anche le distanze esistenziali. Quando Stalin ascolta alla radio il concerto K488 di Mozart suonato da Maria Judina telefona in radio per averne la registrazione e la pianista vince il Premio Stalin. La Judina scrive tuttavia al dittatore: «“Vi ringrazio, Josip Visarionovich, per il vostro aiuto. Pregherò per voi giorno e notte, chiedendo al Signore di perdonare i grandi peccati che avete commesso nei confronti del popolo e del paese. Il Signore è misericordioso e vi perdonerà. Il denaro l’ho dato alla chiesa che frequento”. Era una lettera da suicidio. Stalin la lesse e nulla disse. E la mise da parte. E a Judina nulla accadde. Il disco con il K488 suonato dalla Judina era sul giradischi di Stalin quando fu trovato morto nella sua dacia. Era stata l’ultima musica che Stalin aveva ascoltato».

Un invito a credere in sé stessi anche dinanzi ai propri limiti e insuccessi perché Qualcuno crede in te traspare nelle parole del giovane beato Alberto Marvelli: «Non voglio essere un peso morto, un burattino che, finita la carica, casca in terra inutile, un fuoco fatuo che si dilegua alla prima brezza contraria, una brina che si scioglie al primo sole. Il Signore mi ha dato una intelligenza, una volontà, una ragione: ebbene, queste devo adoperarle, tenerle in esercizio, farle funzionare».

Sul senso del lavoro e dell’amore che costruisce la pace tra gli uomini sono memorabili le parole del testamento spirituale di Raoul Follereau: «Una delle disgrazie del nostro tempo è che si considera il lavoro come una maledizione. Mentre è redenzione. Meritate la felicità di amare il vostro dovere. E poi, credete nella bontà, nell’umile e sublime bontà. Nel cuore di ogni uomo ci sono tesori d’amore. Spetta a voi, scoprirli. La sola verità è amarsi. Amarsi gli uni con gli altri, amarsi tutti. Non a orari fissi, ma per tutta la vita. Voi pacificherete gli uomini solamente arricchendo il loro cuore». Gli fa eco il poeta Rilke quando scrive che «amarsi è un lavoro, un lavoro a giornata». Occorre però tener presente, come osserva Costanza Miriano, che «vivere tutti gli amori non ti insegnerà sull’amore quanto viverne uno solo in profondità».

Rispetto alla degenerazione dell’amore nella lussuria, preziosa è la riflessione di don Fabio Rosini, il quale rileva che tale vizio si alimenta «con la fantasia e con la curiosità. La fantasia è l’attardarsi sull’immagine lasciata entrare nella propria mente: si inizia ad elaborarla staccandosi dalla realtà. È un mondo senza la relazione: la sogna soltanto. Noi dobbiamo opporre alla curiosità la conoscenza: conoscere un ‘tu’, una persona. Il maschile tende a catturare l’oggetto, il femminile a catturare l’attenzione. L’uomo conquista, la donna desidera essere desiderata. L’esito finale della lussuria è il disprezzo della vita, perché uno ha tenuto se stesso lontano dalla sorgente della vita, che è l’amore».

Sgretolano invece ogni discorso ideologico le parole di Gianna Jessen, sopravvissuta a un aborto salino al sesto mese: «Se l’aborto riguarda solo i diritti della donna, come la mettiamo con i miei di diritti? Nessuna femminista radicale manifestava per i miei diritti di quel giorno. La mia vita veniva soppressa nel nome dei diritti di una donna». D’altra parte, sottolinea il cardinale Biffi, «chi è rifuggito dalla verità va a indottrinarsi nelle ideologie; chi si è ribellato alla disciplina salvifica è costretto alla soggezione immotivata; chi ha rifiutato la lotta quotidiana per restare fedele, viene d’autorità arruolato sotto estranee bandiere: chi cerca una libertà diversa da quella che ci viene dall’unico Liberatore, difficilmente si sottrae al destino di credere, obbedire, combattere. Pinocchio, ubbidiente... se ci si rifiuta di obbedire al Padre, alla fine si obbedisce al domatore».

Il volume curato da frate Roberto Brunelli offre, attraverso una miriade di testi, molteplici spunti di riflessione per le vacanze in montagna o sotto l’ombrellone, nella consapevolezza che - per citare il beato Franz Jägerstätter, un contadino obiettore di coscienza dinanzi alla chiamata alle armi nazista - «un uomo che non legge niente non si potrà reggere in piedi e sarà solo una marionetta nelle mani degli altri».

 

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