• DITTATURA IN OCCIDENTE

Preti arrestati: "Il Covid usato per far guerra alla fede”

Avevamo già raccontato dell’arresto del pastore canadese Jeames Coates, che aveva scelto di non cacciare nessuno dalla sua chiesa nonostante i numeri previsti dal governo. Lo stesso è accaduto al rev. Pawlowski. A difenderli, oltre al popolo dei fedeli, è stata l’intellettuale di sinistra Naomi Wolf che parla di norme antidemocratiche scelte dagli Stati non per combattere l’epidemia ma per favorire un potere anticlericale che vuole l’uomo solo e schiavo.

Quanto sta accadendo in Occidente è sempre più preoccupate eppure non desta l’allarme di molti. L’emblema del pericolo è il laicissimo e liberale Canada, dove centinaia di leader protestanti si sono uniti contro il governo che ha deciso di mettere la libertà religiosa in fondo alla lista delle priorità di una democrazia che così non può essere più realmente garantita.

Avevamo già raccontato dell’arresto di un reverendo, Jeames Coates che aveva scelto di non cacciare nessuno dalla propria chiesa nonostante i numeri previsti dal governo per le partecipazioni alle funzioni religiose fossero ridotti a poco più di una dozzina. Il fatto aveva scatenato manifestazioni di solidarietà nei confronti di Coates e della sua famiglia, fino a dare l’avvio ad una colletta online servita per permettergli di pagarsi le spese legali e di continuare a combattere senza venir meno al suo credo (era stato detenuto più a lungo per non aver accettato di firmare una dichiarazione in cui prometteva di non riprendere più il culto pubblico).

Questa settimana ad essere arrestato è stato un altro pastore protestante di origini polacche, Artur Pawlowski, che ha vissuto la sua infanzia sotto il regime sovietico per poi trasferirsi in Canada. L’uomo aveva scelto di continuare a celebrare il culto pubblico nella sua chiesa, motivo per cui diversi poliziotti avevano fatto irruzione nell’edificio chiedendogli di interrompere la funzione. L’uomo aveva chiarito alla polizia che non aveva il diritto di entrare in una proprietà privata senza un mandato giudiziario e aveva sfidato le forze dell’ordine disobbedendo al comando e apostrofandole come “Gestapo”.

In un video, diventato virale con oltre 3 milioni di visualizzazioni, è stata riportata tutta la scena dove la sproporzione fra le forze messe in campo dallo Stato e il fatto per cui si sono mosse è lampante. Ma evidentemente non bastava. La risposta ferma del pastore è stata infatti accolta come una sfida dallo Stato canadese (che ha riaperto le proprie attività ma continuando a mantenere le stesse gravi restrizioni per le chiese) per cui dopo alcuni giorni dall’accaduto la polizia ha arrestato Pawlowski e suo fratello Dawid (anche lui aveva agito allo stesso modo nella sua chiesa).

I due uomini sono stati seguiti da ben sei macchine della polizia e, fermati in mezzo alla strada, hanno dovuto abbandonare la propria automobile, inginocchiarsi a terra e porre le mani dietro la nuca per poi farsi ammanettare. Infine sono stati sollevati di peso fino alla camionetta della polizia. Durante l’arresto un passante ha gridato contro gli agenti. In un video che riprende la scena si sente una voce gridare: “Vergognatevi, questa non è la Cina comunista. Avete una famiglia e dei figli? Che Dio mantenga libera e gloriosa la nostra terra, qualsiasi cosa sia accaduta al Canada”.

In un comunicato la polizia ha chiarito che i Pawlowski "sono stati entrambi arrestati e accusati di aver organizzato un raduno illegale in presenza, inclusa la richiesta, l’incitamento o l’invito ad altri a partecipare ad un raduno pubblico illegale" aggiungendo, con non poca ipocrisia, che le forze dell'ordine "riconoscono il desiderio delle persone di partecipare a riunioni di fede e il diritto di protestare", ma cercando di "garantire la sicurezza e il benessere di tutti", in poche parole opponendo il diritto di culto di alcuni cittadini alla salute di altri. Il che non può che generare tensione sociale. Non importa poi se le statistiche dicono che nelle chiese canadesi non sono praticamente avvenuti contagi, mentre il governo stenta a fornire i dati necessari a giustificare restrizioni tanto gravi della libertà religiosa.

Apparendo su Fox News Primetime, Naomi Wolf, giornalista, ex consigliera politica di Gore e Clinton e convinta femminista, ha reagito a quella che definisce la "guerra antireligiosa dello Stato-balia". ll conduttore dell’emittente, Mark Steyn, ha mostrato in diretta il video in cui gli agenti fanno irruzione nella chiesa di Pawlowski, a cui Wolf ha reagito facendo altri esempi di funzionari delle forze dell'ordine delle democrazie occidentali che hanno interrotto le funzioni religiose e ha commentato così: “C'è una guerra contro l'umanità. C'è una guerra contro la religione. C'è una guerra contro l'assemblea umana". Una guerra che, secondo la donna, ha dei responsabili difesi dai governi che prendono provvedimenti, non tanto per frenare l’epidemia ma per favorirli: sono "le Big Tech” che “vogliono rinchiudere tutti in casa e indebolire i legami tra le persone". Wolf ha parlato dei totalitarismi che da “sempre perseguono le chiese, le sinagoghe e le moschee, cercando di prendere di mira apertamente il clero”. Attaccano la “fede - ha spiegato - perché è da lì che le persone traggono la forza e l’unità con altri uomini".

La femminista ha anche criticato quei leader della Chiesa cattolica e protestante che seguono le Big Tech e la loro ideologia anziché opporsi a quanti colpiscono i propri fedeli. Tutto ciò infatti non è senza effetti, basti pensare che un anno di chiese chiuse e di silenzi “ha visto i membri della chiesa negli Stati Uniti scendere per la prima vota al di sotto del 50% degli americani, il che è un peccato perché quando le chiese tacciono, l'unica religione che rimane è lo Stato".

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